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‘Wolfenstein: Youngblood’ ti insegna a fare il culo ai nazisti

Terror Billy ha passato il testimone alle figlie e la guerra ai nazisti è diventato un affare di famiglia. Un fottuto, e divertentissimo, affare di famiglia

Con il Buddy Pass un amico potrà unirsi alla vostra avventura senza acquistare il gioco, ma PS Plus o Xbox Live sono necessari.

Gli FPS vecchio stile tirano ancora, anzi il trend di gradimento è in crescita. Nessuno “sparacchino in prima persona” può definirsi più old-style di Wolfenstein, la serie che ha dato il via a tutto, la saga senza la quale probabilmente oggi non esisterebbero Battlefield, Call of Duty e compagnia bella. Il merito di averla riportata in auge è tutto del team svedese Machine Games, che in poco meno di 5 anni ha sfornato un reboot e tre sequel uno più bello dell’altro… quattro se si conta anche lo spin-off VR di cui vi parleremo presto. La ricetta per il successo è stata semplice fin dall’inizio: rendere i giochi veloci, violenti e dannatamente soddisfacenti. Il segreto? Tornare alla formula originale: medi pack e armature da recuperare per non crepare, munizioni in abbondanza, nemici in numero sovrabbondante e tanta tanta cattiveria.

Le armature delle protagoniste forniscono camuffamento stealth, possibilità di doppi salti e possono essere personalizzate.

“Io la odio questa gente”

Sono passati 20 anni dagli eventi di Wolfenstein: The New Colossus, la dittatura nazista è stata vomitata fuori dagli Stati Uniti e anche in Europa non se la passa tanto bene, ma il demone non è stato sconfitto del tutto. William Joseph “B.J.” Blazkowicz è scomparso e neanche l’FBI è riuscito a seguirne le tracce. Dove non arriva il Bureau arrivano però arrivano Jessica e Sophia, le due figlie di B.J. che dopo aver trovato tracce del padre in alcuni documenti nascosti nella soffitta di casa partono alla volta dell’Europa in una missione di salvataggio apparentemente impossibile… ma sappiamo bene che il DNA è dalla loro parte. All’inizio del gioco dovrete decidere quale delle due impersonare, ma si tratta unicamente di una scelta estetica in quanto abilità e armi che avrete a disposizione sono identiche. Da quel momento si spalancherà sotto i vostri occhi un’orgia di piombo e distruzione, che stavolta però porta con sé alcune interessanti novità di gameplay. La più importante riguarda la collaborazione tra le protagoniste, che non si limita unicamente a spartirsi i bersagli da sforacchiare. Jess e Soph possono darsi la carica a vicenda usando segnali d’intesa in grado di aumentare temporaneamente salute e difesa della compagna (a patto che sia in vista). Le due condividono delle vite, tre per la precisione, che si esauriscono quando una non riesce a mettersi in piedi dopo un K.O. Quando sono esaurite la storia riprende dall’ultimo check-point superato ma le vite in questione non vengono ripristinate, per guadagnarne di nuove dovrete trovare speciali container che ovviamente vanno aperti in due. Di casse da aprire e distruggere ne troverete centinaia, molte conterranno solo munizioni e pezzi d’armatura, altre delle monete utili per acquistare modifiche per le armi. Wolfenstein Youngblood concede un piccolo ma significativo spazio alla personalizzazione, che si materializza nella scelta di elementi estetici e di un pugno di abilità che vi renderanno la vita un po’ più facile.

Le catacombe di Neo Parigi sono il luogo ideale per accettare qualche side-quest e per una partitina a… Wolfenstein?

Carne e ossa vs I.A.

Fin da subito questo nuovo episodio della serie è stato “spacciato” come il primo interamente giocabile in coop. Inizialmente l’annuncio ha creato un po’ di confusione, solo in tempi più recenti i giocatori sono stati rassicurati sulla possibilità di affrontare l’intera campagna in singolo. Noi abbiamo completato la run quasi interamente da soli, riservandoci giusto un paio d’ore per testare il gioco in cooperativa grazie all’intelligente inclusione del Buddy Pass, incluso nell’edizione Deluxe, che consente di invitare un amico sprovvisto del gioco per un’allegra caccia al nazista. In questa modalità i progressi della storia seguono il corso dell’avventura di chi ospita la partita, ma le missioni superate vengono salvate su entrambi gli account. Chiaramente nessuna I.A. può sostituire un compagno in carne ed ossa (a meno che questo non si sia scolato un paio di litri di vodka), ma dobbiamo ammettere che la CPU non se l’è cavata niente male. Fatta eccezione per qualche episodio di “stupidità artificiale” tutto è filato via liscio ed è stato dannatamente divertente. Gli stage sono disegnati per invogliare un approccio creativo alla battaglia. Affrontare tutti i nemici a viso aperto è un rischio troppo grande, specie quando farsi scoprire da un Komandante (rigorosamente con la K) significa vedersi vomitare addosso una marea di rinforzi. Meglio cercare vie alternative, usare il camuffamento ottico per arrivargli alle spalle o magari piazzargli un’accetta in mezzo al cranio dalla distanza. Con il procedere del gioco le due protagoniste acquisiranno nuove abilità, che gli permetteranno di accedere a zone precedentemente inaccessibili. Non siamo ai livelli di un qualsiasi Metroid Prime, ma per tale apertura e opulenza di opzioni dobbiamo ringraziare soprattutto i ragazzi di Arkane Studios. La loro mano nel gioco è più che evidente.

Il comparto tecnico lascia adito a qualche perplessità, ma il ritmo è così frenetico che non ve ne accorgerete.

Cocktail dirompente

Divertente, ben pensato e realizzato. Youngblood è per la serie Wolfenstein ciò che L’Eredità Perduta fu per Uncharted, nessuna rivoluzione ma bensì poche e mirate novità che sono bastate per rinfrescare una formula già di per sé vincente. Il braccio armato di Machine Games e la mente pensante di Arkane Studios hanno dato vita ad un sapiente mix di brutalità ludica e raffinato level design. Pur non concedendo al giocatore lo stesso spettro di possibilità ammirate negli ultimi Dishonored, Youngblood offre una piacevole libertà di movimento e decisione, utile sia per affrontare come si preferisce i nemici che per andare a caccia dei molteplici collezionabili nascosti.

Gli unici scricchiolii arrivano dal comparto tecnico. Sulle console “lisce” (in questo caso PS4 Standard) i modelli poligonali e le espressioni facciali non sono lo stato dell’arte e sono presenti alcune incertezze nella fluidità di gioco. Difetti tangibili ma non gravissimi e che in alcun modo hanno pregiudicato un’esperienza generale decisamente appagante. Ci auguriamo in futuro di vedere altre collaborazioni tra questi talentuosissimi team di sviluppo. Per ora godiamoci questo spettacolare festival di piombo e sangue, un passatempo che vi terrà incollati allo schermo dalle 15 alle 20 ore e che una volta tanto non svuoterà il vostro portafogli. Sì, perché oltre a tutti i suoi meriti ludici Wolfenstein Youngblood viene venduto ad un prezzo dannatamente irresistibile… serve dire altro?

Produttore: Machine Games/Arkane Studios

Distributore: Bethesda Softworks

Lo puoi giocare su: PS4, Xbox One, Switch, PC

 

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