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Come l’eroina gialla e le nuove droghe letali sono arrivate in Italia

Mentre si indagano le cause della morte della 16enne friulana - «solo un medico legale lo può stabilire» -, è il momento di conoscere meglio i nuovi oppioidi che, dopo aver fatto stragi negli Stati Uniti, hanno raggiunto il mercato di casa nostra. Con seri rischi per tutti quanti

Un'immagine del laboratorio del Centro Nazionale di Informazione di Tossicologica (CNIT) presso la Maugeri di Pavia. Foto Stefania Malapelle

«Eroina gialla non è un termine scientifico e può indicare sostanze molto diverse tra di loro. Per sapere cosa abbia ucciso la ragazza servirà tempo, e un responso che solo il patologo forense può dare». Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Maugeri di Pavia, chiarisce subito una cosa: oggi non è possibile stabilire con certezza le cause della morte di Alice, sedicenne trovata morta una settimana fa nel bagno della stazione di Udine.

La notizia ha iniziato a circolare alcuni giorni fa sui circuiti locali friulani, per poi rimbalzare sulle testate nazionali. E in breve tempo l’adolescente è divenuta la nuova vittima dell’arrivo in Italia della cosiddetta eroina gialla, venduta nel Nord Est dalla mafia nigeriana. Dallo scorso anno i morti sarebbero 18, secondo gli atti di un’inchiesta avviata dalla Procura di Venezia dopo una serie di decessi nella zona di Mestre.

Locatelli l’ha letta sui giornali ed è rimasto colpito come tutti, per la giovane età della vittima e per la modalità del ritrovamento del suo corpo da parte del fidanzato, suo coetaneo. I due, secondo la ricostruzione del ragazzo, avrebbero perso i sensi dopo un’iniezione in vena all’interno della toilette della stazione: al suo rinvenimento, la giovane era senza vita. Questa è la versione che lui ha dato agli inquirenti, ora sono in corso gli esami tossicologici.

«Solo un’analisi approfondita può chiarire quello che è successo. Non bastano le ipotesi, per quanto probabili. Essendoci dei precedenti in quell’area geografica, e visto che quel tipo di droga è compatibile con le modalità del “viaggio senza ritorno” della ragazza, è normale che l’eroina gialla sia subito diventata la pista privilegiata. Ma, ripeto, servono conferme dalla chimica. Da un lato è importante segnalare che circolano sostanze molto pericolose, dall’altro la priorità è il rispetto dei parenti, il loro diritto a non vedere circolare voci non accertate sulla morte di loro figlia», spiega Locatelli, che con il suo CNIT è il punto di riferimento per i pronto soccorso e i reparti di tossicologia di tutta Italia. Ogni giorno, 24 ore su 24, la struttura offre assistenza per diagnosticare e curare le intossicazioni e gli avvelenamenti che si presentano nei reparti da Nord a Sud. Che sono sempre di più.

«Quando una persona arriva in ospedale, si avviano le analisi per accertare la sostanza che ha causato il malore del paziente. Compito tutt’altro che semplice, perché nessun sistema sanitario al mondo è predisposto per realizzare una diagnosi seria in urgenza e quindi si naviga a vista per cercare di identificare nel minor tempo possibile le sostanze responsabili dell’intossicazione. In caso di decesso fuori dalla struttura ospedaliera, invece, sono i medici legali, o la tossicologia forense, a occuparsene. E anche per loro non mancano le difficoltà, perché in molti casi non ci sono gli standard analitici ed è complicato risalire alla molecola “colpevole”».

Può volerci anche un anno, come nel caso del 39enne deceduto a Milano nell’aprile 2017 per un’overdose da fentanili non farmaceutico: il caso allora fece molto scalpore, perché era la prima morte in Italia per un oppioide sintetico. In quel caso si parlò di eroina sintetica, ora di eroina gialla. «Il riferimento è al colore della sostanza, un po’ più tendente al “giallino” rispetto al “marroncino” dell’eroina tradizionale. Potrebbe essere eroina più concentrata del solito, oppure tagliata con i fentanili – in Europa negli ultimi anni ne sono stati rinvenuti di 30 diversi tipi – o chissà quali altri oppioidi sintetici. Solitamente sono molto potenti, fino a 200 o 500 volte in più, e dunque facilmente letali: basta un “errore” minimo nella composizione per creare dei guai seri. La verità è che c’è in giro di tutto, e dentro alle droghe può finire ogni cosa».

Negli Stati Uniti queste sostanze fanno stragi da anni – nel mondo della musica e non solo -, in Europa sono già da tempo un problema in Paesi del Nord come la Norvegia e le repubbliche baltiche. «In Italia il fenomeno non ha queste dimensioni, ma aumentano i casi di assunzioni di oppioidi e altre sostanze simili, che noi cataloghiamo come Nuove Sostanze Psicoattive (NPS). E anche i decessi collegati», conclude Carlo Locatelli. «Il mercato è globale e spesso gli acquisti si fanno online, prima che la merce arrivi in strada. Rispetto a dieci anni fa, da questo punto di vista, il mio lavoro è molto più difficile. Anche perché le vecchie droghe, nel frattempo, non sono mai sparite».

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