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WWE 2K20: il wrestling si meritava di meglio

La saga di wrestling prodotta da 2K è in una fase di stanca, proprio come la controparte TV, e non basta un buon DLC a salvarla

La Woman Revolution arriva anche in WWE 2K. Quest’anno sono le donne le vere protagoniste dalla copertina allo Showcase.

Secondo un vecchio e molto famoso adagio in voga nel campo della comunicazione, non è importante che si parli bene o male di un prodotto, purché se ne parli. Sarei molto curioso di sapere cosa ne pensino di questo approccio alla pubblicità oggi in 2K, dopo che per oltre una settimana WWE 2K20 è stato al centro della conversazione online solo ed esclusivamente per i suoi grotteschi bug, diventati meme prima ancora che suonasse il gong. Certo Opencritic che ha scoperto un bug grazie all’assenza di raccomandazioni o Sony che è arrivata a rimborsare gli utenti è diventata una notizia che ha fatto il giro del mondo, forse senza però giovare troppo alla fama del gioco.

Bisogna che tutto cambi…

Il problema di fondo non sono i bug o i glitch. Questi, tutt’al più, sono indice di una certa trascuratezza e svogliatezza nello sviluppo, che per altro emerge in forma ben più preoccupante altrove. Perché se i limiti di WWE 2K20 dipendessero tutti da problemi tecnici, la bolla si sarebbe sgonfiata con la patch rilasciata in questi giorni che, seppur tardivamente, ne ha ridotto l’incidenza. Invece ora quasi spiace non vedere più il compagno di tag team che sale e scende compulsivamente dal ring, o atleti che iniziano furiosamente a roteare lungo il perimetro delle corde dopo essere stati scagliati con forza dall’avversario. Perché chiusa la parentesi comica di questi strambi fuoriprogramma, bisogna passare a parlare delle altre problematiche meno divertenti, ma di certo più influenti nel quadro di una valutazione generale. Partiamo dalle novità, che poi novità non sono. La principale è il sistema di controllo rivisto e rivisitato, anche se, alla luce dei fatti, la revisione si limita a spostare le contromosse dal dorsale al tasto alto frontale, mentre le finisher si eseguono ora premendo due o tre tasti contemporaneamente. Una serie di complicazioni non richieste, applicate a qualcosa che funzionava già egregiamente, e che suonano un po’ come il tentativo di far sembrare nuovo qualcosa che, in realtà, non lo è. Un esordio vero, invece è quello delle torri. Si tratta di modalità a progressione, tipiche dei picchiaduro e chiaramente ispirate alla scalata di Mortal Kombat. Non un’aggiunta radicale, ma una buona scusa semi-narrativa che spinge ad affrontare match o a utilizzare lottatori lontani dalle proprie preferenze abituali.

Il DLC Brividi nella notte introduce una serie di gradite novità, tra cui le versione orrorifiche di alcuni lottatori.

… se vogliamo che tutto rimanga com’è

Tanti, troppi, sono invece i comparti in cui è rimasto tutto immutato, quando non peggiorato. A partire dai match disponibili, a cui da troppo tempo mancano nuove introduzioni, fatta eccezione per i mixed tag team match di quest’anno, tipologia di incontro in realtà poco apprezzata anche nel contesto reale della WWE. Mantenendoci sempre sulle caratteristiche generali, nemmeno i modelli di lottatori e lottatrici hanno fatto grossi passi avanti, anzi, dal punto di vista estetico appaiono ancora più imprecisi e strani del passato, riportando il brand nel pieno di quella Uncanny Valley da cui di recente sembrava essere in procinto di sfuggire. Quel che è peggio, i modelli hanno perso anche parte di quella naturalezza che rendeva il wrestling di WWE 2K più vero e realistico di quello necessariamente posticcio trasmesso in tv. Un ritorno che invece è destinato a raccogliere consensi è quello della modalità Showcase, ovvero quella che consente di ripercorrere epoche o rivalità fondamentali nella storia della WWE, quest’anno dedicata alla Women Revolution. La scelta è impeccabile: si tratta della migliore, e più importante, storyline degli ultimi anni. Portare le quattro lottatrici dal farsi spazio a NXT fino al main event di Wrestlemania è esaltante, benché il difetto storico di questa modalità, ovvero la difficoltà di capire come eseguire alcune richieste, permanga immutato da sempre. Più discutibili, invece, sono i due protagonisti dello Story Mode, anonimi e poco interessanti rispetto all’intrigante racconto della scorsa edizione. Inoltre, raffigurarli come due ragazzini bollati come sfigati perché appassionati di wrestling forse non è una grande idea visto il contesto.

Le Torri sono una nuova modalità che offrono una sfida progressiva, spesso legata anche alla necessità di vincere in condizioni particolari.

Benché la scarsità di contenuti non sia il affatto il principale problema di WWE 2K20, l’apporto garantito dai DLC è apprezzabile, almeno basandoci su quanto deducibile dal primo già disponibile. Terrore nella notte, infatti, non solo aggiunge un nuovo Showcase dedicato a Finn Balor, ma anche nuove versioni dei wrestler a tema Halloween, nuovi scenari e nuove torri. Si tratta però del solo slancio, e per di più a pagamento, di un gioco che non sembra avere direzione alcuna.  Come dicevamo qualche tempo fa, il sostanziale monopolio della WWE ha dato vita a questa situazione in cui chi è in cerca di wrestling deve accontentarsi di ciò che c’è. E se in televisione l’arrivo di una nuova compagnia, AEW, sta accendendo qualche speranza, nel nostro settore nemmeno la next gen all’orizzonte appare come un raggio di sole. Finché qualcuno non si deciderà, insomma, a proporre  una vera alternativa a 2K, il sospetto è che dovremo accontentarci di prodotti affrettati e poco curati come WWE 2K20.

Produttore: Visual Concepts

Distributore: 2K

Lo puoi giocare su: PS4, Xbox One, PC

Oltre al roster, anche le strutture sono state aggiornate. La modalità Hell in Cell, infatti, propone anche la nuova gabbia rossa sfoggiata dalla WWE.