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‘X – A Sexy Horror Story’ è la perfetta combinazione di splatter e porno

Il talentuosissimo Ti West omaggia il ‘gore’ anni ’70, ma firma un film dell’orrore originalissimo che non plagia i cult passati. Con un grande cast (da Mia Goth a Kid Cudi) e sequenze insieme spaventose e bellissime
3.5 / 5

Sanguinolento. Violento. Più sudicio del vicolo di una metropoli e più marcescente di un macello. È così che deve essere l’horror versione slasher, e Ti West lo sa bene. Il regista è parte di una nuova generazione di giovani e affamati autori di cinema dell’orrore cresciuti nel canone grindhouse, e ha già diretto titoli che vanno da sequel tetri e “sporchissimi” (Cabin Fever 2 – Il contagio) a detour più soprannaturali (The Innkeepers), fino agli omaggi all’exploitation anni ’70 (il thriller cult The Sacrament). Ma tornate a uno dei suoi primi lavori – The House of the Devil (2009), uno dei suoi film più riusciti – e capirete che questi suoi tributi ai B movies di un tempo non sono un semplice plagio. Già allora, West non voleva offrire a noi spettatori un saggio sul “cinema di paura” seminale, ma coinvolgerci in un dibattito mentre continuava a provocarci e disturbarci.

Anche X – A Sexy Horror Story, ora nelle sale, guarda alle produzioni di fine anni ’70, quando il marchio di fabbrica erano pornografia hardcore e film che volevano sempre scioccarti. La storia si svolge nei pressi di Houston: la troupe di un film a luci rosse si ritrova in Texas con l’intenzione di girare un capolavoro dal titolo The Farmer’s Daughters, con protagonisti due belle ragazze e un fustacchione. La mente dietro l’operazione è Wayne (Martin Henderson, tra i volti storici di Grey’s Anatomy), le sue star sono la bionda con arie da diva Bobby-Lynne (Brittany Snow), il di lei fidanzato Jackson (Scott “Kid Cudi” Mescudi) e Maxine (Mia Goth), la tipica ragazza della porta accanto nonché compagna dello stesso Wayne. Della ridottissima troupe fanno invece parte uno studente (Owen Campbell) che vuole mettere nel film “un tocco di avant-garde, come fanno in Francia” e l’assistente (Jenna Ortega) per cui si è preso una cotta.

La location è una fattoria in mezzo al nulla, un luogo lontano da occhi indiscreti e giudicanti. Ci sono solo un paio di dettagli che possono costituire un avvertimento, come un lago poco distante che potrebbe essere rifugio di predatori (parafrasando Čechov: “Se metti un coccodrillo nel primo atto…”). Al padrone del ranch, un vecchio di nome Howard (Stephen Ure), non sembrano piacere troppo i forestieri, tanto più se stanno realizzando un film sporcaccione nella sua proprietà. E poi c’è sua moglie Pearl, una presenza decisamente spettrale. Si aggira per la fattoria con fare misterioso, offrendo di tanto in tanto della limonata agli ospiti. Una volta era una ragazza molto bella, “ma molto prima della Prima guerra mondiale”, e anche una giovane ballerina con tutta la vita davanti (e anche questa non è una coincidenza). Tutti questi ospiti giovani e sexy sembrano smuovere qualcosa dentro di lei. Qualcosa rimasto sepolto da molto, molto tempo…

D’ora in avanti, aspettatevi sangue e scopate, molta ironia e parecchie gelosie incrociate. Le citazioni? Anche, ovviamente: da Psycho a Non aprite quella porta, passando per Lo squalo. X non è esattamente un pastiche, né un film da drive-in. È una combinazione originalissima tra orrore e pornografia, e tutte le energie (omicide) che possono scaturire da questo incontro. Se vi aspettate delle budella in bella mostra, le avrete. Insieme a sparatorie, lentissimi zoom che amplificano la tensione e una violenza stilizzatissima che delizierà gli appassionati di gore. Ma ciò che libera il film da un mero autocompiacimento e dal restare nella comfort zone dello “scary movie” è il modo in cui assembla il materiale così grezzo che ha tra le mani. C’è una partecipazione emotiva a tutto quello che accade, al di là dei corpi nudi e dei cadaveri; si avverte un senso di rimpianto, l’idea che non si sia vissuta la vita che si voleva, e che si meritava. L’horror è un genere capace di sbloccare tantissime emozioni. Ma spezzarti il cuore, invece che tirartelo fuori dal petto, non è esattamente ciò che fa di solito.

Da sinistra: Owen Campbell, Brittany Snow, Kid Cudi e Jenna Ortega. Sullo sfondo: Mia Goth. Foto: A24

È dunque meglio non svelare troppo di quel che West ha in mente, e dei territori in cui ti porta con questo film. Possiamo solo dire che, se Mia Goth era già stata assai convincente in passato, qui eleva le sue doti interpretative, e dimostra che guadagnarsi il titolo di “scream queen” va considerato un onore. E che la colonna sonora di Chelsea Wolfe e Tyler Bates fa uno straordinario lavoro, sospeso tra dark e nostalgia.

C’è una sequenza verso la metà del film – ci sono i fari di una macchina e una figura che danza nel buio – così bella e spaventosa che non ho smesso di pensarci per una settimana. Bisogna tornare alle prime stagioni di Hannibal per trovare qualcosa di così mostruoso e in grado al tempo stesso di mandarti in estasi. Ci sono momenti che ti fanno accapponare la pelle e un meta-humour gustosissimo. C’è tutto il talento di West nel tenere insieme gli impulsi più elementari e il cinema più arty. Ed è un talento che hanno in pochi.

Da Rolling Stone US

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