Van Morrison ha messo in musica il peggio di Internet nell’era della pandemia | Rolling Stone Italia
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Van Morrison ha messo in musica il peggio di Internet nell’era della pandemia

Nei momenti migliori, ‘Latest Record Project Volume 1’ è un mix divertente di paranoia e indignazione. Nei peggiori, quelli in cui la scrittura è pigra, una raccolta frustrante di invettive

Van Morrison

Foto: Jeff Kravitz/FilmMagic

Nel 1967 Van Morrison registrò 31 brani di un minuto di durata col solo scopo di metter fine a un contratto discografico. Quelle canzoni, che traboccavano di disprezzo per tutto e tutti – gli anni ’60, il rock’n’roll, il successo a sorpresa di Brown Eyed Girl –, l’hanno trasformato, tra le altre cose, in un troll di prima categoria. I primi cinque brani in scaletta si intitolavano Twist and Shake, Shake and Roll, Stomp and Scream, Scream and Holler e Jump and Thump. In Here Comes Dumb George, invece, cantava e ricantava le quattro parole del titolo per 80 secondi.

Cinquantaquattro anni dopo, l’artista che ha trasformato i nove secondi della frase “the love that loves to love” in uno dei momenti musicali più commoventi del ventesimo secolo torna a occuparsi di ripetizioni: “Hai ascoltato il mio (il mio!) / Ultimo (ultimo!) / Progetto (progetto?) / Discografico (discografico!)”, canta per la dodicesima volta in Latest Record Project, il singolo di lancio del suo nuovo, strano e dolcemente terribile nuovo album, Latest Record Project Volume 1.

Questa volta, però, le ripetizioni non fanno pensare a un poeta mistico, ma a un cliente furioso che esige un rimborso. Il risultato è inquietante: i coristi che ripetono le domande rabbiose di Morrison e la band, impegnata in una progressione jazz-blues, suonano in maniera incredibilmente professionale. E intanto, il cantante 75enne canta in modo caustico: “Senti l’ultima gioia che ti sto dando?”.

Nonostante gli attacchi divertenti ai social media contenuti in Why Are You on Facebook?, il nuovo disco di Morrison evoca in modo preoccupante l’atmosfera farneticante e squilibrata di Internet nell’era della pandemia. Nella maggior parte dei casi, le 28 canzoni in scaletta sembrano una collezione di tweet, rant su Reddit e post da troll. In più, Latest Record Project Volume 1 arriva alla fine di un anno strano e a quanto pare difficile per Morrison. Il cantautore ha passato gran parte della pandemia a pubblicare comunicati che incolpavano il governo e i media mainstream per avergli impedito di suonare dal vivo. Poi ha fatto lo stesso attraverso canzoni surreali con testi come: “Sul sito del governo / dal 21 marzo 2020 / dice che il Covid-19 / non è più ad alto rischio”.

Nel nuovo album Morrison evita discussioni epidemiologiche, ma i sentimenti che evoca sono gli stessi. Nei momenti migliori, Latest Record Project è un bizzarro mix di paranoia e indignazione così cocciuto da risultare quasi divertente. Nei peggiori, con quegli arrangiamenti lounge e la scrittura pigra, il disco è solo una cosa e niente di più: un lungo elenco di lamentele e rimostranze private di Morrison. “Tutti cercano un segno / Nel frattempo, tutti bevono il nostro vino”, canta in Double Blind. “Ho comprato i biglietti per l’opera / Ma ti sei lamentata dei posti in zona VIP”, dice in No Deed Goes Unpunished. E c’è anche una canzone che si intitola They Own the Media.

Morrison, che ha ancora una voce incredibilmente espressiva e che con il suo sax dà al disco la vitalità di cui ha bisogno, ha pubblicato otto album in otto anni. In questa fase della sua carriera sembra che registrare dischi sia una forma di espressione informale, un approccio che per certi versi ricorda Neil Young. Lo spiega bene in Only a Song: “Ho detto quello che ho detto, allora, solo per fare la rima”, canta in un piacevole pezzo pop. “Era una cosa che avevo in testa in quel momento… è solo una canzone”.

Ci sono altri momenti, invece, in cui Morrison scava in profondità. A Few Bars Early è un blues solido con un riff intelligente e una risoluzione soddisfacente. Il vero momento forte del disco, però, è nascosto nella scaletta: è la ballata di sei minuti Duper’s Delight. La canzone parla, come gran parte del materiale post anni ’70 di Morrison, di sentirsi truffato da forze più grandi (come in Double Blind, Double Agent, Big Lie, The Long Con). Ma invece di lamentarsi, qui Morrison esplora e affonda nelle sue lamentele, accompagnato da sei minuti entusiasmanti di organo e chitarre acustiche balbettanti.

In Duper’s Delight Morrison è al suo meglio. Succede quando ci permette di osservare i momenti in cui si mette profondamente in discussione. Nella maggior parte di Latest Record Project, però, mette in mostra reazioni (e arrangiamenti) superficiali come se fossero prodotti rifiniti. Il risultato è una raccolta di riff e invettive a volte piacevole, altre frustrante, saltuariamente eccitante e in buona parte inascoltabile.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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