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Run The Jewels – Run The Jewels 3

Leggi la nostra recensione del disco dei Run The Jewels su Rollingstone.it
4 / 5

Run The Jewels 3 è uscito a sorpresa in free download il giorno di Natale. C’è da dire che la sorte non ha aiutato molto Killer Mike ed El-P, che se l’erano studiata per bene a tavolino per fare un regalone ai fan sfruttando il passaparola e poi arriva il povero George Michael a lasciarci lo stesso giorno. Attraendo così (e giustamente) tutta l’attenzione. Un gioco di notizie maggiori che oscurano quelle minori che per qualche motivo mi ha ricordato la storia del compianto Gigi Sabani, morto una manciata di ore prima del Papa.

Ma esaurite le lacrime per il cantante inglese possiamo concentrarci meglio sul terzo capitolo della saga RTJ, nata nel 2012 con El-P che produce R.A.P. Music di Killer Mike e diventa una collaborazione alla pari l’anno successivo con l’uscita del primo Run The Jewels. Come si sono mossi i due da allora? Sicuramente molto bene, sdoganando oltreoceano un materiale ad alto rischio esplosivo che deve moltissimo al grime inglese, sia nelle produzioni minacciose di El-P che nelle rime velocissime (quasi abbaiate) di entrambi. Senza contare poi la componente politica dei brani, che con questo RTJ3 va ad affilare ancora di più la lama già tagliente che era RTJ2.

E se nei precedenti dischi la rabbia verso i soprusi della polizia sui più deboli e le minoranze etniche era soltanto urlata, con l’elezione di Donald Trump e la conseguente ondata di razzismo i Run The Jewels ci invitano a passare dalle parole ai fatti. “Molotov cocktails thrown in the air / CNN got dummy Don [Donald Trump, ndr] on the air” rappa il colosso Killer Mike in Thieves! (Screamed The Ghost), un richiamo a scendere in strada, anche armati di bottiglie incendiare se necessario, per riprenderci il futuro che ladri (thieves) come Donald Trump, Putin e compagnia allegra ci stanno portando via. In questo senso è interessante notare come, la parola Molotov, la si incontri con una frequenza impressionante lungo tutto l’album. “Ma in ultima analisi, una sommossa è il linguaggio degli inascoltati”: un campione del discorso pronunciato da Martin Luther King alla Stanford University nel lontano ’67 mette fine ai dubbi se sia lecito o meno armarsi contro il populismo e chi se ne serve.

Al di là del lavoro impeccabile di El-P sui beat—Panther Like A Panther e Stay Gold senza un subwoofer da cui spararle sono come una pistola senza grilletto—il valore di un disco come RTJ3 è dato dal messaggio: ci si può ritrovare sotto un palco a saltare o per strada a lottare per lo stesso nobile motivo.

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