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‘The Conjuring – Per ordine del diavolo’: pochi spaventi ma tanta inquietudine, il terzo capitolo non delude

La saga di James Wan prosegue con un film ancora più intimo, ma in linea con gli esorcismi precedenti. E Vera Farmiga si riconferma una ‘scream queen’ superba (e molto sottovalutata)

Vera Farmiga e Patrick Wilson in ‘The Conjuring – Per ordine del diavolo’

Foto: Warner Bros.

Un uomo viene posseduto dal diavolo. Nel pieno del delirio satanico, ne pugnala un altro con venti coltellate. E poi… niente. Viene arrestato e, per essere una persona posseduta dal demonio, sembra del tutto normale. Il diavolo ha completamente abbandonato il suo corpo. Perché il diavolo può fare questo e altro, non lo sapevate? Ed e Lorraine Warren sono tornati, e sono ancora qui per spiegarvelo.

The Conjuring – Per ordine del diavolo, l’ultimo capitolo dell’instancabile franchise horror, è molto diverso dai precedenti, anche se a prima vista più sembrare più o meno la stessa solfa. In realtà tutto ha inizio da un bambino di 8 anni, David Glatzel (Julian Hilliard), il primo a venire posseduto; succede tutto quello che immaginiamo, finché il fidanzato di sua sorella, Arne (Ruairi O’Connor), non si sacrifica per lui. Il diavolo lo prende al posto del bambino, quindi avviene l’omicidio di cui sopra, e poi – stacco – ecco Lorraine (Vera Farmiga) e Ed (Patrick Wilson) nell’ufficio della procuratrice. «Ed e io abbiamo provato l’esistenza del diavolo centinaia di volte», dice Lorraine, senza aggiungere: «Per favore, signora: si vada a vedere tutti i film precedenti». I due coniugi vogliono dimostrare l’innocenza di Arne. La procuratrice non fa una piega: le prove contro il ragazzo sono schiaccianti. Interviene Ed: «La corte accetta l’esistenza di Dio ogni volta che un testimone giura di dire la verità. Credo sia ora che accetti anche quella del diavolo».

Ottima osservazione! Tanto che, a queste parole, pure la procuratrice si convince. The Conjuring – Per ordine del diavolo ruota proprio attorno al peso delle prove, il che è una notevole svolta, rispetto alle trame viste finore. Qui c’è una possessione che deve essere provata dopo che è già avvenuta; e un giovane uomo che, con la spada della pena di morte sulla testa, potrà sopravvivere o morire non tanto in quanto posseduto, ma grazie alla capacità dei due demonologi di dimostrare che quel fatto è accaduto per davvero. Stavolta non ci sono di mezzo case stregate, anche se una grande casa all’angolo di una strada ha un’aria piuttosto minacciosa.

Questo nuovo capitolo di The Conjuring – prodotto, come tutti gli altri, da James Wan – è ispirato a un altro vero caso condotto dai Warren, nel quale l’avvocato del ragazzo affermò davvero che il suo cliente era stato posseduto. Questo nuovo film è diretto da Michael Chaves (La Llorona – Le lacrime del male), che rivela una maggiore sensibilità verso il melodramma a sfondo demoniaco – il caos interiore che procura, il disorientamento febbrile – rispetto agli spaventi puri e semplici. I salti sulla poltrona non sono così tanti. O, quantomeno, sono piuttosto prevedibili. A volte sono del tutto accessori. Altre – vedi la scena con il materasso ad acqua – del tutto sbrigativi. Ma il terrore di perdere qualcuno per colpa di un demone o, nel caso di Lorraine, della ricostruzione psicologica di quella possessione vale tutto il film. L’ampiezza della narrazione – ci sono di mezzo anche un altro caso, gli orrori della vita di Arne dietro le sbarre e tutte le procedure della polizia di fronte all’indagine – trova un’ottima corrispondenza nella mano di Chaves. Il regista è bravo a tenere tutto insieme, spesso mettendoci una buona dose di suspense.

E anche gli attori offrono performance più inquietanti dei soliti trucchetti da film dell’orrore. Penso in particolare a John Noble nei panni dell’ex esorcista in pensione, e al suo modo di rispondere alla domanda «Perché?» con le parole «Il perché è irrilevante» con un tono che sembra prendere a schiaffi la persona che ha di fronte. Quando Noble accompagna la coppia di protagonista nella cantina in cui conserva il suo archivio, capiamo subito che quella di seguirlo è una pessima idea. Persino Isla (Eugenie Bondurant), l’Occultista in Capo, non può competere con lui.

Wilson e Farmiga dimostrano come al solito di essere una coppia solidissima, lei con la sua postura d’acciaio o lo sguardo sempre allarmato, lui – stavolta ostacolato da una lesione che si è procurato sul campo – saggio, affidabile e ugualmente preoccupato. Farmiga ha la capacità di rendere credibili battute come: «Io riesco a vedere cose che voi non vedete». È grazie a lei se l’intero franchise può fondarsi su una certa plausibilità. Tra le tante scream queen, perlopiù dimenticate, trovo che Farmiga sia parecchio sottovalutata: forse perché la sua non è la solita parte della vittima. La sua Lorraine è, al contrario, una donna risoluta che, al posto di scappare, si getta nel fuoco. E The Conjuring – Per ordine del diavolo è pieno di fuoco. Il bello è vedere come lei sa tenerlo a bada.

Da Rolling Stone USA

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