Home Recensioni

Tropico 6 – Recensione

È arrivato il momento di ritirarsi su un'isoletta caraibica per dare sfogo a tutti i nostri istinti dittatoriali. Ma sicuri che sarà un compito facile?

Che panorama mozzafiato, vero?

Qualche tempo addietro venne annunciato che Cities: Skylines, un gioco stile SimCity sviluppato da Colossal Order e pubblicato da Paradox, che non ha certo goduto di chissà quale supporto marketing, ha venduto la bellezza di sei milioni di copie. Un’enormità, che dimostra come, per eccellere in questo settore, occorra scovare nicchie di mercato da riempire con titoli curati, ma senza per forza eccellere o doversi accollare sviluppi lunghi e perigliosi. E così ecco Tropico 6.

La buona resa grafica è garantita dal motore Unreal 4.

Una serie antica

Si tratta, come la numerazione suggerisce, di una serie in realtà piuttosto antica, nata nel lontano 2001 per volontà di PopTop Software e del publisher Gahtering of Developers. Il concetto di tutti gli episodi è più o meno lo stesso: un’isola caraibica da governa e portare alla prosperità, nei panni di un improbabile Presidente che ha le fattezze del classico dittatore sudamericano. C’è da dire che, per essere di nicchia, la serie è sempre stata furba nell’ammiccare al genere city-builder, pur mettendo dei limiti operativi ben precisi al giocatore. Per esempio quelli geografici, visto che si parla, appunto, di isola, e in termini di design questo aiuta molto gli sviluppatori a concentrare le proprie attenzioni su pochi elementi. La serie, poi, ha cercato di tanto in tanto di innovarsi, fino ad arrivare a Tropico 5, titolo buono ma fin troppo ricco di cose da fare. Forse è per questo che si son dovuti attendere cinque anni prima di mettere le mani su questo sesto episodio. Occorreva mettere giù nuove idee e capire quali tenere dal passato, con un delicato lavoro di sottrazione.

Ci sono un sacco di cose da fare.

Economia top, urbanistica insomma

Nei panni di El Presidente, rieccoci dunque sulla nostra isoletta caraibica, con lo scopo di renderla il più confortevole possibile, imporre dolcemente la nostra dittatura e, al contempo, convincere il mondo che siamo amici di tutti. La gestione economica del territorio, cioè il lato puramente manageriale, è uno degli aspetti meglio riusciti, perché raccoglie in pochi comandi una miriade di opzioni diverse. Non altrettanto si può dire, invece, degli aspetti legati alla costruzione fisica. I designer hanno deciso di semplificarci la vita, e di accelerare i ritmi di gioco specie su questo versante, ma il risultato è che occorre parecchia pratica prima di eseguire a dovere anche le operazioni più basilari.

La costruzione di strade ed edifici non è molto agevole, per lo meno all’inizio.

Non aiuta, poi, il fatto che buona parte delle statistiche di gioco, elemento quanto mai essenziale per valutare i nostri progressi, sono confusionarie e anche bruttine da vedere, ma chi ama questi giochi di solito è disposto a chiudere un occhio sugli aspetti visivi. Anche perché, diciamocelo, la grafica del paesaggio è godibile e non è raro rimanere fermi a fissare per qualche minuto il risultato dei nostri sforzi. Non troppo, però, perché c’è molto da fare e chi ama gli aspetti politici della serie si troverà un bel po’ di lavoro aggiuntivo da fare.

 

Verdetto

La serie Tropico, in apparenza poco varia, è invece composta da episodi talmente diversi che viene difficile capire se questa nuova iterazione sia la migliore. Di sicuro è quella che bilancia al meglio le tante attività di cui si deve occupare il giocatore. Peccato che, nei cinque anni di sviluppo, non si sia speso un po’ di tempo in più nel calibrare meglio l’intelligenza artificiale e nello smussare alcuni aspetti “spigolosi” dell’interfaccia. Rimane, comunque, un’esperienza godibile per gli amanti del genere. Per gli altri, occorre preventivare qualche giorno di pratica con l’interfaccia.

Produttore: Limbic Entertainment

Distributore: Kalypso Media

Lo puoi giocare su: PC (versioni PS4 e Xbox One in arrivo)