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Come ti prevedo il criminale

L'intelligenza artificiale anti-crimine immaginata da Philip K. Dick è già realtà: la sperimentazione è iniziata in Inghilterra alcuni anni fa. I risultati? affascinanti

Minority Report è un racconto di Philip K. Dick, trasposto poi da Spielberg in pellicola, nel quale, in un ipotetico futuro, si evitano i crimini prevedendoli. E arrestando i futuri colpevoli che li avrebbero compiuti.
Oggi, anno di grazia 2017, vale a dire 37 anni prima delle vicende narrate dallo scrittore americano, la polizia di Durham, nel Regno Unito, è sulla buona strada per anticipare quel futuro.

Come? Con un sistema d’intelligenza artificiale che, sulla base del comportamento di un soggetto, sarebbe in grado di prevedere la sua propensione a commettere crimini. E valutandola con una scala a tre passi: basso, medio, alto.

Prima di mettere in funzione il sistema H.A.R.T. (Harm Assessment Risk Tool), tuttavia, i poliziotti inglesi hanno ben pensato di sperimentarlo per via teorica, dandogli in pasti una tonnellata di informazioni pescate dalla loro banca dati, estrapolate nel periodo che va dal 2008 al 2012. Sulla base di queste, H.A.R.T. è stato azionato nei due anni successivi. Lo scopo era di utilizzare i dati del quinquennio per verificare che, tra il 2013 e il 2014, i soggetti segnalati come “a rischio crimine” cadessero effettivamente in fallo.

I risultati sono stati confortanti, se così si può dire. I soggetti classificati come a basso rischio si sono rivelati tali nel 98% dei casi, mentre per quelli ad “alto rischio” H.A.R.T. ha mostrato un’efficienza dell’88%. Più bassa, certo, ma probabilmente perché il sistema si prende qualche precauzione in più nel segnalare come “pericoloso” un individuo. Resta il fatto che l’intelligenza artificiale, basata su dati statistici, dimostra delle potenzialità molto promettenti che fanno ben sperare non solo gli agenti di Durham ma quelli di un po’ tutto il mondo.

Nel mondo di ‘Minority Report’ l’intelligenza artificiale anti-crimine è la normalità

Al momento, comunque, H.A.R.T. non è stato utilizzato in modo operativo. La tecnologia è ancora in una fase di studio, anche se Sheena Urwin, a capo del corpo di polizia di Durham, spera che nel giro di qualche mese possa partire una sperimentazione sul campo, magari in formato “app”, per agevolare il lavoro degli agenti.

Fioccano, ovviamente, le considerazioni sulla validità di un sistema del genere. Per quanto cauto e calmierato, c’è il rischio di basarsi troppo su valori matematici per valutare dei comportamenti umani, per definizione soggetti a molti parametri imponderabili. Per contro, i freddi numeri potrebbero rende più lucide e obiettive le valutazioni su determinati soggetti.

Quel che è sicuro, è che Minority Report, già oggi, è un po’ meno fantascientifico di quanto avremmo mai pensato.