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A Berlino vogliono legalizzare l’erba

La capitale europea della controcultura vuole seguire le orme degli stati americani in cui, alle ultime elezioni, è stata approvata la legalizzazione della marijuana

La manifestazione in favore della legalizzazione del 13 agosto a Berlino. Photo by Sean Gallup/Getty Images

La manifestazione in favore della legalizzazione del 13 agosto a Berlino. Photo by Sean Gallup/Getty Images

Sono ormai anni che Berlino è diventata la capitale delle nuove tendenze e dell’avanguardia europea, terra promessa per artisti, musicisti o semplicemente per i clubber che da tutto il mondo invadono i suoi dancefloor. Ora la capitale tedesca si vuole spingere più in là, nel tentativo di legalizzare la marijuana.

Come riporta il Deutsche Welle, la proposta arriva dai partiti Social Domocratico, dei Verdi, e dalla sinistra che hanno unito le forze per una proposta di legge science-based e attentamente studiata per monitorare quello che sarà il controllo e la distribuzione della cannabis.

Attualmente il possesso di marijuana è illegale in Germania, ma chi viene pescato con una quantità inferiore a 15 grammi non è perseguibile penalmente. Tuttavia, Berlino è uno dei 16 stati federali del paese con l’autorità di introdurre delle proprie leggi.

Se la proposta fosse approvata, la città seguirebbe il cammino tracciato da alcuni stati americani come Nevada, California e Massachusetts, in cui di recente, durante il referendum svolto in occasione delle elezioni presidenziali, è stata approvata la legalizzazione della marijuana.

«Si tratta di un progetto pilota limitato, un tentativo di far avanzare la discussione su come le cose potrebbero andare diversamente» ha detto Max Plenert della Deutscher Hanfverband, un’associazione dedita a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla legalizzazione.

«Non avrà un effetto enorme sul mercato della droga nel suo complesso – ha aggiunto Plenert – ma, come con altri progetti pilota in materia di droghe, costituisce la possibilità di mostrare ai politici e alla stampa che l’argomento non è un tabù, il che potrebbe dare il via a grandi cambiamenti».

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