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Steamworld Quest: Hand of Gilgamech – Recensione

Vi raccontiamo una bella storia: c'era una volta un coraggioso manipolo di eroi senza macchia, senza paura... e senza olio lubrificante.

Image & Form Games è un team svedese che si è fatto conoscere ed è successivamente finito sotto riflettori più prestigiosi con la bizzarra serie Steamworld. Con un tower defense, due metroidvania e un gustoso spin-off in salsa strategica, i ragazzi di Göteborg hanno dimostrato di sapersi muovere con scioltezza nello stile cyberpunk e di apprezzare anche il genere western. La vita però ha bisogno di continui stimoli, soprattutto per un gruppo così giovane, che per questo nuovo capitolo della saga ha deciso di provare la difficile strada dei gioco di ruolo. Pur rimanendo fedele alle proprie radici, Steamworld Quest: Hand of Gilgamech si tuffa di testa nell’universo degli RPG classici, aggiungendo un retrogusto un po’ diverso che ultimamente sembra andare di gran moda.

La grafica è simile ai precedenti Steamworld, ma ricorda anche quella dei sublimi titoli Vanillaware.

Robo-punk, a tutti gli effetti

Se negli ultimi mesi vi è capitato di mettere mano all’eccellente Slay The Spire (disponibile su PC ma di imminente arrivo su console) sapete bene quanto può essere divertente un card-RPG. Steamworld Quest riprende quel genere di gameplay, sfrondandolo degli elementi roguelite e ampliandone la componente esplorativa. Inizierete facendo la conoscenza dei primi due personaggi giocabili, anzi… le PRIME due.  Si chiamano Armilly e Copernica, sono due robot di “sesso” femminile e imparerete ad amare il loro modo schietto di esprimersi e la loro tendenza a sottolineare ogni dialogo con battute taglienti e ammiccamenti. Tutti i personaggi di Steamworld Quest sono caratterizzati benissimo, sia nel design che nel modo di esprimersi, al contrario purtroppo della storia che non riesce mai a decollare a causa di uno script abbastanza banale e a tratti confuso. È piuttosto chiaro fin dall’inizio che il lavoro degli sviluppatori si è concentrato principalmente sui personaggi e sul sistema di combattimento, lasciando indietro tutto il resto. Lo si nota anche nella linearità dei livelli, progettati come un susseguirsi di stanze rese ripetitive da un sensibile riciclo degli assets. Fortunatamente tali mancanze strutturali vengono compensate da un gameplay non solo divertente ma anche insospettabilmente profondo e variegato.

Le stanze che incontrerete si assomigliano un po’ tutte ma nascondono una generosa dose di segreti.

Una bella mano

Un breve tutorial iniziale vi permetterà di assimilare le poche e semplici regole del gioco. L’esplorazione, per quanto limitata, è libera e i nemici sono ben visibili su schermo. Ciò significa che sarete voi a decidere quando e come affrontarli, seguendo le consuete regole d’ingaggio che in caso di assalto preventivo concedono un piccolo vantaggio, che si trasforma in svantaggio nel caso veniate colti alle spalle. Una volta iniziato lo scontro lo schermo si dividerà mettendo il vostro party di fronte a quello dei mostri che avete appena incontrato. Si gioca a turni ma invece di avere di fronte una lista di azione come nei vecchi Final Fantasy vi verrà messo davanti un piccolo e variopinto mazzo di carte, che con il procedere dell’avventura si arricchirà di nuove modalità. Ogni opzione di attacco e difesa ha un costo determinato dalla potenza o dal raggio d’azione, ciò significa che non avrete un ventaglio infinito di scelte e sarete costretti a ponderare le mosse… soprattutto quando avrete di fronte qualcosa di più di un ammasso di bulloni.

Le cose si faranno serie quando scoprirete le combo, che cambieranno in base al tipo di carte in gioco. Giocatene tre dello stesso tipo e darete vita ad un attacco aggiuntivo, provatene due contrapposte e potreste scoprire un plus difensivo. Le possibilità sono molte e una delle cose più belle del gioco consiste proprio nello scoprirle, ampliando le variabili di gioco.

Essendo un RPG non possono ovviamente mancare livelli di esperienza ed equipaggiamento variabile. Pur non riuscendo ad avvicinarsi al livello di complessità dei migliori esponenti classici del genere, Steamworld Quest offre una discreta quantità di varianti che vi consentirà di personalizzare a piacimento i vostri personaggi e di aumentarne le statistiche di base.

I nemici comuni hanno un respawn infinito, utile nel caso vogliate aumentare di livello prima di un boss.

Un ottimo inizio

L’avventura richiede all’incirca una dozzina di ore per essere completata, una longevità più che discreta, ampliata ulteriormente da una modalità aggiuntiva nella quale dovrete vedervela con ondate di nemici sempre più potenti. Steamworld Quest rappresenta un ottimo esordio della serie nel genere RPG, che potrebbe diventare trionfale con qualche aggiustamento in vista di un ipotetico e auspicabile sequel. In attesa di conoscere il futuro della saga vi consigliamo vivamente di prenderne in considerazione l’acquisto, su Switch rischia di diventare una sorta di droga legalizzata.

Produttore: Image & Form Games

Distributore: Image & Form Games

Lo puoi giocare su: Switch