'The Equalizer 2', la recensione | Rolling Stone Italia
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‘The Equalizer 2’ è un pessimo b-movie, ma con Denzel Washington

Denzel è figo e credibile anche in un film d'azione trash, prevedibile e senza idee

Nessuno avrebbe potuto prevedere che Denzel Washington avrebbe recitato nel ruolo di un autista Lyft. Ma in The Equalizer 2, il primo sequel della sua carriera, è proprio quello che succede. Il suo personaggio, Robert McCall, è ancora un agente speciale in pensione, un vendicatore che vuole riportare l’equilibrio nella società facendo fuori i criminali che incontra sul suo cammino. L’ultima volta la sua copertura era un lavoro da commesso, ma quello da autista gli dà accesso al peggio dell’umanità.

Non aspettatevi nulla di originale: c’è un ragazzo afroamericano che sta prendendo una brutta strada, un’agente della CIA che scompare e il solito bagno di sangue. Grazie alla rinnovata presenza del regista Antoine Fuqua (Training Day), Washington ha un valido alleato. Se vi chiedete perché il vincitore di due Oscar si presti a un ruolo del genere (di fatto una specie di b-movie tratto da una serie tv), ci sono varie teorie: in ogni caso, una star come lui regala alla figura di McCall uno spessore drammatico che però non corrisponde a quello del film.

The Equalizer 2 è fuori fuoco, sbilanciato. Ma non Washington. Anche se il contesto è un po’ trash, nei film d’azione resta il più figo di tutti.

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