Aquarius, le ore difficili dei Manu Chao a 5Stelle

La vicenda Aquarius fa esplodere le contraddizioni del governo, e pone un tema per chi vuole continuare a professare valori come la solidarietà nel Movimento. Delle risposte sarebbero gradite al più presto

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Cantante preferito? «Manu Chao, perché “la vida es una tombola”». Ad aprile, quando siamo stati a Roma per fotografare il parlamento appena insediato, un volto ci aveva colpito più di tutti: quello di Paolo Lattanzio, neoeletto alla Camera per il Movimento Cinque Stelle in un collegio barese.

Era appena iniziata la XVII legislatura, la più giovane e rosa di sempre. Era un momento di estrema confusione: non c’era una maggioranza, deputati e senatori temevano che la loro carriera da onorevoli sarebbe finita prima di iniziare. Poi è nato il “governo del cambiamento” e molti dei ragazzi e delle ragazze che abbiamo fotografato – nel nostro portfolio abbiamo privilegiato la gioventù e premiato i due partiti risultati vincitori: Lega e M5S – si sono trovati alleati. Spesso provenendo da realtà geografiche e background politici molto, molto diversi tra loro. Nulla di male, anzi, in ossequio all’antica definizione di politica come “arte del compromesso”.

Il nostro pensiero è tornato a Paolo Lattanzio. 39 anni, laurea in Scienze della comunicazione ed esperienze di insegnamento universitario, la creazione della webradio antimafia Kreattiva e l’impegno al fianco di Save the Children come coordinatore di progetti di comunicazione. Il suo vissuto e il suo lavoro gli avevano procurato aspre critiche dall’interno del Movimento, tanto che, durante la campagna elettorale, era stato additato come simpatizzante del centrosinistra.

«Il posto più bello dove sono stato è Tangeri, in Marocco», ci raccontava durante la chiacchierata Paolo, che tra i suoi miti ha «Diego Armando Maradona». Poi ci aveva proposto «un viaggio mistico tra panzerotti e chiese romantiche tra i vicoli di Bari Vecchia». Risposte che, inevitabilmente, avevano suscitato in noi simpatia, ci avevano fatto sentire “vicini” – per quanto possa valere l’espressione, parlando di politica – a questo tifoso “della Bari”.

Se una parte del Movimento Cinque Stelle, tra complottismi vari e derive anti-tutto, non ha mai fatto granché ben sperare per il futuro, lui era un perfetto rappresentante di chi aveva votato la creatura di Beppe Grillo con una storia personale e idee ben precise. Valori, si dice oggi: la solidarietà, l’antirazzismo, la battaglia per una società inclusiva, che non toglie i diritti agli altri per affermare i propri. Il governo Conte, sin dall’inizio, non prometteva bene. Matteo Salvini è in campagna elettorale permanente da anni: le sue idee sono note, e, nella maggior parte dei casi, raccapriccianti. Perché capaci di attecchire in maniera contagiosa in un Paese sfibrato. Come si fa a dare la fiducia a chi ha quel tipo di visione del mondo, a dargli il potere di farla valere?

A urne aperte per le amministrative aperte, il leader della Lega ha voluto mettere subito in chiaro quale sarà d’ora in poi il ruolo dell’Italia, quale l’immagine che daremo che vogliamo dare di noi. Lo ha fatto usando il tema a lui più caro – una passione condivisa da una buona fetta dell’opinione pubblica -: i migranti. La decisione di non accogliere nei porti italiani la nave Aquarius, soccorsa dopo tre giorni di navigazione al largo del Canale di Sicilia dall’ong Sos Mediterranee, inaugura ufficialmente la stagione della guerra agli ultimi. Che il nuovo governo spagnolo abbia ora deciso di fare la sua parte ci conferma che la politica esiste ancora, che non è tutto sempre e solo propaganda.

Anche per questo non ci può bastare il commento postato da Paolo Lattanzio su Facebook. “629 persone, tra cui bambini e donne incinte. Metterli in salvo deve essere la priorità assoluta di ciascun paese, ed è ora la priorità del nostro Paese”, inizia il post. Che così si conclude “resta comunque urgente una revisione delle politiche di accoglienza, una ritrattazione che coinvolga tutti i paesi dell’Unione Europea, perché nessuno lucri sulle vite umane, perché nessuno muoia ancora in mare. A questo si aggiungono le iniziative già studiate dal Movimento 5 Stelle e presenti nel contratto di Governo: procedure più snelle e rapide per il riconoscimento dello stato di rifugiato, rimpatri per i migranti irregolari, collocazione di quote migranti in Europa”.

Sarebbe stato bello discutere con lui di questo clash di priorità, ma non è possibile in questo momento per i parlamentari del Movimento rispondere alle richieste di intervista. Vigono logiche di opportunità, e il Contratto di governo. La simpatia personale rimane, così come la comune passione per Manu Chao: sul significato da dare al termine “Clandestino” iniziamo a pensare ci siano delle divergenze.