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Tom Walker, troppo calibrato per essere perfetto

'What A Time to Be Alive' è l'esordio del cantante Uk che spazza via tutti i paragoni

“Prendiamoci il mondo un passo alla volta” canta Tom Walker in Just You and I e, certo questa è una canzone d’amore, ma è proprio così che ha conquistato il cuore del grande pubblico: un singolo dopo l’altro, aiutato parecchio in Italia dalla collaborazione con Marco Mengoni per Hola (I Say).

E finalmente eccolo, il suo album d’esordio, che spazza via una volta per tutte i continui paragoni più o meno ovvii con il collega Ed Sheeran. Perché d’accordo il piglio folk-poppettaro, d’accordo la barba e i capelli rossicci e l’aspetto bonaccione, ma Tom Walker ha una fisicità da soul-man che emerge allegramente tra le 13 canzoni di questo disco.
What A Time To Be Alive è piacevole perché vario e solido e, se proprio è necessario tirare in ballo colleghi contemporanei, qua e là fanno capolino canzoni e arrangiamenti che potrebbero appartenere a dei Mumford & Sons meno campagnoli e più urbanizzati con un Rag ’n’ Bone alla voce. Si parte con la portentosa Angels, il singolone Leave a Light On e le atmosfere sospese di Not Giving In, per poi arrivare a My Way, appunto souleggiante, con un ritornello che si fa canticchiare già al primo ascolto.

Ci sono l’incidere tribale del duetto con Zara Larson, Now You’re Gone, la marcia dal sapore blues, carichissima di Cry Out e una ballata come Fade Away, trascinata dolcemente dal pianoforte.

Fresco del Brit Award come artista emergente del 2018, Tom Walker ha tirato fuori un album la cui unica pecca è forse essere fin troppo calibrato sui suoni e gli ascolti dominanti del nostro tempo, non esattamente il migliore in cui vivere, ma reso comunque più leggero da album come What A Time to Be Alive.

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