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Unknown Mortal Orchestra, il dramma di saper suonare tutto

Il nuovo album della creatura di Ruban Nielson ha mille arrangiamenti diversi e una scrittura impegnata, ma inciampa nel suo manierismo.

Foto EMPICS Entertainment / IPA

Ho ascoltato Sex & Food una manciata di volte e ne sono sempre uscito male. Stanco, innervosito, confuso. È il destino di chi apre un disco con un pezzo intitolato A God Called Hubris per poi collezionare una serie di brani in cui pecca proprio di superbia.

Registrato tra Portland, Seul, Reykjavík, Città del Messico e Auckland, il quarto Lp degli Unknown Mortal Orchestra nasce come avventura collettivista ma si incastra nel talento del suo frontman. Ruban Nielson vuole suonare ogni genere di musica, rock psichedelico, disco music, folk, e contemporaneamente affrontare un po’ tutti i drammi del momento: l’effetto delle droghe sulle relazioni personali, l’alienazione dei social media, la rabbia populista, tra le altre cose…

Lo psych-pop un po’ retrò degli esordi torna solo in Hunnybee, disco-filastrocca dedicata alla figlia di sette anni. Un disco che ha mille e più facce, purtroppo tutte anonime.

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