I bambini non vaccinati ora restano fuori da scuola. «Inevitabile. Temo i falsi certificati»

Parla Andrea Grignolio, storico e divulgatore scientifico: «Ma alcune regioni potrebbero chiedere una proroga fino al prossimo anno scolastico. Non vaccinare i figli, fino a rimuoverli da scuola, è come non camminare su un ponte, anche se sappiamo che reggerà». Ma ai No Vax è inutile cercare di spiegarlo.

Foto IPA


Il primo caso è stato mercoledì mattina a Torre Pellice, in Piemonte: protagonista una bambina di tre anni, che al suo arrivo in compagnia della mamma al nido comunale ha trovato due vigili a impedire l’accesso (come era stato comunicato, si legge nelle ricostruzioni giornalistiche, in una lettera inviata dal segretario comunale alle famiglia). Altri episodi sono stati documentati a Prato (cinque alla materna, uno all’asilo e uno che frequenta uno spazio gioco) e in altri Comuni della Toscana. Sono i primi non ammessi a scuola – al rientro dalle vacanze pasquali – per inadempienza alle norme vaccinali. Il termine per la presentazione della documentazione per l’adempimento degli obblighi vaccinali per le famiglie, in base alla legge Lorenzin, era scaduto il 10 marzo. Ne abbiamo parlato con Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina all’Università Sapienza di Roma, e autore del libro Chi ha paura dei vaccini?. Amico e estimatore di Roberto Burioni, è uno dei più prestigiosi divulgatori sul tema vaccini.

Era inevitabile che questo giorno sarebbe arrivato (pur parlando di casi decisamente sporadici)?
Prima o poi doveva succedere che chi è vaccinato potesse entrare a scuola e gli altri invece no, come prevede la legge. Ci sono già state delle proroghe. Era altrettanto facile prevedere che le regioni, a seconda dell’appartenenza politica e della cultura di riferimento, si sarebbero comportate in maniera diversa, con iniziative prese a macchia di leopardo. In Italia avviene su molti temi, non solo in campo medico.

Cosa dice la legge?
La legge tenta di tenere assieme due diritti costituzionali, quello alla salute e all’istruzione. Per evitare che ci fossero ricorsi alla corte costituzionale, in fase di proposta di legge si è fatta la distinzione tra scuola dell’obbligo e non. Si è pensato di escludere dalle scuole quella fetta di popolazione senza vaccini che va da 0 a 6 anni, perché nel loro caso non ci sarebbe un potenziale conflitto con i valori costituzionali. Tra i 6 e i 16 anni, invece, si è optato per una pena pecuniaria, una multa che va da 0 a 500 euro – è stata rimodulata, prima era molto più alta, e non si sa se si pagherà una volta all’anno o una tantum – per chi voglia andare a scuola senza i vaccini obbligatori. Prima di arrivare all’esclusione o all’ammenda, la norma prevede che i genitori siano convocati dalle Asl di riferimento per capire i motivi dell’opposizione al vaccino.

Cosa può succedere ora?
Da un lato ho paura che accada ciò che è successo in Francia, dove lavoravo fino a un anno fa. A Tours, tra i castelli della Loira, c’è stato un scandalo per colpa di un dottore che falsificava i certificati. Non escludo che inizino a circolare anche qua. Ci vuole grande attenzione in tal senso, sapendo che i medici verrebbero radiati.

Le regioni chiederanno ulteriori proroghe?
Chi è più esperto di me in materia lo vede probabile: le regioni hanno margine di intervento nell’esecuzione delle leggi statali e potrebbero chiedere una proroga fino al prossimo anno scolastico. Penso a quelle guidate dalle parti politiche che in campagna elettorali hanno detto di non essere contro i vaccini (secondo me mentendo), ma contro l’obbligo per una questione di libertà.


Per intuire quanto la questione si sia spinta in là basta citare il caso degli homeschoolers, chi non manda i figli a scuola per non farli vaccinare. Cosa bisogna fare in questi casi?

I dati, coerenti a livello europeo, dicono che l’85% della popolazione effettua senza problemi tutte (o quasi) le vaccinazioni proposte. C’è poi un 10% composto dai cosiddetti hesitant: è una frazione composita, in cui convivono genitori che vaccinano il primo figlio, meno il secondo e per nulla il terzo e altri che scelgono quali vaccini fare e quali no. Sono persone tendenzialmente convincibili. Infine c’è un 5% di refusals: diversi esperimenti neurocognitivi dicono che più queste persone sono spinte verso la vaccinazione, più si radicano nelle loro posizioni. Hanno identificato il loro stare al mondo nella lotta alle vaccinazioni e non si può fare loro cambiare idea. Rappresentano una parte minoritaria, ma molto tenace della popolazione. Io ho un atteggiamento da sempre libertario: come si fa in altri Paesi, anzitutto, bisogna monitorare questi bambini e le aree in cui ci sono tanti individui non vaccinati, perché ci sono scuole che non hanno l’immunità di gregge. Quando i bambini crescono e non sono più sotto l’influenza totale dei genitori, poi, bisogna proporre loro di mettersi in regola con la schedula vaccinale.


Facendo finta che certe scelte non mettano a repentaglio altri aspetti nella vita del bambino, tipo la socialità.

Per me chi opta per un’educazione privata, per un rischio solo immaginato, esula dal concetto di realtà. È come chi si rifiuta di camminare su un ponte, anche se mille ingegneri assicurano che reggerà e lui vede tutta la gente camminarci sopra. Voglio ricordare che i vaccini sono i trattamenti farmacologici più sicuri e efficaci in commercio, dati alla mano. Un’aspirina, il farmaco più semplice in circolazione, ha 1500 volte più reazioni avverse rispetto ai vaccini. Eppure tutti le compriamo.

Di recente una ricerca sostiene che il 44% dei genitori si informa online su vaccini e relative procedure. Sono, ovviamente, quelli più critici in materia. A cosa serve un articolo come quello che sto scrivendo, allora?
I genitori più scettici verso le vaccinazioni sono quelli che passano più tempo sul web per avere informazioni sulla sanità e i vaccini. Hanno una forte disaffezione verso il loro medico curante, e hanno ceduto la sua autorità al dottor Google. Parliamo di una fascia di popolazione istruita, che sfida le competenze del medico. Spesso sono benestanti, quasi sempre complottisti. Fino a poco prima del “fenomeno Burioni” la maggior parte delle informazioni online erano contro i vaccini, quindi tutto torna. E quello che fa più impressione è che è così in Italia, in Francia, in Inghilterra.

L’ultima micro-polemica è sul Ciccio Bello col morbillo, che secondo alcuni medici minimizzerebbe una malattia pericolosa. Ma è giusto andare alla guerra su ogni tema, o anche chi fa informazione in materia dovrebbe “rasserenarsi” un attimo?

Il morbillo crea un decesso ogni due-tremila infetti, lo ricordo a chi, come Marco Travaglio, pensa che non sia una malattia grave, ma un tagliando che tutti devono fare. Il fatto è che la vaccinazione è un tema che divide, soprattutto online, e ha dato vita a tribù che stanno tra di loro e sono sempre in conflitto. Non a caso è stato un tema elettorale forte. Il problema non è rimuovere Ciccio Bello col morbillo, ma il fatto che non sposterà consensi da una parte né dall’altra. Per noi sarà una bambola che ci ricorda di vaccinarci. Chi è contrario alle vaccinazioni vedrà nel bambolotto la conferma che si può prendere il morbillo senza stare male.