5 momenti che non dovremo mai dimenticare dei due mesi (e mezzo) senza governo

Dopo le elezioni del 4 marzo abbiamo assistito a trattative incessanti, incontri segreti, colpi di scena e nuove alleanze. Ma soprattutto, abbiamo letto i tweet di Roberto Cavalli.

Abbiamo raccolto il best of di questo stallo post elettorale per non dimenticarci di uno dei periodi più surreali della politica italiana (e l’asticella è già abbastanza alta di suo).

5. La lucida analisi politica di Roberto Cavalli

Dopo la clamorosa sconfitta del 4 marzo la sinistra è in cerca di punti di riferimento. Purtroppo Michele Serra è osteggiato da parte dei liberal italiani dopo la sua Amaca sulla scuola, Cacciari che sbuffa in collegamento via satellite ha perso carisma e Žižek in fondo non lo capisce nessuno. La risposta più lucida alla crisi della sinistra arriva dallo stilista Roberto Cavalli il cui profilo su Twitter, dopo mesi di letargo, il 12 maggio si è finalmente acceso per dire la sua sulla situazione politica. Vediamo in dettaglio l’analisi di Cavalli.

Il Cavalli non desidera la nascita di un governo per avere il tempo di (maiuscolo) far valere le sue idee e i suoi pensieri che attingono all’antifascismo e all’essere contrario alla super ricchezza inutile e assurda. Non a caso il Just Cavalli a Milano è un locale noto per la scarsa ostentazione di sé, un angolo di silenzio che ricorda la comunità monastica di Bose o il santuario di Loreto.

Ascoltando Salvini il Cavalli si è convinto della necessità di fare qualcosa dal momento che (maiuscolo) CREDE IN DIO. Per chi volesse collaborare al cambiamento è pregato di mandare una mail a love@robertocavalli.com. Ma la parte più interessante è il manifesto politico di Cavalli che spiega nel dettaglio in un altro tweet, sempre del 12 maggio.

La politica, secondo il Cavalli finita con Berlinguer e Craxi, e bombardata da Berlusconi, necessita infatti di rifondare una nuova idea comunista a vantaggio dei lavoratori e degli emigrati (cit.) onesti!!! E – ci permettiamo di aggiungere – passando da Malcom X attraverso Ghandi e San Patrignano, arrivano a uno stilista di Firenze che va avanti nonostante il Vaticano.

4. Liberi & Uguali non perde tempo

C’è un tweet fissato nella timeline del movimento politico di Liberi&Uguali che convoca per il prossimo 26 maggio la discussione del voto del 4 marzo.
L’anno dovrebbe essere il 2018, stiamo verificando con fonti del movimento, al massimo 2019, ci assicurano comunque non oltre il 2020.

Sipario.

3. Renzi che non parla

Renzi non parla e nello stile di certi monaci trappisti, si dedicherà alla contemplazione e alla riflessione. Zitto. Silente. La sua voce ormai è un ricordo lontano. Come un Marcel Marceau di Scandicci, Renzi ha giurato che starà muto per tutta la durata della legislatura. Promesso questo, Renzi è andato a Che tempo che fa dove in un’intervista in prima serata su RaiUno in venti minuti ha cancellato ogni ipotesi di alleanza tra PD e 5 Stelle, rilanciato il suo ruolo di leader nel partito e cancellato l’autonomia del reggente Martina.
Ci mancava solo che saltasse sul tavolo urlando “balenghi, la Jolanda e il Walter” e recitasse l’oroscopo insieme a Nino Frassica.

Senza parole.

2. Berlusconi che fa 1, 2, 3

Quando il 12 aprile la delegazione del centro-destra è uscita dal colloquio con Mattarella (quello che regala il wi fi nella canzone di Bello Figo, ndr) a parlare è stato il leader della coalizione, Matteo Salvini. Ma come poteva pensare Salvini di essere al centro della scena con al suo fianco il più grande entertainer italiano di tutti i tempi? In una scena che meriterebbe uno speciale Netflix in sei stagioni, mentre Salvini racconta alla stampa i tre punti fondamentali discussi con Mattarella, Berlusconi mette in scena una pantomima alle spalle del leader leghista che raggiunge il suo culmine nel celebre 1, 2 e 3 generatore di Meme da qui al prossimo decennio – o alla prima riunione di Liberi&Uguali.

Miglior canto del cigno non poteva esserci.

1. Toninelli aka Tony Nelly e la sua concentrazione in una foto

Al primo posto di questa classifica c’era un foto del pacioso professor Sapelli, il candidato premier di Lega e Movimento 5 Stelle la cui nomina a Palazzo Chigi è durata appena un pomeriggio, prima che il suo nome venisse cestinato da Rocco Casalino. (Sei un professore stimato in tutta Europa e vieni cestinato da Rocco Casalino del Grande Fratello 1? Ecco un’efficace cartolina di cos’è l’Italia nel 2018). Il Professor Sapelli è stato cestinato persino da Rolling Stone, visto che all’ultimo momento la prima posizione di questa classifica è stata presa da Danilo Toninelli, uno dei 5 Stelle che più si è visto in questa lunga fase post elettorale che mostrando coerenza e costanza nelle idee ha prima spinto per un accordo con il PD e poi con la Lega.

Sono state ore durissime quelle spese da Toninelli per raggiungere un contratto di programma accettabile che convincesse sia Salvini che Di Maio. Ore così dure che Toninelli sente la necessità di dirselo da solo, in un commento Instagram da incorniciare a futura memoria: Questa fotografia può dimostrare la massima concentrazione con cui stiamo affrontando questa grande missione.

Potrebbe anche dimostrare un’abilità non comune nella cura del pizzetto, ma se Toninelli assicura che dimostra la massima concentrazione, chi siamo noi per contraddirlo?

Leggi anche: