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Tommy Cash, quel bislacco provocatore che sta prendendo a calci il pop europeo

Se cantare in italiano non può funzionare nel mercato internazionale, allora perché la cosa più interessante del panorama europeo arriva dall'Estonia? Tommy Cash è l’esempio di come un’idea forte, su un immaginario pazzesco, possa superare qualsiasi barriera linguistica

Cantare in italiano non può funzionare nel mercato internazionale, dicono. La nostra lingua, per accenti, pronunce, sillabazioni, è troppo lontana dallo standard anglofono. È così poco musicale, ripetono. Non come il francese, la lingua dell’amore. O lo spagnolo, così caliente.

Ok, anche facendo vinta che negli anni Cinquanta e Sessanta non abbiamo spaccato i culi a mezzo mondo, che scusa abbiamo ora che un artista estone è la cosa più interessante del panorama europeo? Non sarà che il vero problema non è tanto la nostra lingua, ma l’assenza di creatività nel mondo del pop del nostro paese? Può essere che, per una volta, non è tanto colpa di Dante, quanto più della mediocrità dell’ambiente musicale che stiamo accettando negli ultimi decenni?

L’estone in questione è quel genietto di Tommy Cash, popstar bislacca che da qualche anno sta piazzando hit spastiche da milioni di visualizzazioni. Tommy Cash è l’esempio di come un’idea forte, su un immaginario pazzesco, possa superare qualsiasi barriera linguistica. Tra strofe in estone e un inglese masticato dall’accento dell’est, la sua musica non ha problemi a emanciparsi dell’Estonia per diventare globale, virale. Estetica post-sovietica, sportwear in acetato, sensibilità da cortina di ferro. Tommy ha l’ambizione di diventare un artista cult, dove arte e provocazione hanno più valore di contratti major e video bling bling.

¥€$, il suo primo lavoro, ne è la dimostrazione. Prima di tutto perché è un’autoproduzione. Poi perché la scelta dei collaboratori musicali, per un lavoro pop (per quanto futuristico), è intelligente, logica, all’avanguardia. Il disco, difatti, suona da P-A-U-R-A. Alle produzioni troviamo i due esponenti di spicco del geniale collettivo Pc Music, A.G. Cook (in quattro brani) e Danny L Harle (per il singolone X-Ray), l’elettronica artistica e ricercata di Amnesia Scanner (per intro e outro) e un nome storico della scena elettronica, Boys Noize (anche lui per quattro tracce). Le collaborazioni canore sono ancora più matte: il genio della moda Rick Owens, l’eclettismo brasiliano di Mc Bin Laden e un’altra popstar affiliata alla Pc Music, Charli XCX, con cui Tommy Cash aveva già collaborato per Delicious.

Proprio X-Ray, l’ultimo singolo estratto in ordine di tempo, è la consacrazione di Tommy Cash. Una produzione a 160bpm di Huge Danny, in cui post-EDM, trap e happy hardcore si mischiano con fare spavaldo e ironico con quell’accento soviet così spigoloso, così appiccicoso. Il video è una apoteosi del massimalismo cashiano, e continua quel discorso di visuals ultra-pop iconici e provocatori indagato attraverso soggetti mutilati in Pussy Money Weed, il riposiziamento arty del sesso in Surf, il disagio in stile Aphex Twin di Little Molly. A chi gli condanna un’estetica fin troppo nauseante risponde, non ci vedo nulla di schifoso in quello che faccio, forse perché sono troppo avanti? Non so, queste sono cose normali per me. Cash va dritto per la sua strada. Come dovrebbe fare ogni artista con le palle.

Naturalmente nulla sarebbe possibile senza brani universalmente catchy. Pochi cazzi: Cash fa pezzoni. X-Ray ne è l’esempio, in tutta la sua violenza e strafottenza anti-radiofonica. ¥€$ non è un disco facile, non è un sottofondo, non è easy listening. Proprio no. È pop, cazzo, è arte.

Bisogna scrivere il futuro, fare qualcosa di nuovo. Attraverso qualsiasi lingua e nazionalità. Sfondare le barriere nazionaliste, emanciparsi dal sovranismo, cacare sul capitalismo attraverso i suoi stessi mezzi. Fottersene di regole, stilemi, inutili contratti major. È tempo di avere coraggio, se vogliamo uscire da questo piattume pop melenso. E Tommy, quello storto provocatore estone, ne ha da vendere. ¥€$! ¥€$! ¥€$!

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