‘WandaVision’, i Marvel Studios si inchinano alla storia della tv | Rolling Stone Italia
Home Recensioni

‘WandaVision’, i Marvel Studios si inchinano alla storia della tv

Con la loro prima serie per Disney +, Kevin Feige e soci tentano un esperimento audacissimo: fondere il MCU con le sitcom più classiche. E funziona

Elizabeth Olsen e Paul Bettany

Foto: Marvel Studios/Disney+

WandaVision si apre con un elemento nuovo di zecca per i prodotti tv basati sui personaggi della Marvel Comics: il jingle e il logo dei Marvel Studios, completi di scorci di Iron Man & C., che prima veniva scomodato solo per i film. Le prime serie come Agents of SHIELD, Jessica Jones e The Inhumans sono state prodotte da una divisione separata dell’azienda. Ora, in parte anche perché molti di quei titoli non erano granché, il boss dei Marvel Studios Kevin Feige è responsabile di tutti i progetti, sia cinematografici che televisivi. Ed è quel jingle, almeno tanto quanto la presenza degli Avengers Elizabeth Olsen (nei panni di Wanda Maximoff, alias Scarlet Witch) e Paul Bettany (in quelli di Visione), a promettere che WandaVision assomiglierà molto di più a quegli amatissimi lungometraggi di qualsiasi altra cosa realizzata sotto la vecchia bandiera della Marvel TV.

Poi la musichetta finisce, appare un’immagine in bianco e nero con le vecchie proporzioni in 4:3 di uno show televisivo del XX secolo, e la première di WandaVision sembra… un pastiche del Dick Van Dyke Show?

Non è tutto, e non solo perché gli altri due episodi che la Disney ha fatto vedere ai critici sono parecchio debitori a Vita da strega e La famiglia Brady. C’è chiaramente molto di più rispetto ai personaggi del titolo che si muovo in un quartiere suburbano artificialmente picaresco, a partire dal fatto che Vision è vivo e vegeto, dopo essere stato uno dei pochi eroi a rimanere morto alla fine di Avengers: Endgame. Ma la stragrande maggioranza di queste prime puntate vede Olsen, Bettany e le loro co-protagoniste – tra cui Kathryn Hahn nei panni della vicina ficcanaso Agnes, Teyonah Parris (Mad Men) in quelli della più amichevole Geraldine e una miriade di altri volti familiari, come Fred Melamed, Debra Jo Rupp ed Emma Caulfield – che sembrano cosplayer di personaggi di sitcom degli anni Sessanta e Settanta, con la maggior parte dei dialoghi concepiti secondo uno schema cliché di preparazione/battuta salutato da chiassose risate in sottofondo.

Che Feige e la società – incluso il regista principale Matt Shakman (It’s Always Sunny in Philadelphia, Game of Thrones) e il creatore Jac Schaeffer (Black Widow) – abbiamo dato il via a questa nuova fase per il piccolo schermo dell’MCU con un esperimento così audace e bizzarro potrebbe sembrare un controsenso. Sarebbero andati più sul sicuro con The Falcon and the Winter Soldier, molto più in linea con i film di Captain America che hanno introdotto il duo.

Ma l’assoluta estrosità di WandaVision (come progetto di supereroi, almeno, dal momento che le parodie delle sitcom sono in circolazione da sempre) ha senso come statement a sè. Anche se stiamo ancora aspettando show con Falcon, Winter Soldier, Loki e altri volti dei film, non è difficile immaginare come saranno, perché abbiamo visto quasi due dozzine di film guidati da Feige, e ci siamo abituati ai ritmi, al tono e, più o meno, al livello di esecuzione. Alcuni film MCU sono davvero notevoli (Black Panther), altri decisamente mediocri (Thor: the Dark World), ma sono tutti costruiti entro parametri abbastanza rigorosi e sotto la stessa supervisione. La stagione di una serie non è solo un film lungo, né dovrebbe cercare di esserlo, ma lo sbarco della Marvel su Disney + con una versione leggermente adattatata per la tv di un film di Thor o Captain America non sarebbe stata per nulla elettrizzante.

Dando invece il via alle avventure dei nostri eroi in TV con WandaVision, Feige e soci riescono a dimostrare quanto possa essere flessibile il marchio Marvel. E, dopo che Endgame ha portato la formula originale dell’MCU il più in alto possibile, dimostrare che questi personaggi sono più versatili di quanto appaiano è molto intelligente. Quando poi quella versatilità è racchiusa in una lettera d’amore meta al mezzo su cui ora possono lavorare, tanto meglio.

