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‘Western Stars’, il film-concerto di Springsteen è un’esperienza trascendentale

Non era previsto nessun tour per promuovere il disco e così il Boss ha deciso di regalare al pubblico qualcosa di indimenticabile

Foto: Rob DeMartin/Warner Bros

Bruce Springsteen debutta alla regia con un bellissimo lungometraggio (e l’aiuto del collaboratore di lunga data Thom Zimny): Western Stars è un’ode musicale all’Ovest americano – quello vecchio, quello nuovo e tutte le sfumature ipnotiche ed evocative che stanno nel mezzo. È vero che la pellicola, in cui Springsteen canta tutte le 13 canzoni originali dell’album (il primo in studio negli ultimi cinque anni) potrebbe passare per un film-concerto. Ma il suo racconto sull’origine delle canzoni, accompagnato da splendidi video western – alcuni dei quali girati al Joshua Tree National Park in California – rende Western Stars un’esperienza assolutamente unica.

Dal momento che non è stato previsto un tour per la promozione del disco, Western Stars diventa una testimonianza permanente di questo classico contemporaneo di Springsteen. Girato di fronte a pochi amici in un vecchissimo fienile nella tenuta del cantautore a Colts Neck, New Jersey, il film-performance vede Springsteen avventurarsi in territorio nuovo. Sul palco con Patti Scialfa, parte della band e sua moglie da 27 anni, il Boss interpreta i brani dal vivo immerso in un’indimenticabile atmosfera di intimità. Sì, dietro di loro c’è un’orchestra di 30 elementi, ma Bruce e i suoi collaboratori sembrano più vicini che mai.

Soltanto l’anno scorso Netflix aveva diffuso una versione cinematografica di Springsteen a Broadway, registrazione dei suoi 14 mesi in scena sulla Great White Way in uno spettacolo che segue il cantautore mentre racconta la propria storia, tra ricordi personali e versioni acustiche dei suoi più grandi successi. Western Stars è un’altra cosa. Le canzoni del nuovo album permettono a Bruce di assumere l’identità di altri personaggi e trovare aspetti di se stesso in ognuno di loro: c’è lo stunt man, il cavaliere in erba che cerca di curare il suo cuore spezzato domando cavalli e un cowboy che, una volta, ha recitato in un film “girato da John Wayne”, aneddoto che continua a ricordare negli anni.

Il lungometraggio, inondato da uno splendido gioco di luci e ombre dal direttore della fotografia Joe DeSalvo, diventa sempre più personale con il passare dei minuti. Si percepisce lo struggimento quando Bruce e signora duettano sulle note di Stones. E per Moonlight Motel, sullo schermo scorrono video della coppia in luna di miele a Yosemite. Ma Western Stars non cerca di spacciare sentimenti a buon mercato, c’è una tenerezza nella musica che non nasconde mai il fatto che l’amore lasci dei lividi. La pura gioia arriva per il bis in cui Springsteen e la sua band si misurano con una cover di Rhinestone Cowboy di Glen Campbell, esuberante inno sul farcela nella vita nonostante tutto.

Il brano del 1975 potrebbe sembrare distante anni luce dall’anelito poetico di questa nuova raccolta di canzoni. Eppure il Boss usa l’affascinante urgenza del suo ringhio per colmare il divario tra un “rodeo a stelle e strisce” e la figura di un cowboy solitario sullo sfondo di un mitico paesaggio americano. Springsteen crede nel potere della narrazione attraverso la musica. E, grazie alla sua arte, ci crediamo pure noi.

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