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“Return of the Obra Dinn” ci trasforma in detective d’altri tempi

L’apprezzato autore indie Lucas Pope ritorna a sei anni da Papers, please con Return of Obra Dinn per scardinare di nuovo la formula del videogioco. E dopo averci conquistato con la versione PC, ecco ora quella per console (che è anche meglio)

Dopo essere uscito inizialmente solo su PC, Return of the Obra Dinn è da pochissimo disponibile anche su Switch, Xbox One e PS4.

Mentre nello strato più mainstream dei videogiochi l’impronta autoriale fatica a emergere, come abbiamo documentato nella recensione di un gioco di cui forse potreste aver sentito parlare in questi giorni, nel sottobosco indie i nomi sono ancora importanti. E quello di Lucas Pope è uno dei più pesanti, dopo appena un gioco. Al giovane americano residente a Tokyo è bastato scrivere, dirigere, programmare e pubblicare (sì, lui ha fatto davvero tutto da solo) Papers, please nel 2013, titolo che mette il giocatore nei panni di un funzionario di frontiera in una dittatura distopica, per attirare su di sè un fiume di attenzioni. Per questo, nonostante i circa quattro anni di ritardo sulla tabella di marcia da lui tracciata, l’attesa per il suo nuovo gioco, Return of the Obra Dinn, è rimasta altissima.

Per riconoscere le persone coinvolte nei delitti cristallizzati si può utilizzare il materiale fotografico a disposizione nel diario.

Bastimento carico carico di?

È il 1807 quando il vascello commerciale Obra Dinn ricompare in porto dopo aver fatto perdere ogni traccia di sé per oltre quattro anni. A bordo non si ode una voce: l’intero equipaggio composto alla partenza da 60 uomini è ridotto a un pari numero di cadaveri sparsi sull’intera superfice dello scafo. Il compito di ricostruire gli avvenimenti che hanno condotto a questo infausto fato spetta a un giovane ispettore assicurativo munito solo di una manciata di documenti sulla nave, ma soprattutto di un orologio da tasca dalle prodigiose potenzialità. Aperto nei pressi di un cadavere, operazione che il gioco compie in automatico la prima volta in cui è possibile, l’apparentemente innocuo segnatempo getta invece il suo utilizzatore nell’istante cristallizzato in cui l’uomo ai suoi piedi ha trovato la morte. Ciò che il giocatore si trova davanti dopo aver scoperchiato il quadrante è un fermo immagine tridimensionale, una sospensione temporanea dello scorrere del tempo in cui un proiettile galleggia in aria a pochi centimetri dal cranio di qualcuno, una mazza sta per schiantarsi su di un volto o un barile è in procinto di avviarsi verso una caduta che si rivelerà fatale per chi si trova pochi metri più in basso. Se le cause della morte, in molti casi come quelli citati, sono facili da comprendere, il compito dell’assicuratore non si ferma qui. Per venire a capo del mistero che circonda la Obra Dinn c’è da ricostruire anche l’identità del morto e, se possibile, anche quella del suo esecutore. Per riuscire in questa parte di gioco è necessario dunque munirsi di una buona dose di pazienza e arguzia, degne del perfetto solutore della Settimana Enigmistica. Le scene cristallizzate a cui si assiste nascondono piccoli dettagli, come un nome pronunciato o un’indicazione sulla professione, che consentono di ricollegare volti e divise a quelle delle figure raffigurate nei pochi documenti fotografici a disposizione fin dall’inizio.

Return of the Obra Dinn si può finire in circa 4 ore, arrivando però al finale triste riservato a chi non risolverà il mistero.

Mistero risolto?

Parte dell’atmosfera che avvolge Return of the Obra Dinn come la leggera foschia mattutina del porto è dovuta al suggestivo stile grafico scelto da Pope, che immerge il suo gioco in un’estetica bianco e nera a un solo bit, come se fosse visualizzato su un vecchio Macintosh. Il resto è dato dall’arguzia con cui Lucas Pope ha legato insieme i pezzi di un puzzle che prima ha scagliato in aria e poi ha paralizzato nel momento casuale della loro ricaduta. Le vite e le morti di sessanta uomini si incastrano tra i dettagli che le hanno accomunate in un’alternanza di capitoli, raccontati senza seguire la sequenza temporale, che sulle prime spiazza e assume un senso compiuto solo sul finale. Sempre che ci si voglia o si riesca ad arrivare al finale, perché il diario di bordo conferma le proprie teorie sullo svolgersi degli eventi solo dopo aver trascritto un tris di ipotesi corrette e capiterà con frequenza di brancolare nel buio. Ma il destino della Obra Dinn si trova tutto lì, nel racconto di quelle morti, celato tra le pieghe di eventi che presi singolarmente sono piccole sciagure, ma che una volta collegati tra loro compongono un mosaico enorme in cui la bellezza della composizione supera quella della somme delle singole tessere. Con Return of the Obra Dinn, Lucas Pope si conferma un game designer coi fiocchi e suoi giochi vere esperienze fuori dagli schemi canonici, ma al contempo capaci di rispettare quel patto implicito col giocatore che viene siglato nei primi minuti, senza tediarlo o frustrarlo.

Produttore: 3909

Distributore: 3909

Lo puoi giocare su: Switch, Xbox One, PS4, PC

Non mancano i momenti di blocco, ma ciò che serve per superarli è sempre nascosto all’interno della grammatica utilizzata dal gioco.