Foto: Marvel Studios/Disney+

È anche un bel rischio però, perché WandaVision all’inizio presuppone che il suo pubblico adori e conosca la televisione quanto il suo team creativo. Se non sorridi istintivamente alla vista di Visione che usa i suoi poteri per passare attraverso una sedia posizionata in modo scomodo – gag tratta dai titoli di coda dell’iconico Dick Van Dyke Show in cui Rob Petrie inciampa su una poltrona – o non ti accorgi che un episodio si svolge in un ambiente speculare alla casa della famiglia Brady, non vedi l’ora che venga rivelata la storia alla base.

O forse sarai così preso dall’energia e dall’impegno che Olsen, Bettany, Hahn, Shakman e gli altri mettono in questi omaggi che non importa se realizzi che nei titoli di testa animati del secondo episodio Bettany assomiglia al primo marito di Vita da strega Dick York anziché a Dick “Second Darrin” Sargent.

Marvel a parte, Olsen e Bettany sono conosciuti per i loro ruoli drammatici; per la tv ultimamente lei ha interpretato una vedova in lutto nell’ottimo e sottovalutato Sorry For Your Loss di Facebook Watch, mentre lui era Unabomber in Manhunt. Ma Olsen è cresciuta anche sui set delle sitcom (le sue sorelle, le gemelle Mary-Kate e Ashley, hanno condiviso il ruolo di Michelle Tanner negli Amici di papà), mentre Bettany si è buttato in parti comiche ogni volta che ha potuto. Nei panni di Vision e Wanda che esplorano le loro nuove vite in periferia – lui come dirigente in un’azienda di computer di cui non riesce a capire lo scopo, lei come casalinga che cucina e pulisce grazie ai suoi poteri – sono deliziosi, con Olsen che sfida battuta su battuta Hahn (mentre si divora la scena), e Bettany che si lancia in un’ispirata commedia fisica quando ingerisce un pezzo di gomma da masticare che lo fa sembrare ubriaco. L’aspetto di ogni episodio è fedele allo spirito della rispettiva era della sitcom, è chiaro che tutti hanno fatto i compiti (*).

(*) Sotto questo aspetto, Shakman è una star dello show tanto quanto Olsen e Bettany. Gran parte di ciò che funziona non si basa solo su ricostruzioni convincenti, ma anche su intrusioni della realtà MCU che suonano particolarmente inquietanti. In quanto regista che ha diretto parecchie comedy e drama e ha esperienza nel girare elaborate puntate-tributo – come l’omaggio Always Sunny a Birdman – è il nome ideale per un progetto come questo .

Sono tutte straordinarie simulazioni di sitcom, le battute suonano come quelle che potresti sentire su Dick Van Dyke o Vita da strega, ma non sono quasi mai battute. (Un cinico potrebbe suggerire che questo rende il terzo episodio indistinguibile da un vero episodio della Famiglia Brady.) In un certo senso, tutto ciò è utile per dare un fondamento all’azione e chiarire che questa vita non è quello che sembra ai nostri eroi. L’approccio divertente eppure in fondo serio fa parecchio, specialmente in uno show di cui viene rilasciato un episodio a settimana. Sono essenzialmente sprazzi di qualcosa, eseguiti a livello altissimo, ma non sono fatti per restare episodi di mezz’ora ciascuno. Il terzo inizia a offrire indizi più importanti su quello che sta succedendo e Disney + ha rilasciato saggiamente le prime due puntate, quindi gli spettatori non dovranno aspettare troppo che la storia vada avanti (supponendo che alla fine lo farà).

Il modello delle classiche sitcom del passato costringe anche WandaVision a strutturarsi come uno show televisivo in un modo che il precedente regime seriale Marvel non poteva considerare. È una vittoria al pari di mettere sullo stesso piano i film e le serie della Marvel. Ma, almeno per ora, WandaVision condivide un problema con tutti quei prodotti à la Defenders (anche se è ben più vivace e godibile di tutti i precedenti messi insieme): alcuni momenti iniziano a perdere efficacia perché c’è più tempo da riempire che storia in ballo. Ma un nuovo regime porta con sé maggiori possibilità che la ricompensa giustifichi la pazienza, anche perché ci sono alti e bassi lungo tutto il percorso.

Da Rolling Stone USA

Altre notizie su:  Elizabeth Olsen Paul Bettany