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‘The Lovebirds’ è un casino, ma almeno non è la solita commedia romantica

Kumail Nanjiani e Issa Rae interpretano una coppia la cui separazione è interrotta da assassini, riti sessuali in stile 'Eyes Wide Shut' e dirottamenti stravaganti

Issa Rae e Kumail Nanjiani

Foto: Skip Bolen/Netflix

Issa Rae e Kumail Nanjiani fanno parecchio ridere e trasmettono un senso di empatia sincera, nei panni di una coppia in crisi di New Orleans che scopre quanto in realtà sia ancora solida nel momento in cui un manipolo di psicopatici prova a farla fuori. Perché ciò accade? Gli sceneggiatori Aaron Abrams e Brendan Gall ce la mettono tutta per dare credibilità a un plot basato sul solito scambio d’identità. Per fortuna, il regista Michael Showalter (The Big Sick, Wet Hot American Summer) mantiene viva l’azione anche quando dentro i buchi della trama ci potrebbe finire un carro armato.

Visto che The Lovebirds si svolge nel giro di una sola notte come succedeva per film già visti, da Fuori orario a Game Night, è la tensione che si trovano a fronteggiare le due star protagoniste a farci restare incollati alla poltrona. Rae, nominata agli Emmy per la serie HBO Insecure e protagonista dell’inatteso successo The Photograph, interpreta Leilani, dirigente di un’agenzia pubblicitaria con immancabile capo stronzo al seguito. Nanjiani, già nel cast del compiantissimo Silicon Valley su HBO e sceneggiatore candidato all’Oscar per aver scritto insieme alla moglie Emily V. Gordon il semi-autobiografico The Big Sick, veste i panni di Jibran, un regista che non riesce mai a schivare i colpi della fidanzata, durante i loro costanti litigi. Leilani rimprovera a Jibran di aver passato più tempo dietro al suo documentario sulle falle del sistema scolastico (impresa che gli ha portato via anni interi) che a fare l’amore con lei.

Sui titoli di testa del film, si vede il flashback del loro primo appuntamento, con Jibran che sfoggia la sua espressione “Ti Vorrei Baciare” e Leilani che gli ride in faccia. Poi, zac, c’è un salto a quattro anni dopo, quando i due piccioncini stanno litigando come furie. Il pretesto è il reality The Amazing Race: Leilani pensa che potrebbero partecipare e addirittura vincere; Jibran, al contrario, odia quel programma. Leilani ribatte che «anche i documentari sono dei reality show, con la differenza che però nessuno li guarda». Non l’avesse mai fatto. Lui inizia a darle della stupida ossessionata dai social network, lei gli urla contro per le sue «mani da donnetta bianca» e il suo essersi ormai rassegnato al fallimento. Nonostante entrambi pensino che «il matrimonio è una stronzata», chiaramente si amano ancora. Ma sulla strada verso la casa degli amici che li hanno invitati a cena, convengono entrambi che sia meglio lasciarsi.

È allora che un ciclista irrompe dentro il loro parabrezza, e un tizio coi baffi che dice di essere un poliziotto si mette al posto di guida sulla loro auto, per poi investire il ragazzo in bicicletta, e quindi scappare, e lasciare i due ex piccioncini a vedersela con un’accusa di omicidio. Riusciranno Jibran e Leilani a dimostrare di essere innocenti? E ancora di più: riusciranno Showalter e la sua coppia di protagonisti a mettere a segno una farsa che riesca però anche ad emozionare? Ci potete scommettere. Non importa che il copione inanelli una serie di improbabili episodi in cui i nostri vedono letteralmente la morte in faccia, e che coinvolgono il killer che loro chiamano semplicemente Baffi (Paul Sparks), sbruffoncelli intimidatori, l’incazzosissima moglie di un senatore (Anna Camp, uno spasso) e una setta mascherata che si dà a riti sessuali in stile Eyes Wide Shut. E c’è anche un duetto sulle note di Firework di Katy Perry, che non c’entra nulla, ma vale come elemento da aggiungere all’atmosfera festaiola generale.

È tutto un nonsense di cattivo gusto? Può darsi. Ma le deviazioni nelle zone non turistiche di New Orleans che fa il direttore della fotografia Brian Burgoyne e l’attenzione di Showalter per certi dettagli comici non passano inosservate. Prendete il generico pregiudizio che si trovano ad affrontare i due protagonisti. A un certo punto, un poliziotto bianco rallenta la volante che sta guidando per rivolgere loro un’occhiataccia. Jibran è sollevato dal fatto che sia solo un “normale razzista”, e che non abbia nessuna intenzione di sparare. Sono questi piccoli tocchi ad alzare il livello di quella che altrimenti sarebbe forse solo una chiassosa rom-com. The Lovebirds riesce a farci ridere con battute impreviste, che lasciano l’amaro in bocca. Sarà forse un film demenziale, ma l’ispirazione non manca.

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