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Star Trek Beyond

Il venerabile paradigma sci-fi viaggia verso luoghi già esplorati, ma dà il suo meglio quando procede a tutta forza – sempre guardando al passato
4 / 5

Nonostante il titolo futuristico, Star Trek Beyond funziona meglio quando guarda al passato. Nel terzo capitolo del franchise ripartito nel 2009, il timone passa da J.J. Abrams a Justin Lin, regista di ben quattro adrenalinici Fast & Furious. Due aggettivi che si adattano anche a questo film, per quanto Lin voglia chiaramente rendere omaggio a tutto quanto è venuto prima: qualsiasi Trekkie che non si dovesse commuovere davanti a questa celebrazione per il 50° anniversario, ha ufficialmente un cuore di pietra. L’emozione è ancora più forte per il ricordo di Leonard Nimoy, lo Spock originale scomparso a 83 anni nel 2015, e per la tragica morte a 27 anni di Anton Yelchin, avvenuta il mese scorso per un tragico incidente. Questo film è giustamente dedicato a entrambi.

Ed è un film che li onora. Sembra la versione a megabudget di un episodio della serie tv creata da Gene Roddenberry – solo che lì c’era tempo a sufficienza per sviluppare i personaggi; per chi ha problemi di concentrazione, invece, Star Trek Beyond sarà una bella sfida. La fede e la pazienza, però, portano inaspettati dividendi. Il film si apre con il Capitano Kirk (Chris Pine) e Spock (Zachary Quinto) in uno stato d’animo pensoso: nel mezzo di una missione di cinque anni per conto della Federazione, Kirk si chiede se desidera davvero essere nominato vice-ammiraglio. Preferirebbe che la carica andasse a Spock, che però sta valutando – dopo la morte di Spock Prime (Nimoy) e la rottura con la fidanzata Uhura (Zoe Saldana) – di abbandonare del tutto le faccende umane e tornare su Vulcan per mettere su famiglia da quelle parti. (Vedi alla voce: sopravvivenza della specie). Pine e Quinto hanno il merito di regalare nuova profondità ai loro personaggi.

Ma niente paura: le paturnie evaporano non appena l’Enterprise viene attaccata. Gli sceneggiatori Doug Jung e Simon Pegg, che interpreta Scotty, conoscono bene le regole d’ingaggio. Mentre è attraccata allo spazioporto utopico di Yorktown, dove le culture aliene convivono in armonia e Sulu (John Cho) può riabbracciare il marito e la loro figlia (sì, è gay; anche se il Sulu originale George Takei, gay lui stesso, non ha apprezzato), l’Enterprise viene inviata in una missione di salvataggio che si rivela un’imboscata. Un’orda nemica, guidata dal pauroso Krall (Idris Elba), fa esplodere l’Enterprise, lasciando l’equipaggio separato e abbandonato sul pianeta alieno Altamid.

Questa è la situazione, che dà spazio a qualche gustoso abbinamento. Spock e Bones (Karl Urban, fantastico) si lanciano frecciatine tutto il tempo. Kirk e Chekov (maledizione se è bravo, Yelchin) partono per salvare Uhura e Sulu, che sono stati catturati. E Scotty trova una degna controparte in Jaylah (la Sofia Boutella di Kingsman, che ruba la scena a tutti), un’aliena che non le manda a dire, con i suoi colori di guerra e l’abilità nel combattimento potenziata da una certa musica vintage per duri, chiamata rap (“Mi piacciono i beat e la gente che urla”). Scotty chiama questa bomba “bimba”. Gli piacerebbe, a Scotty.

Ci sono un sacco di punti di svolta nella trama con cui divertirsi. Per fortuna Lin non perde troppi pezzi, e gli attori non si fanno prendere dall’ansia. Elba è un cattivo grandioso, anche seppellito sotto strati di lattice (perché facciamo questo ai nostri attori più bravi ed espressivi? Pensate a Tom Hardy in The Dark Knight Rises, o Oscar Isaac in X-Men: Apocalypse. È come recitare con un sacchetto di carta in testa. Elba ce la fa ugualmente – è in grado di fare tutto – ma è una tendenza che dovrebbe finire).

Lin sfrutta tutta la potenza degli effetti speciali nell’assedio finale di Yorktown, una sequenza che fa quasi saltare il soffitto del cinema. E nonostante questo, Star Trek Beyond riesce a sorprendere ancora di più attraverso l’immagine di un uomo che osserva una fotografia. Quando lo vedrete, capirete di cosa parlo. Sceglierete questo film per l’azione; ma lo amerete per le emozioni che vi regalerà.

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