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Yola e il country folk al tempo della Brexit

Un passato difficile riscattato con una voce straordinaria che ha portato la cantante di Bristol da Dan Auerbach dei Black Keys

Foto di Alysse Gafkjen

Il mondo contemporaneo può essere raccontato con gli stessi mezzi di cinquant’anni fa? Per quasi tutta la storia dell’umanità cinquant’anni hanno rappresentato un lasso di tempo irrisorio e privo di sostanziali cambiamenti, per noi, invece, guardare indietro – o più ancora in avanti – di cinquant’anni, significa attraversare un’era geologica. Quindi no, forse non si può raccontare il mondo contemporaneo con gli stessi mezzi di cinquant’anni fa. Ragion per cui non si può neanche cantare. Non si può cantare di Brexit, di razzismo, di femminismo, di sovranismo, crisi economica o di ambiente, in un disco country-folk e black-soul, senza sembrare un po’ anacronistici. Sul serio? No. Lo dimostra Yola nel suo album di debutto Walk trough fire, prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys e uscito per l’etichetta britannica Easy Eye Sound.

Nata e cresciuta nella periferia di Bristol, con una madre che le vietava di fare musica, alle prese con il razzismo degli inglesi e pochi soldi in tasca, decide di spostarsi a Londra quando la sua casa va a fuoco – episodio a cui si ispira in parte il titolo del disco –, ma nella capitale inglese le cose non migliorano nell’immediato, anzi, i problemi economici peggiorano al punto che fu costretta a vivere in strada «alla fine, un amico mi venne a prendere dal Somerset, mi ospitò in casa e mi salvò letteralmente la vita», ricorda.

In realtà a salvarle la vita è stata la sua incredibile voce, che ricorda su tutte quella di Darlene Love e che si rifà in pieno alla tradizione roots rock, a salvarle la vita sono stati i dischi di Aretha Franklin, dei Byrds e di The Band, ascolti a cui si pensa subito in pezzi come It ain’t easier o Rock me gently più degli altri, sebbene tutte e dodici le tracce abbiano un’identità ben definita e inquadrata nel genere, senza divagazioni inutili.

Tutta la gavetta che si è fatta nelle bettole inglesi l’ha portata a collaborare con i Massive Attack, tra gli altri e a farsi notare da Auerbach, il che ci porta ai giorni nostri. Tutta la sua vita (Ride out in the country), degli amori infranti (Walk trough fire), dei sacrifici e delle paure (Lonely the night) è raccontata come se fosse un disco di cinquant’anni fa, più contemporaneo che mai.

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