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Welcome back, ‘Sex Education’

Dopo la svolta più melodrammatica (e deludente) della seconda stagione, la serie si tuffa di nuovo nel suo territorio: relazioni e dilemmi sessuali di ogni tipo. Con un'impressionante miscela di sensibilità e umorismo

Ncuti Gatwa e Asa Butterfield

Foto: Sam Taylor/Netflix

«Che ci crediate o no», dice la dottoressa Milburn a un conoscente durante la terza stagione di Sex Education, «non credo che tutto giri intorno al sesso». Una dichiarazione interessante da parte di Jean (Gillian Anderson), una sessuologa che è tra i personaggi più aperti all’argomento mai apparsi in tv. Ed è anche notevole da parte della serie stessa, che è stata all’altezza del titolo nella meravigliosa stagione di debutto prima di concentrarsi più sul melodramma relazionale che sulle questioni ormonali nel suo deludente secondo capitolo. Ma il commento di Jean non sminuisce l’importanza del sesso e la serie non si allontana dal tema del titolo. Jean stessa è concentrata su altri problemi – la ritroviamo nelle ultime fasi della gravidanza mentre cerca di sistemare le cose con l’ex fidanzato Jakob (Mikael Persbrandt)(* ) – e la terza stagione di Sex Education riesce a trovare un equilibrio perfetto tra le componenti emotive e quelle sessuali delle relazioni umane.

(*) C’è una strepitosa dignità nella performance di Anderson, che rende la flatulenza cronica di Jean solo più divertente.

La stagione si apre con un montaggio pem pem. Prima di tutto vediamo il nostro eroe (e il figlio di Jean) Otis (Asa Butterfield) divertirsi in macchina con una compagna di classe. Segue sfilata di coppie di varie età, dimensioni, identità sessuali e feticci che trovano modi per soddisfare i propri impulsi. La seconda stagione non era esattamente casta – gran parte della trama di quest’anno, infatti, vede la nuova preside Hope (Jemima Kirke di Girls) impegnata a riparare la scandalosa reputazione della Moordale Academy, aka “la scuola del sesso” – ma è comunque rassicurante tornare nel territorio sincero e “volgare” in cui la serie dà il meglio di sé.

La prima stagione si concentrava principalmente su Otis e la ribelle Maeve (Emma Mackey), che gestivano una clinica sessuale clandestina per aiutare i loro compagni di classe ad affrontare problemi di cui gli insegnanti non volevano discutere. L’idea della clinica ha dato struttura e specificità allo show. Otis e Maeve hanno passato gran parte della seconda stagione allontanandosi e rifuggendo dalla quell’impegno, e l’enfasi era più su una serie di incomprensioni, cattivo tempismo e bugie che continuavano a impedire ai due di capirsi. Roba da soap opera, fino al momento conclusivo in cui il nuovo amico di Maeve Isaac (George Robinson) cancellava un messaggio vocale in cui Otis professava finalmente il suo amore per Maeve.

Aimee Lou Wood e Emma Mackey. Foto: Sam Taylor/Netflix

Parliamo di quasi due anni fa e, mentre la pandemia ha ritardato la produzione della serie (che ovviamente richiede la vicinanza estrema dei suoi attori), sembra anche aver dato alla creatrice Laurie Nunn il tempo di ricalibrare un po’ il tutto. La terza stagione ha ancora molte rotture, sveltine e altri disordini relazionali. E Otis per la maggior parte rimane fuori dal business della terapia sessuale, temendo di aver ferito troppe persone in passato per dare ancora consigli a qualcuno. Ma questi nuovi episodi riescono a parlare di sesso spesso e volentieri, approfittando di quello che si è rivelato un giovane ensemble profondo e versatile per affrontare l’argomento, anche mentre Otis e Maeve hanno altri problemi.

Chinenye Ezeudu e Jemima Kirke. Foto: Sam Taylor/Netflix

Hope si rivela essere una Dolores Umbridge più giovane e affascinante, qui per tenere sotto controllo questi ragazzini indisciplinati a ogni costo. Gli scrittori e Kirke le danno più sfumature, ma poiché Hope introduce uniformi scolastiche scialbe e classi di educazione sessuale che predicano l’astinenza, crea un’effettiva fonte di conflitto, non solo tra lei e gli studenti, ma tra gli studenti stessi. L’ex atleta Jackson (Kedar Williams-Stirling), ad esempio, è preoccupato per i cambiamenti, mentre la studiosa Viv (Chinenye Ezeudu) li vede come un’opportunità per arricchire il suo curriculum. E la nuova spinta al conformismo crea incomprensioni tra Ola (Patricia Allison) e la sua fidanzata Lily (Tanya Reynolds), che scrive porno sui tentacoli alieni.

La stagione è all’altezza di quel montaggio iniziale e continua a esplorare una varietà di identità ed esperienze legate al sesso e al genere. Jackson ha una cotta per Cal (Dua Saleh), new entry non-binaria (e intelligentemente non c’è solo Cal, in modo che non debba rappresentare un’intera comunità). Isaac ha una lesione al midollo spinale e usa una sedia a rotelle, e una sottotrama esplora cosa funziona e cosa non funziona per lui dal punto di vista sessuale. La migliore amica di Maeve, Aimee (Aimee Lou Wood), che sta ancora affrontando le conseguenze emotive di un’aggressione da parte di uno sconosciuto la scorsa stagione, impara da Jean una lezione sulla varietà delle vulve, mentre il migliore amico di Otis Eric (Ncuti Gatwa) e il suo fidanzato Adam (Connor Swindells) devono capire i rispettivi ruoli man mano che la loro relazione diventa più profonda.

Kedar Williams-Stirling Dua Saleh e Chinenye Ezeudu. Foto: Sam Taylor/Netflix

Il tutto è gestito con un’impressionante miscela di sensibilità e umorismo. Rimanendo fedele all’atmosfera retrò della serie, un episodio sembra una versione condensata di una commedia per adolescenti degli anni Ottanta o Novanta, quando una gita scolastica in Francia va male a causa di un bagno intasato e dell’uso non convenzionale di un calzino. E poi la puntata successiva segue Eric (*) durante un viaggio in Nigeria per un matrimonio di famiglia e dà un assaggio di cosa vuol dire essere gay in un ambiente più repressivo. I due racconti di viaggio – uno sostanzialmente sciocco, l’altra premurosamente riservato – non dovrebbero avere alcun motivo di stare uno dopo l’altro, eppure funzionano insieme, grazie a un piglio narrativo sicuro.

(*) Eric rimane il personaggio migliore e più vivido della serie, al punto che ora ho abbandonato la mia frustrazione per il fatto che stesse con Adam, introdotto nella prima stagione come un bullo che tormentava incessantemente Eric. Le loro storie quest’anno, insieme e separate, funzionano molto bene.

Connor Swindells. Foto: Sam Taylor/Netflix

Sarebbe bello avere Otis e Maeve più direttamente coinvolti in ciò che sta accadendo a scuola, ma i loro conflitti (che coinvolgono l’altro ma anche le rispettive famiglie e interessi amorosi) sono efficaci di per sé. Nel complesso è un ottimo ritorno, che suggerisce che Sex Education avrebbe ancora molto da raccontare in una quarta (e, data l’età dei personaggi, presumibilmente l’ultima) stagione.

Da Rolling Stone USA