Home Recensioni

‘The Later Years 1987-2019’ è la raccolta definitiva sui Pink Floyd di David Gilmour

Il nuovo cofanetto contiene gli ultimi album della band, inediti registrati in studio, video di concerti e tonnellate di memorabilia: una testimonianza inestimabile del lungo addio dei Pink Floyd

David Gilmour

Foto: Dimo Safari

La dinastia di David Gilmour nei Pink Floyd è iniziata malauguratamente nel 1981, quando il cantante e chitarrista ri-registrò ogni singola nota di Money da solo, a parte l’assolo di sassofono, per la compilation A Collection of Great Dance Songs. All’epoca, Gilmour ha fatto solo quello che era necessario; la nuova etichetta del gruppo non riuscì a ottenere i diritti per l’originale di Dark Side of the Moon, così il musicista l’ha rifatta da solo, senza l’aiuto degli altri Floyd. Due anni dopo, Roger Waters tornerà al comando per guidare il successivo LP del gruppo, The Final Cut, e dopo il suo addio – e la causa per l’uso del nome Pink Floyd – sarà Gilmour a interpretare il ruolo di capo supremo del gruppo.

Un nuovo cofanetto, The Later Years, racconta proprio come Gilmour ha reinventato i Pink Floyd per una nuova generazione di fan. A cominciare da A Momentary Lapse of Reason – qui in versione remixata e in un certo senso più sobria –, sotto la guida di Gilmour i Pink Floyd sono diventati quello che Waters non si sarebbe mai aspettato: una band viva, di successo, capace di suonare in tutto il mondo con un repertorio di nuove canzoni.

Nonostante nessuno degli album post-Waters sia stato un successo di critica, la band riempiva arene e stadi con decine di migliaia di fan. Questi concerti sono documentati in due film, Delicate Sound of Thunder del 1988 e Pulse del 1995, due elementi fondamentali del cofanetto The Later Years. A prescindere da cosa pensiate di tutte queste uscite, la raccolta dimostra quanto sia stata importante l’era di Gilmour, e cosa ha significato per i fan.

Il contenuto di The Later Years – che include remix e un nuovo montaggio dei film dei concerti, video inediti registrati durante diversi tour, scarti di The Division Bell, demo e altro ancora – mostrano quanto Gilmour fosse determinato a provare il suo valore. Nonostante nessuno dei remix di Momentary Lapse cambierà l’opinione dei detrattori, ascoltarli ci permette di capire meglio cosa voleva ottenere il chitarrista. Il nuovo Momentary Lapse non trabocca di riverbero anni ’80 come l’originale (la musica suona più elegante, con vere parti di batteria di Nick Mason e i synth analogici di Wright), ma le canzoni sono identiche al passato.

È impossibile non pensare a quanto sia stato difficile scriverlo. Ci sono diversi momenti ispirati, nelle canzoni dell’album, e altri monotoni. I nuovi arrangiamenti, però, aggiungono profondità al tutto. La traccia di chiusura, Sorrow, ora suona più minimale – più o meno come viene suonata dal vivo negli ultimi anni – e sofferta.

Non è Dark Side, ma Learning to Fly, On the Turning Away e The Dogs of War hanno conquistato un posto nel cuore dei fan dei Floyd, soprattutto grazie ai mega tour e alla rotazione su MTV. E mentre Waters definiva l’album una “versione contraffatta” del suono della band, e i cinici dicevano a Gilmour che sarebbe stato meglio pubblicarlo con il suo nome, adesso è evidente che Momentary Lapse è un disco solista di Gilmour tanto quanto The Final Cut lo era di Waters.

La vera meraviglia della raccolta, però, sta nei concerti. Nonostante Delicate Sound e Pulse siano stati derisi per decenni (“Benvenuti da McFloyd”, diceva la recensione di Rolling Stone), dimostrano quanto Gilmour, Mason e Wright fossero in grado di continuare con grazia, al diavolo i critici, mentre Roger Waters faticava con il Radio K.A.O.S. tour. I Floyd avevano lo schermo circolare, i laser, i maiali e, forse la cosa più importante, la voce e la chitarra di David Gilmour. Alcuni arrangiamenti suonano ancora anemici, ma la megalomania del tutto toglieva il fiato alle masse accorse ad ascoltarli. Ah, la band aveva anche il nome Pink Floyd. Waters, che ha inventato lo “Spettacolo Pink Floyd”, ha conquistato solo di recente la notorietà sufficiente per mettere in scena i suoi spettacoli negli stadi, come è successo con i tour di The Wall e Us + Them.

Il film di Delicate Sound venne girato su pellicola a 35mm, e la versione Blu Ray è straordinaria da guardare e ascoltare. Gli assolo di Gilmour spiccano il volo, ed è impossibile non notare quanto tutti si muovessero con grazia tra i laser e gli abiti dell’epoca. È il gioiello della raccolta. Pulse non è invecchiato altrettanto bene – il ratio in 4:3 e la grana lo fanno sembrare più antico di Delicate Sound, anche se è uscito successivamente – ma è comunque un documento di quello che è passato alla storia come l’ultimo tour mondiale della band.

Ma è nei video bonus che le cose si fanno davvero interessanti. Il concerto a Venezia del 1989 è più bello da vedere di Pulse, e quello registrato a Knebworth per il Silver Clef Awards contiene una delle due registrazioni dal vivo di The Great Gig in the Sky con la cantante originale Claire Torry. Ci sono anche riprese di Gilmour e Wright mentre suonano Wish you Were Here insieme a Billy Corgan – una delle ultime performance del gruppo, organizzata per l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame – e il tributo a Syd Barrett del 2007.

Stranamente, nel cofanetto manca la gloriosa reunion con Roger Waters del 2005, per il Live 8 di Londra. In realtà, l’unica cosa che manca al boxset è un po’ di materiale extra.

L’altro cofanetto dedicato al gruppo, The Early Years, era un tesoro pieno di artefatti mai visti prima dell’era Barrett, e video che mostravano come il gruppo muoveva i primi passi nel mondo dell’arte concettuale. Ma in questo cofanetto, che documenta un periodo in cui i membri della band erano al massimo della forma, manca ogni tipo di dietro le quinte, con l’eccezione di qualche demo e jam dell’epoca di The Division Bell. Slippery Guitar, con i suoi lunghi assolo, e David’s Blues soddisferanno i fan più accaniti, ma è evidente quanto Gilmour abbia usato il miglior materiale di quelle session per The Endless River, l’ultimo album del gruppo del 2014.

The Later Years cerca di compensare queste mancanze con interviste, i video proiettati durante i tour, i programmi dei concerti e un libro di testi. Si tratta di accorgimenti ben confezionati e, come i video e gli album, molto “alla Pink Floyd” (è sempre fantastico vedere le copertine di Hipgnosis stampate bene). Ma tutto questo materiale vi farà solo venire voglia di averne di più, e non solo dagli ultimi anni del gruppo. I video dei concerti vi faranno desiderare materiale registrato durante gli anni ’70, e magari un cofanetto chiamato The Middle Years.

Ma dopo la pubblicazione delle versioni estese di Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Wall, è difficile pensare che negli archivi del gruppo ci sia ancora materiale inedito. Per questo The Later Years è importante – non è il documento definitivo e perfetto sui Pink Floyd, ma è abbastanza per farci tornare tutti indietro nel tempo.

Leggi anche