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C’era davvero un “piano segreto” per l’emergenza coronavirus?

Si parla da mesi dell'esistenza di un presunto piano per fronteggiare l'epidemia che non sarebbe stato applicato. Il governo smentisce, ma ci sono cose che non tornano

Foto: Andrea Diodato/NurPhoto

Il Corriere della Sera ha pubblicato oggi degli estratti dal presunto “piano segreto” del governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus, elaborato dal Comitato tecnico-scientifico della Protezione Civile ma mai applicato. Stando alle rivelazioni del Corriere il documento era lungo 40 pagine e conteneva tre scenari di diversa gravità che simulavano l’andamento dell’epidemia in Italia, oltre a una serie di misure consigliate – come reperire mascherine e dispositivi di protezione individuale e aumentare i posti in terapia intensiva. 

Del “piano segreto” si era parlato già a fine aprile, con l’opposizione che accusava il governo di averlo tenuto nascosto e di non averlo applicato sottovalutando l’impatto dell’epidemia, ma gli indizi sulla sua esistenza effettiva vengono dai verbali delle riunioni del Comitato tecnico-scientifico resi disponibili di recente. L’esistenza del piano viene citata in un verbale datato 24 febbraio – pochi giorni dopo la scoperta del paziente zero a Codogno – in cui si parla di un “piano di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di epidemia” che il Comitato tecnico-scientifico decide di non rendere pubblico. 

In altri verbali successivi si parla ancora del piano in questione, sempre decidendo di mantenere la riservatezza al riguardo. Poi non se ne parla più fino alla fine di aprie, quando i giornali parlano della sua esistenza e del fatto che non sarebbe stato applicato. Alcune testimonianze riportate dal Corriere affermano che il piano esiste ma era tenuto riservato “per non spaventare la popolazione” e che in realtà non è un vero piano ma solo uno studio su diversi possibili scenari di evoluzione dell’epidemia. Questo studio, ottenuto da Repubblica, ipotizza due scenario di contagio con indice R0 pari a 1.3 e 1.7 da cui consegue un numero di morti tra i 35mila e i 60mila.

In pratica, secondo il Comitato tecnico-scientifico e secondo il ministro della Salute Roberto Speranza, non c’era nessun “piano segreto” ma solo questo studio che serviva ad aiutare il governo a decidere le misure da prendere per contrastare l’epidemia, che non è stato reso pubblico prima per non allarmare il Paese.

Come riporta il Post, però, ci sono alcuni aspetti della vicenda che non tornano. In primis, che cos’era questo piano? Il Comitato tecnico-scientifico, infatti, in prima battuta aveva detto che si trattava di una serie di misure elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, dal ministero della Salute e dall’ospedale Spallanzani di Roma. Più tardi, però, ha detto che si trattava solo di uno studio su diversi scenari senza misure concrete. Inoltre, a fine aprile il governo aveva ammesso l’esistenza di un primo piano che conteneva misure e indicazioni specifiche, mentre ora lo smentisce. E anche se il governo e il Comitato tecnico-scientifico affermano oggi che non ci sia più nulla di segreto, in realtà le versioni del piano citate nei verbali di febbraio e marzo del Comitato tecnico-scientifico non sono ancora pubbliche.

Dunque, la domanda rimane: l’Italia aveva o no un “piano segreto” per fronteggiare la pandemia? E se sì, che fine ha fatto?