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Carlo Freccero: Bello figo, ovvero Elogio del Franti 2.0

Un totale troll, ovvero la cosa più comica vista negli ultimi anni. Leggi l'editoriale di Freccero dal numero di gennaio

Bello figo vs Mussolini

Bello figo vs Mussolini

La performance di Bello Figo nel programma di Rete4 Dalla vostra parte dello scorso 1 dicembre mi è arrivata a posteriori sul web attraverso un sito nazionalista anti-immigrazione, che additava il reprobo al pubblico disprezzo del cittadino italiano medio ed elogiava il coraggio della Mussolini che “non gliele manda a dire”. Era un chiaro appello all’indignazione. E, forse anche per questo, mi è sembrata la cosa più comica vista negli ultimi anni. Era evidente che Bello Figo trollava tutti e l’indignazione crescente dei presenti aveva qualcosa di surreale. Anche la regia sembrava estratta da una scheda di Crozza. La strafottenza di Bello Figo era in montaggio alternato con una famiglia indigente sfrattata, alcuni sindaci con fascia tricolore, un gruppo di manifestanti con cartelli di protesta. Una sintesi della crisi economica del Paese, una catastrofe sociale di cui, per fortuna, veniva con chiarezza indicato il colpevole: Bello Figo che si pavoneggiava con una chioma vistosa, tanto da scatenare la Mussolini: “tagliati il ciuffo, non sei bello e non sei figo, vattene…”. Se si voleva soffiare sul fuoco dell’indignazione popolare, devo dire che il tentativo risultava particolarmente ingenuo e, di conseguenza, irresistibilmente comico. Il Paese affonda e si accusa un ragazzo politicamente scorretto che con il suo rap si prende gioco dei pregiudizi più diffusi sugli immigrati: “io non pago affitto”, “io non faccio operaio”, “non mi sporco le mani perché sono già nere”, “voglio wifi”, “vota Renzi che ci da la figa bianca”…
Tutti i media mainstream hanno ironizzato sulle incapacità di Alessandra Mussolini di capire l’ironia e la derisione di cui era oggetto. Ma la parte più comica dello sketch non è legata tanto al ruolo della Mussolini, xenofoba dichiarata, quanto alle reazioni degli altri ospiti progressisti e politicamente corretti. Tra tutti, il mediatore culturale nero che, per rimediare alla sfacciataggine del rapper, fa un elenco di connazionali attivi nel lavoro e nel sociale. È l’altra faccia del politicamente corretto: “Gli immigrati servono al Paese, perché lavorano sotto costo e non fanno storie. Sono umili, non come questa faccia di bronzo!”.

A un certo punto, il conduttore Belpietro gli chiede: “Su youtube quanti contatti hai?” e Bello Figo: “5 milioni”. Un boom, per uno venuto su dal nulla, che deve al web e non al marketing il suo successo. Bello Figo è una delle tante espressioni di insofferenza montante verso il politicamente corretto che stanno squarciando l’ordine sociale, espressione del pensiero unico: bassi salari, sfruttamento, remissività, impossibilità di protestare. Ai poveri in studio che esibiscono il loro disagio ribatte: “Che c’entro io?”. E ha ragione: siamo vittime di una guerra tra poveri. Il pensiero unico e la sua sovrastruttura politicamente corretta ci hanno portato al disastro. In Bello Figo rivedo uno slogan della mia generazione: “Vogliamo tutto”. E quando gli ribattono che non si può volere più di quanto la società sia disposta a concederci, lui rivendica la dignità delle persone. “I migranti sono persone”. Una parola che nemmeno gli italiani si sentono più autorizzati a usare per definirsi. Non ci sono solo doveri. Si diventa cittadini, persone, non tanto facendo il proprio dovere, quanto difendendo i propri diritti. Come dimostra l’esito del referendum, l’obbedienza non è più una virtù. E la derisione del pensiero unico è l’unica forma di resistenza oggi possibile. Bello Figo ride in faccia agli stereotipi sia del nazionalismo che del buonismo progressista, e lo fa con una disinvoltura e un’ironia che lo rendono irresistibile. Detourna (da détournement, termine situazionista per indicare l’uso straniato di una parola per capovolgerne il significato) i luoghi comuni xenofobi più logori e triti, ma si prende gioco altrettanto di perbenismo e buonismo. È una sorta di Franti (il cattivissimo del libro Cuore di De Amicis) del nostro tempo che, come scrive Eco, in quanto infame, sorride. Ma la risata, anche se, o proprio perché, politicamente scorretta, è liberatoria. È l’antidoto naturale al conformismo e all’opportunismo. È la critica al potere assoluto del buffone di corte verso il re. “Una risata vi seppellirà”.
Bello Figo è destinato al successo. Si comporta da consumata popstar. Ignora e umilia il pubblico presente, rivolgendosi direttamente e allusivamente ai suoi fan del web. E a un certo punto celebra la sua vittoria dabbando in diretta senza che nessuno dei presenti se ne renda conto.

L’editoriale è stato pubblicato su Rolling Stone di gennaio.
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