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‘Stronger’ non è un film facile da guardare

Il lungometraggio sulla storia vera dell'eroe della Maratona di Boston tenta una strada nuova, quella dell’autenticità e dell’evasione dallo sciovinismo a stelle e strisce. Con un super Jake Gyllenhaal.

Stronger non è un film facile da guardare. Non prova mai ad addolcire la storia del protagonista Jeff Bauman, diventato (suo malgrado) un eroe dopo l’attacco alla maratona di Boston del 2013, che l’ha privato degli arti inferiori. Il regista qua tenta una strada nuova, quella dell’autenticità – anche oscura – e dell’evasione dallo sciovinismo a stelle e strisce, e questo fa tutta la differenza del mondo, soprattutto a Hollywood.

Il film scava sotto ai titoli di giornale che hanno cercato di definire Bauman, decisivo nella cattura di uno degli attentatori, e trova un’onestà emotiva che spesso a questo genere manca, mettendo a segno una rappresentazione umana e brutalmente sincera del trauma e della guarigione. Ci sono pochissimi attori che, senza dire una parola, sanno trasmettere come fa Jake Gyllenhaal, uno dei più raffinati e istintivi interpreti della sua generazione. Ma l’elemento davvero audace di Stronger è la fiducia nella performance di Tatiana Maslany nel ruolo di Erin, la compagna di Jeff, e nella scrittura del suo personaggio.

Stronger è al suo meglio nei momenti duri, quando riconosce le contraddizioni nella storia del suo eroe e protagonista, ben oltre il coraggio.

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