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2 Chainz è raro come una banconota da 2 dollari

"Rap Or Go To The League" è il disco dell'esagerazione, fra featuring stellari con Kendrick Lamar, LeBron nominato A&R e un protagonista la cui storia inizia ad Atlanta molto prima della trap
4 / 5

Non ci sono molti modi per prenderla larga o girarci attorno: 2 Chainz ha fatto un disco allucinante. Immenso. Ed essendo già lui, vero nome Tauheed Epps, un rapper che si è sempre distinto per l’esibizionismo e le mire grandiosamente espansionistiche (in un mondo come il rap game che non è proprio il più umile), quella di un nuovo album sulla soglia dei 43 anni è un’occasione perfetta per esagerare.

E infatti, il suo quinto Rap Or Go To The League esagera in tutto. Esagera prima di tutto nella quantità di collaborazioni al suo interno, radunando l’empireo dell’hip hop americano come manco Offset dei Migos è riuscito la settimana scorsa.

Ci sono gli urletti acuti nervosi e sintetici di Young Thug in High Top Versace che si incastrano bene col registro basso e placido di Chainz; c’è la trap onirica e sepolta sotto una coltre oppiacea che ormai ha fatto la fortuna di Travis Scott, alternata in Whip alle scariche secche e non effettate della voce del padrone di casa, un po’ come quando sei in botta e ti prendono momenti di assenza seguiti da lucidità; c’è Ty Dolla $ign e l’RnB citazionista di Girl’s Best Friend; Ariana Grande e le orchestrazioni maestose di Rule The World, dove si ricreano quasi le atmosfere dei primi amori fra Jay Z e Beyoncé; Lil Wayne e un banger che già te lo vedi elevato a inno di quelle feste fra confraternite universitarie dove la gente beve birra dai tipici bicchieri rossi e blu di plastica.

Banalmente, 2 Chainz ha esagerato chiedendo a Pharrell Williams di fare la cosa che gli viene meglio, le hit, avendo a disposizione in studio Kendrick Lamar. Succede così che Momma I Hit A Lick esce del tutto dalle categorie dello scibile umano per sfociare in qualcosa di metafisico, un beat sghembo e altalenante ma solido come travertino, un Kendrick che sussurra piano piano strofe e poi di botto scarica un caricatore di rime. Ne bastano due per mandarti a casa, e nemmeno tre minuti di brano per giustificare 55 minuti di ascolto dell’album.

In più, esagera citando nei crediti (momento di pausa) LeBron James come A&R executive, cioè più o meno come direttore dei lavori dalla fase di registrazione (?) a quella di marketing e promozione (già più sensato chiedere alla stella del basket). Ci sarà lo zampino LeBron dietro ai pupazzetti Bobblehead a forma di Trappy, ovvero il cane di 2 Chainz? Non si sa, ma la cosa è alquanto geniale.

Infine, 2 Chainz ha esagerato con la bellezza. La bellezza di sentire delle vere rime, crude rime rap (e pure degli scratch, come nella Forgiven feat. Marsha Ambrosius che apre il disco) snocciolate da uno che nei sobborghi di Atlanta ci è nato nel 1977, assistendo nel bene o nel male, sì, alla genesi della trap. Ma soprattutto all’esplosione del rap negli anni Ottanta. Motivo per cui davanti a quel “rap” nel titolo manca rigorosamente la “t”.

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