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‘The Turning’, l’horror gotico che dovrebbe farvi saltare sulla poltrona: ma non salta nessuno

Dal capolavoro di Henry James ‘Il giro di vite’, una nuova rilettura piatta e inutile. Nonostante il Finn Wolfhard di ‘Stranger Things’ e il décor ‘stregato’ della regista Floria Sigismondi

Mackenzie Davis e Finn Wolfhard in una scena di ‘The Turning – La casa del male’

«Il racconto ci aveva tenuti attorno al focolare col fiato sospeso». Comincia così Il giro di vite di Henry James, un romanzo del 1898 che ancora oggi fa da modello a qualsiasi storia dell’orrore ambientata in una casa stregata. Se avete visto il classico del 1961 Suspense o qualsiasi altro film con magioni spettrali dove le cose spuntano all’improvviso nel profondo della notte e della mente, allora conoscete le regole. The Turning – La casa del male di Floria Sigismondi sposta il racconto di James nei primi anni ’90 (una delle prime immagini che vediamo è la notizia al telegiornale della morte di Kurt Cobain), ma ne mantiene le atmosfere gotiche: la tata-eroina, i segreti di tomba e le apparizioni di fantasmi, con qualche extra non richiesto lungo la strada. Ma la linfa vitale deve essersi persa in questo adattamento, e ciò che rimane è una minestra riscaldata che pare ancora più mortifera di qualsiasi presenza nascosta tra le ombre. «Quando qualcun altro raccontò una storia piuttosto banale e priva di interesse, mi resi conto che lui non le dedicava mai alcuna attenzione», dichiara il narratore del libro qualche riga dopo la frase d’apertura. Non si potrebbe chiedere una descrizione più precisa di questo pericolante remake.

Kate Mandell (Mackenzie Davis) ha accettato il posto di istitutrice dai Fairchild, un lavoro che la costringe ad abbandonare la madre pittrice mentalmente instabile (Joely Richardson) e a stabilirsi nella vasta tenuta dell’agiatissima famiglia. Una volta arrivata, viene accolta dalla governante, Mrs. Grose (Barbara Marten), e dalla piccola di casa, Flora (Brooklynn Prince, lanciata da Un sogno chiamato Florida). I genitori non ci sono. La donna più anziana è evasiva, riguardo al destino della ragazza che ha preceduto Kate. La quale, tra l’altro, non potrebbe essere più carina e ingenua.

Poco dopo, Kate fa la conoscenza di Miles (il Finn Wolfhard di Stranger Things e It), il fratello maggiore di Flora. È appena stato espulso da scuola, ed emana la spocchia dell’adolescente ricco, viziato e tormentato. Si comporta pure da predatore-sessuale-in-erba nei confronti della sua nuova sottoposta: la fissa mentre dorme e la costringe a seguire le sue lezioni di equitazione. I modi loschi di Miles potrebbero avere a che fare con la scomparsa dell’allenatore di cavalli che lui stesso venerava; il quale allenatore potrebbe essere a sua volta collegato alla scomparsa dell’istitutrice precedente. Nel frattempo, nella casa si sentono un sacco di rumori sinistri. Flora parla con persone che sembra vedere solo lei. E poi ci sono tutte quelle facce pallidissime che compaiono all’improvviso dentro gli specchi, e nei riflessi dello stagno, e sui vetri delle finestre…

Ciò che segue è una rimasticatura meccanica dei cliché del genere “casa stregata”, presunti salti sulla poltrona che però non fanno saltare nessuno, e l’impressione che molti metri di pellicola siano stati tagliati, ma che la casa di produzione abbia deciso di far uscire il film nonostante tutto. Davis sgrana i suoi occhioni più che può, e si lascia andare alle crisi di nervi nel totale vuoto che la circonda. Ma la vera star è la confezione del film. Già acclamatissima regista di videoclip per il Pantheon della musica (è il nome dietro le immagini inquietanti di The Beautiful People di Marilyn Manson e l’eccentricità di The Stars (Are Out Tonight) di David Bowie/Tilda Swinton), Sigismondi fa da tempo affidamento su una palette distonica e surreale che potrebbe essere definita “salmastro-chic”. Il suo tocco distintivo trova qui la sua massima espressione, tra décor decadente e camere da letto gotiche. Ma nessuno di questi elementi riesce a salvare un film che passa dall’incertezza all’incomprensione più totale, e che prima del climax finale ci fa pensare definitivamente: ma cosa cazzo sta succedendo?! The Turning non vi fa l’effetto di una pessima riduzione di un caposaldo della letteratura horror. Vi fa sentire proprio fottuti.