Cara Ferragni: bufala tu o bufali noi?

Per la fashion blogger la nostra inchiesta sui follower gonfiati è una fake news. Noi l'abbiamo presa bene e le offriamo la possibilità di smascherarci.

A Rolling Stone prendiamo le bufale molto seriamente. Per esempio adoriamo quelle campane, così tanto che capita ce ne si faccia recapitare in redazione freschissime e di giornata. Le bufale giornalistiche invece non ci piacciono per niente, ed essendo arrivati alla triste constatazione che le fake news siano diventate un genere giornalistico – e perché temiamo che corrano brutti tempi ma se ne preparino di peggiori – al sito abbiamo deciso di pensare a un ruolo dedicato all’universo del falso. Rolling Stone è così la prima testata ad annoverare tra le sue fila la figura di “fake news editor” nella persona di Alex Orlowski.

Date le premesse, è evidente che non ci piaccia essere accusati di essere noi stessi parte del problema, e cioè di essere propalatori di fake news. Accusare una testata giornalistica di pubblicare bufale è una cosa molto grave, ma ancor più grave è sostenere di farlo per vendetta personale. Risulta che Chiara Ferragni ieri abbia fatto strike accusandoci di entrambe le cose contemporaneamente. Ecco la vicenda:

Mercoledì 29 agosto abbiamo pubblicato un’inchiesta in tre parti, dal titolo Fashion blogger e Instagram: la valanga dei fake, dedicata all’utilizzo di fake account per gonfiare i profili social delle fashion blogger. Grazie al team di Orlowski e Jenny Paita e ai software dedicati che hanno sviluppato nella loro agenzia abbiamo incrociato i dati dei profili di diversi social media – Instagram, Facebook e Twitter -, con l’obiettivo di quantificare l’impatto dei fake account sul pubblico gigantesco delle principali blogger italiane. Abbiamo considerato il numero di follower, la provenienza degli stessi, le interazioni reali e il traffico generato verso blog o siti personali.

Le blogger Eleonora Carisi, Peony Lim, Chiara Ferragni e Candice Lake. Foto Getty

L’analisi non poteva che iniziare da Chiara Ferragni, la più popolare fashion blogger italiana, e dai suoi 14 milioni di follower su Instagram. Secondo i nostri dati, solo il 64,7% sarebbero follower reali, vale a dire circa 8,8 milioni. Si tratta di un balzo all’indietro notevole ma non è stato il dato peggiore. Quasi tutte le fashion blogger italiane si sono classificate peggio di lei, la maggior parte addirittura sensibilmente peggio (per vedere i dati influencer per influencer andate qui).

Ieri, su Instagram, alcuni follower di Ferragni hanno chiesto spiegazioni sui dati da noi pubblicati. Ecco la risposta: «Trattasi di articolo bufala di Rolling Stone Italia che, dopo che si vedono una cover rifiutata da me, devono inventarsi titoli del genere per generare clickbait». 

Se Ferragni – o chi per lei – avesse letto per intero l’articolo di Orlowski e Paita, si sarebbe trovata di fronte a questa amichevole proposta finale: “Avendo noi la disponibilità tecnologica e la possibilità per farlo in poche settimane, non è arrivato il momento di creare una piattaforma che collegandosi agli account degli influencer, con il loro benestare, permetta di certificare la qualità con dati attendibili?”. Oggi rinnoviamo a Ferragni – e a tutte le altre influencer chiamate in causa dal nostro articolo – la medesima richiesta: fatevi certificare. Tra la bufala giornalistica e la bufala delle fashion blogger c’è una bufala di troppo: qual è?

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