Cos’è e come funziona l’erba legale

Aiuta il trattamento del dolore, non dà dipendenza e non ti stordisce – come funziona davvero la marijuana al CBD?

Foto Charles Wollertz / Alamy / IPA


Di questi tempi molti fattoni non sono più fatti – e pensate un po’, gli sta bene così. Consumano prodotti ricchi di CBD, un composto che offre i benefici medici della marijuana senza gli “effetti collaterali”. Si tratta di una sostanza naturale che, a differenza del THC, non è psicoattiva.

Facciamola breve: il THC è quella sostanza che ti rende fatto; il CBD, invece, non ha effetti psicoattivi ma mantiene i benefici medici. O almeno così dice un numero crescente di professionisti del settore. Qualcuno ne avrà sentito parlare per il trattamento dell’epilessia – negli states la questione è diventata di dominio pubblico nel 2013, con la storia di Charlotte Figi, una bambina epilettica di 5 anni che grazie all’olio al CBD ha migliorato la qualità della sua vita.

Da allora la sostanza è finita in un numero infinito di prodotti: bibite, birre, gomme, cibo per animali e chi più ne ha più ne metta. Pillole e oli sono in vendita (anche qui in Italia, ndt) in negozi specializzati, ma la situazione è piuttosto confusa. Se la marijuana è illegale, come è possibile che questi negozi esistano? Che cosa fa di preciso il CBD?

«La sostanza ha proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, importanti per un grandissimo numero di malattie», dice Lihi Bar-Lev Schleider, a capo del laboratorio Tikun Olam, in Israele. Considerando l’assenza di ogni effetto psicoattivo, i prodotti con il CBD sono sempre più attraenti per chi ha bisogno di alternative farmacologiche.

Secondo la legge federale americana, comunque, la cannabis è una droga Schedule I, cioè ad “alto rischio” di abuso e non accettabile come trattamento sanitario. Ed è per questo che la DEA, per capire se un prodotto è legale o meno, deve capire da che pianta è stato estratto il CBD, se marijuana o canapa. Entrambe derivano dalla stessa specie, e per farla brevissima la canapa è marijuana senza il THC (o meglio, dove la percentuale di THC è inferiore al 3%). Tecnicamente il CBD è lo stesso in entrambe le “versioni”, ma a livello legale solo una è accettabile.

Perché il limite del 3%? La risposta è in un report del 1976, una misurazione scientifica che non fu pensata per una distinzione legale tra marijuana e canapa. Tuttavia nel 2014 la Federal Farm Bill l’ha sfruttata esattamente per questo, codificando la differenza tra le piante e legalizzando la canapa industriale. Tutto il CBD consumato negli Stati Uniti, invece, proviene da piante importate da Israele e Unione Europea.

Il problema non si pone, ovviamente, negli stati dove l’uso ricreativo della marijuana è legale. Tuttavia gli standard sono diversi zona per zona, e solo in Idaho, Kansas, Nebraska e South Dakota l’uso medico del CBD è illegale. E la qualità? C’è un tipo di CBD superiore agli altri? Non esiste una sola risposta. Pamela Hadfield, co-fondatrice di HelloMD.com, una guida online alla cannabis medica, ritiene che la sostanza soffra di “bioaccumulazione”, cioè assorbe contaminanti dal terreno. «Lo fa in modo molto efficace, dal terreno direttamente nella pianta», spiega. «E non puoi sapere cosa acquisti insieme al CBD».

Questo però era vero anni fa, aggiunge Paul Gelardi di Hightech Extracts, ora non è più così. «Se parliamo di canapa coltivata un decennio fa, allora si tratta di coltivazioni nate principalmente per le fibre e i semi», dice. E chi pianta la canapa con questo obiettivo non ha bisogno di preoccuparsi della qualità del terreno, o dei fattori bioaccumulanti, tutti elementi non considerati dalle verifiche federali. Anche per Jesse Henry, direttore esecutivo di un dispensario di San Francisco, non c’è da essere allarmisti. «La California ha regole molto rigide sul controllo qualità», dice. «Tutto quello che trovate nei dispensari è controllato sia dallo stato che dalle amministrazioni locali».

Comunque, tutti gli esperti contattati da Rolling Stone consigliano di fare un po’ di ricerca prima di acquistare prodotti CBD e, soprattutto, di ricordare l’importanza di un consumo attivo e consapevole. Non è sufficiente leggere gli ingredienti e l’etichetta “testato in laboratorio”, è necessario studiare l’azienda produttrice. Quant’è ampia l’offerta di prodotti con il CBD? Fornisce i negozi migliori?

Nel frattempo, le legioni di devoti al CBD crescono ogni giorno a prescindere dalla confusione legislativa e dalle preoccupazioni sulla qualità. «Ormai è un trend, è qualcosa di nuovo e interessante per la maggior parte dell’opinione pubblica», dice Henry. «La sostanza aiuta la terapia del dolore e non ha gli effetti collaterali dei farmaci industriali».

Come sempre non mancano gli scettici. Il Washington Post ha scritto che «per la Generazione Ansia, con lo sguardo fisso sul cellulare e la testa bombardata da informazioni, sottopagata e stressata, la misteriosa cannabis al CBD è diventata una droga di tendenza». Lo scetticismo è comprensibile, ma i risultati sembrano più che concreti.

Il punto è che il “trend del CBD” sta offuscando risultati scientifici, e c’è chi è preoccupato che questa popolarità possa far dimenticare i veri benefici terapeutici offerti dalla sostanza. «Se metti lo sciroppo al CBD nel caffè e poi lamenti la mancanza di effetti il problema sei tu, perché non capisci che in quella tazzina c’è anche un eccitante, il caffè», dice Hadfield. «Per questo il consumo consapevole è fondamentale – devi essere a conoscenza degli effetti del CBD e di quello che puoi aspettarti assumendolo».

La gestione delle aspettative, quindi, è l’altra faccia della medaglia. Il dottor Andrew Kerklaan, un chiropratico che utilizza creme al CBD, fa un esempio azzeccato. «Se ti stai per operare per un problema al nervo sciatico una crema topica non ti libererà da tutto il dolore», dice. «Ma una crema topica al CBD fa davvero la differenza».

E ci riesce perché, spiega Kerklaan, i cannabinoidi «bloccano i recettori del dolore, riducono le reazioni infiammatorie e la tensione muscolare». Quando un paziente subisce una stimolazione dolorosa, «la colonna vertebrale attiva tensione muscolare e spasmi; i cannabinoidi attaccano alcuni nervi così da ridurre la reazione». C’è molto potenziale nei prodotti al CBD. Ma questo non significa che tutto ciò che lo contiene sia la risposta a quello che vi affligge.