49 morti in un club gay di Orlando. Chi è l'attentatore | Rolling Stone Italia
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49 morti in un club gay di Orlando. Chi è l’attentatore

È la sparatoria di massa con il più alto numero di vittime della storia degli Usa.

Manifestazione a San Diego per le vittime della strage di Orlando. Foto REUTERS/Mike Blake

Manifestazione a San Diego per le vittime della strage di Orlando. Foto REUTERS/Mike Blake

49 persone sono rimaste uccise e oltre 30 sono ferite per mano di un uomo armato che ha aperto il fuoco in un locale di Orlando domenica mattina. Le autorità hanno definito l’attacco al Pulse, un noto gay bar della città, un atto di terrorismo domestico.

Il capo della polizia di Orlando, John Mina, ha detto che l’uomo, armato con un un fucile d’assalto, un pistola e un ordigno esplosivo ha iniziato a sparare all’interno del locale alle 2 di notte, riporta il New York Times. Ha poi continuato a sparare fuori dal locale, dove un agente ha cercato di fermarlo, per poi tornare dentro al club e riprendere a sparare e a prendere alcuni ostaggi. La polizia ha identificato l’assassino nella persona di Omar Mateen, 29 anni.

Attorno alle 3 di notte il locale ha postato sulla sua pagina uno status di allarme: “Everyone get out of pulse and keep running.”

Alle 5 di mattina, la polizia ha fatto detonare una “esplosione controllata” per mettere in sicurezza il locale e recuperare gli ostaggi, secondo il Times. Dopo una sparatoria con circa nove poliziotti, l’uomo armato è stato trovato morto. La polizia stanno cercando all’interno del locale dei possibili esplosivi.

L’FBI sta assistendo la polizia locale, secondo quanto riporta l’Orlando Sentinel. Gli agenti dicono che il sospettato potrebbe essere attratto da “ideologie estreme”. La polizia dice che il sospettato non era di Orlando ed era “organizzato e ben preparato”, dice il Times.

«È un fatto, per come lo vedo io, che possiamo classificare come terrorismo domestico», dice Jerry Demings, sceriffo di Orange County, secondo il Washington Post.

Donald Trump e Hillary Clinton hanno entrambi commentato la notizia.

L’associazione Equality, che supporta i diritti LGBT, ha commentato l’attentato dicendo che “spesso i club gay sono gli unici posti in cui sentirsi al sicuro, e questo atto colpisce direttamente il nostro senso di sicurezza”.

La polizia di Orlando sottolinea che l’azione non ha legami con l’omicidio di ieri di Christina Grimmie, che ha avuto luogo a Orlando.

L’autore della strage, Omar Mir Seddique Mateen, era un ragazzo americano di origini afgane, guardia giurata (con porto d’armi). La ex moglie ha riportato che Mateen soffriva di un disturbo bipolare, era violento, spesso la picchiava, e abusava di steroidi. Il padre dell’attentatore sostiene che la motivazione del suo atto non sia di matrice religiosa, ma che Mateen si sia molto arrabbiato dopo aver visto a Miami una coppia di uomini che si baciavano.

Intanto, l’IS ha celebrato l’attentato attraverso i suoi media, anche se non ci sono dei legami confermati tra il gruppo terroristico e l’attentato, ma secondo alcune fonti Mateen avrebbe chiama il 911 alle 2 di notte dicendo di essere fedele allo Stato Islamico e citando i fratelli Tsarnaev, gli attentatori della maratona di Boston. La polizia ieri ha fermato un uomo, James Howell, che si stava dirigendo al Pride di Los Angeles che aveva in macchina fucili e materiale per produrre esplosivo rudimentale.

Il Presidente del USA Barack Obama ha definito questo un “atto di terrore e un atto d’odio”, «Ci ricorda che un attacco contro qualsiasi americano, non importa di che razza, etnia, religione o orientamento sessuale, è un attacco a tutti noi, e ai valori fondamentali di eguaglianza e dignità che definiscono la nostra nazione».