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Senza le immagini del film, il nuovo ‘Western Stars’ è uguale a quello vecchio

Accompagnato da un’orchestra, Bruce Springsteen rifà in modo fedele le canzoni dell’album uscito in giugno. I pezzi più pop rendono meglio e la cover di ‘Rhinestone Cowboy’ è una chicca
4 / 5

Bruce Springsteen l’ha detto apertamente: «Ho pubblicato un album e non lo porterò in tour, ma vorrei ugualmente che la gente lo ascolti dal vivo». Per questo motivo, Western Stars – Songs from the Film rimarrà probabilmente un unicum nella carriera di Bruce: una fedelissima riproduzione dal vivo del disco pubblicato in giugno che viene suonato davanti a una manciata di amici con la band e il supporto di un’orchestra di trenta elementi. L’album è spesso talmente simile all’originale da dare l’impressione che possa funzionare solo se accompagnato dalle immagini del film che rendono l’ascolto un’esperienza estremamente intensa e, per certi versi, più completa dell’opera originale.

Nonostante l’assoluta fedeltà musicale al disco registrato in studio, le nuove versioni sono più vivide, più luminose, più ricche di pathos. In particolare, è la voce di Springsteen ad uscirne meglio, soprattutto nei pezzi più pop come There Goes My Miracle. L’originale suonava come una canzone qualunque dell’ultimo repertorio della E Street Band. Qui acquisisce una tensione diversa e una nuova spontaneità grazia alla rimozione di orpelli e controcanti presenti nella versione in studio. Tra le poche variazioni musicali va citata la nuova coda di The Wayfarer, probabilmente frutto di un’improvvisazione estemporanea, che migliora ulteriormente uno dei brani più convincenti dell’ultimo Springsteen. Sono particolari forse impercettibili per l’ascoltatore distratto, ma rappresentano il principale motivo di interesse di un’operazione di questo tipo. Chi si chiede che senso abbia pubblicare nell’arco di quattro mesi due album sostanzialmente identici sappia che il film è il prodotto e non l’origine di questi brani.

La scelta di chiudere Western Stars – Songs from the Film con una cover di Rhinestone Cowboy, scritta da Larry Weiss e portata al successo da Glen Campbell nel 1975, è una scommessa. Apparentemente distante dal mood generale dell’opera, il brano correva il rischio di apparire come un corpo estraneo. Invece, complice la vicinanza concettuale fra il protagonista della canzone e i personaggi ritratti da Springsteen e in qualche modo anche con la biografia del cantante, Rhinestone Cowboy è l’epilogo perfetto del film e della parabola dei personaggi di Western Stars, Springsteen compreso. Tutti alla ricerca di un equilibrio tra l’accettazione del proprio passato e la voglia di scappare, lasciandoselo alle spalle.

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