Calendanchained!

Parte finalmente il Governo Salvini–Di Maio e il “callendismo” pensa alla remuntada dallo scrittoio di casa. Si comincia forte, a colpi di “cretinetti”.

Carlo Calenda è sempre più l’eroe del day after. Perché – se già non è certo uomo da tirarsi indietro, o di lato, mentre infuriano la polemica governativa o la zuffa elettorale ed è comunque incline per trecentosessantacinque giorni all’anno al fendente di scimitarra erogato via Twitter – è nell’esatto momento in cui gli altri si siedono un minuto, per tirare il fiato e cercare di rallentare i battiti cardiaci dopo lo scontro, che lui si esalta davvero e dà il meglio di sé.

Mentre il 5 marzo scorso l’alba si alzava a illuminare le macerie fumiganti di un Pd ridotto al 18 per cento, Calenda si iscriveva quindi per la prima volta al partito e abbrancava il timone per evitare sbandamenti post-traumatici – «Se il Pd si allea con il M5S il mio sarà il tesseramento più breve della storia dei partiti politici», ipse dixit il 7 marzo). E proprio nel giorno in cui si vara il nuovo governo sovranistoide, si interrompe il suo incarico di ministro dello Sviluppo economico (iniziato con Matteo Renzi e continuato con Paolo Gentiloni) e si allontana l’eventualità di un imminente confronto elettorale, ecco che il Calenda rompe gli indugi. Mentre gli altri sconfitti si avvitano in un leniniano “Che fare?” lui si avventa sulla tastiera, accede al suo account di Twitter e rispondendo a un interlocutore annuncia che ora, non avendo più un ruolo nel governo sarà DAVVERO libero di esprimersi: «Ti consiglio di andare a lavorare o a istruirti invece di scrivere idiozie. Ps finché ero pagato anche da cretinetti come te dovevo essere comunque a disposizione. Da ora più selettivo».

Non pago, nel giro di poche ore post-ministeriali, il Nostro:

1) Posta la foto della sagoma di cartone di Winston Churchill che veglia accanto alla sua scrivania e, attenzione!, è un Churchill armato di fucile mitragliatore.

2) Ripropone con un tempo verbale presente, corretto all’imperfetto tra parentesi, ma profumato di futuro, il manifesto politico calendista condensandolo in un solo punto (“io faccio il tubo”): «Se le comunità locali si oppongono a un tubo di un metro che passa sotto terra e che è essenziale per la nostra sicurezza energetica, io faccio il tubo. Sono (ero) pagato per difendere l’interesse nazionale».

3) Respinge i consigli non richiesti di un interlocutore che gli consiglia di posticipare i suoi propositi di corsette al parco, facendoli precedere da altre attività fisiche che gli consentano di perdere preliminarmente 15-20 chili di peso: «Non sei simpatico».

Fino a un paio di anni fa, Calenda era un poco conosciuto dirigente d’azienda prestato al governo, prima nella funzione di viceministro allo Sviluppo economico e poi di rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea. Dalle poche interviste emergeva un uomo competente, serio, solidissimo. Insomma, un tecnico al quadrato. Certo, un tecnico svelto nelle risposte, schietto, senza incisi e parentesi inutili, spesso schierato: ma pur sempre un tecnico.

La fotografia – un signore con un viso squadrato, la riga da un lato nei capelli e più anni nel guardaroba che sulla carta d’identità – non smentiva la prima impressione, anzi la corroborava: un tecnico al cubo. Eppure, a scavare anche soltanto un centimetro nella sua biografia si sarebbe subito trovato il primo elemento bizzarro: Calenda è stato figlio di una madre sedicenne (la regista Cristina Comencini) ed è diventato a sua volta padre, per la prima volta, a sedici anni. Le altre caratteristiche “fuori standard” dell’ormai ex ministro sono state poi slatentizzate da Twitter.

I primi fan hanno intuito il nascere di un neo-Bruno Tabacci in chiave maggiore, cioè di un insospettabile condottiero centrista che possa guidare, almeno nei meme, la riscossa della sinistra. Questa volta le speranze dei “marxisti per Tabacci” sono riposte in “Carlo Callende” e nella sua “Revolución callendista”. Ma questa volta, forse, non si tratta soltanto di battute su Twitter e l’ipotesi di Carlo Calenda davvero alla guida di un fronte antipopulista e antisovranista (lui lo chiama “Fronte repubblicano”) non è forse così peregrina.

Lui stesso dissimula sempre meno il desiderio di leadership. Obiettivo primario: sottrarre il dopo-Renzi al suo grande nemico, il situazionista suborbitale e quintacolonnista grillino Michele Emiliano. Calenda intanto ha conquistato anche la tv: prima ha affinato la tecnica nelle interviste one-to-one e poi si è rivelato piuttosto brillante anche nell’interlocuzione con l’avversario. Ma il suo terreno è internet e questo lo rende particolarmente adatto a guidare la resistenza anticasaleggiana. Intanto, fattosi le ossa su Twitter, l’ex ministro ha appena fatto il suo ingresso anche in Facebook, che, seppur un po’ decadente, è ancora l’arena con le tribune più affollate e descamisadas («E mo tocca pure Facebook. Orrore e raccapriccio. Giuro no instagram»). Okkio.