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‘What We Do in the Shadows’, vita segreta (ed esilarante) di quattro vampiri a New York

La serie tratta dal divertentissimo mockumentary sui coinquilini allergici alla luce del sole mescola la mitologia dei non-morti con i problemi quotidiani. E le risate, quando arrivano, sono esplosive

Kayvan Novak (Nandor) e Harvey Guillen (Guillermo) in 'What We Do in the Shadows'

Foto: John P Johnson/FX

“I problemi del vivere con altri vampiri sono i vampiri con cui ho scelto di vivere”, spiega Nadja una delle tre creature delle tenebre al centro di What We Do in the Shadows. Lo spin-off dell’esilarante mockumentary sui coinquilini allergici alla luce del sole, firmato nel 2014 da Jemaine Clement e Taika Waititi, si trasferisce da Wellington, Nuova Zelanda, a Staten Island, New York, dove Nadja (Natasia Demetriou), il marito Laszlo (Matt Berry) e l’ex soldato dell’Impero ottomano Nandor (Kayvan Novak) condividono una casa da diversi, sgradevolissimi secoli, perché hanno fallito nella loro missione di conquistare e schiavizzare il Nuovo Mondo.

La preoccupazione principale del film era quella di mescolare il male antico con la quotidianità contemporanea, tipo mostrare i coinquilini non-morti che litigano per le faccende domestiche. Ce ne sono ancora diversi di questi spunti nella serie: nella premiere, Nandor e il suo familio (un umano che serve un vampiro), Guillermo (Harvey Guillen), vanno al negozio di alimentari, mentre Laszlo ha qualche problema con una tecnologia touchscreen non costruita per creature a sangue freddo. Ma Clement (*), Paul Simms (Atlanta) e gli altri autori dello show sanno che per lavorare sull’arco più ampio di una serie, dovevano trovare qualcosa di questi mostri che funzionasse oltre alla frequente indigestione di sangue umano.

(*) Waititi ha diretto la premiere, ma la serie è in gran parte a cura di Clemente. Ha scritto il primo episodio e ha diretto gli altri tre che ho visto.

Molto tempo, ad esempio, è dedicato alla relazione disfunzionale tra Nadja e Laszlo, che probabilmente si sarebbero separati diverse generazioni fa se lui non fosse legato in modo soprannaturale alla donna che l’ha trasformato con il fatidico morso. Nandor – molto più schizzinoso e formale di quanto suggerirebbero le sue dimensioni e il suo pedigree omicida – non ha un partner immortale, ma vive un complicato rapporto di co-dipendenza con Guillermo, che sta nei paraggi nella speranza ci diventare anche lui un vampiro, un giorno.

Queste dinamiche interpersonali richiedono tempo per essere stabilite. Per i primi episodi, la maggior parte della verve comica proviene dallo scontro culturale alla base e da un’ispirata aggiunta dello show alla mitologia vampiresca: un quarto coinquilino, Colin Robinson (Mark Proksch di Better Call Saul), un “vampiro energetico” che si comporta come la persona più noiosa del mondo con cui condividere una stanza, o meglio, un cubicolo. Colin Robinson è esilarante in ogni scena, perché riesce sempre a dare mille sfumature al suo dono per la noia. Quando porta i vampiri più tradizionali a una riunione del consiglio di quartiere come parte del loro piano per rovesciare le autorità umane, inizia il suo discorso con: “‘Ordinanza’, che cosa significa?”.

Colin Robinson finisce per caricarsi sulle spalle quasi tutto il carico di umorismo dei primi due episodi. Ma in brevissimo tempo, i coinquilini e Guillermo iniziano a catalizzare l’attenzione, così come il tema dell’essere un vampiro nei cinque distretti di New York City. E di conseguenza la serie diventa sempre più divertente. La quarta puntata, ad esempio, ha una straordinaria gag ricorrente sull’orgogliosa insistenza di Laszlo nell’indossare un cappello che, ovviamente, è maledetto, mentre confronta i vampiri di Staten Island con le loro controparti più glamour di Manhattan, guidate dalla guest star Nick Kroll. E Jenna (Beanie Feldstein), una LARPer (ovvero, una fan del gioco di ruolo dal vivo) virginale che per poco non diventa il pasto dei protagonisti nel primo episodio, continua frequentare i personaggi e Nadja, che per lei diventa una mentore affettuosamente macabra.

La serie mantiene l’estetica del film, incluso il modo in cui i poteri soprannaturali possono essere mostrati in maniera casual ma a volte sembrare davvero spaventosi. I personaggi principali sono tutti idioti (i ragazzi un po’ più di Nadja), emotivamente congelati in un tempo lontano, ma Clemente e soci capiscono che, in nome della commedia, è necessario che quei vampiri siano pericolosi per qualcuno, anche se si tratta solo del consiglio di quartiere o del tenero e sfortunato Guillermo.

Lo show è divertente quanto il film? No, ma non è giusto confrontare una serie appena iniziata con un lungometraggio di 90 minuti. E le risate, quando arrivano, sono quasi sempre esplosive. What We Do in the Shadows nella sua incarnazione televisiva dimostra rapidamente una capacità di crescita che i suoi personaggi principali hanno perso secoli fa. Se l’hanno mai avuta.

What We Do in the Shadows arriva il 31 ottobre ogni giovedì alle 21.00 su FOX (Sky, 112)

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