‘Red Notice’, ovvero: vi ricordate le star del cinema? Ora sono sprecate in baracconate come questa | Rolling Stone Italia
Home Recensioni

‘Red Notice’, ovvero: vi ricordate le star del cinema? Ora sono sprecate in baracconate come questa

Il carisma in stile ‘Old Hollywood’ di Dwayne Johnson, Ryan Reyndols e Gal Gadot non si discute. Ma invece della ‘buddy comedy meets 007’ a cui ambisce, questo blockbuster rischia di essere solo un ‘contenuto’ Netflix in più

Ryan Reynolds, Gal Gadot e Dwayne Johnson in ‘Red Notice’

Foto: Frank Masi/Netflix

C’era una volta a Hollywood: qualcuno capì che la gente che c’era nei film mandava altra gente a vederli, quei film. Ma quelle persone non potevano essere chiunque: dovevano essere certe persone. Persone che avessero quel qualcosa in più, quell’indescrivibile qualità che faceva innamorare la cinepresa di loro, e il pubblico ancora di più. Hanno iniziato a chiamarle stelle del cinema, lasciando intendere che fosse qualcosa che si sarebbe consumata presto, la cui fiamma si sarebbe spenta fino alla definitiva dissolvenza al nero. Quando in un film riuscivi ad ingaggiare una Clara o un Chaplin, una Marilyn o un Marlon, un Clooney o una Julia, sapevi quello che avevi tra le mani. Alcune di quelle stelle erano attori versatili; ad altri il concetto di “spettro interpretativo” importava ben poco. Potevano vestire i panni di una starlette, o di un chirurgo cieco, o di un poliziotto messo di fronte a una scelta difficile, o di un emigrante che vedeva il volto di Dio in una patata: a nessuno fregava. Si andava al cinema solo per vedere loro, quei doppi ingigantiti sullo schermo.

Poi è successa una cosa curiosa. (Sì, bambini, il nonno vi sta raccontando una storia.) Le stelle del cinema sono diventate qualcosa di più simile alle comete, un evento piuttosto raro, che si manifesta nel cielo con molta meno frequenza. Alcune le troviamo ancora sui red carpet e sulle copertine delle riviste (ehm…), e stanno lì per soddisfare il nostro eterno bisogno di simboli e archetipi. Ma nel XXI secolo è diventato sempre più difficile vendere e sostenere questo sistema. Bastano due weekend di incassi scarsi e… sayonara. Anche i progetti cosiddetti “all-star” non sono più una garanzia di successo: solo un terzo del cast di Ocean’s Eleven poteva vantare il nome scritto in grande, sulla locandina; i colleghi che occupavano il livello appena più basso della Serie A si sono spostati su tv e piattaforme.

Ora è l’epoca della cosiddetta proprietà intellettuale. Puoi vendere biglietti per film che sono diventati un brand a chiunque nel mondo. E puoi rimpiazzare qualsiasi attore che li interpreta, perché chiunque stia dietro una maschera non conta quanto la maschera stessa. Fino a dieci anni fa, molti probabilmente non sapevano nemmeno chi fosse Chris Evans. Ma ora tutti sanno dirti chi interpretava Captain America.

Chi ama il cinema e pensa che lo star-system sia parte integrante del pacchetto potrebbe essere tentato dall’immaginare chi avrebbero scritturato per Red Notice in altre epoche della storia di Hollywood. Fidatevi di noi: vi servirà un giochino che vi distragga durante la visione di questa fiacchissima baracconata. C’è stata un’era in cui nel ruolo del profiler dell’FBI avrebbero chiamato Burt Lancaster, in quello del ladro di gioielli Jerry Lewis e in quello della misteriosa femme fatale Audrey Hepburn. Oppure chiudete gli occhi e pensate, in quei tre ruoli, a Sylvester Stallone, John Belushi e Faye Dunaway, tutti a inseguirsi in giro per il mondo per mettere le mani su tre uova d’oro di inestimabile valore un tempo appartenute a Cleopatra. E perché invece non chiamare Clint Eastwood, Eddie Murphy e Demi Moore, e piazzarli su yacht e auto in corsa? L’idea alla base di questo blockbusterone è proprio quella di prendere tre volti molti famosi e buttarli dentro questo generico mash-up tra thriller alla 007, buddy comedy e I predatori dell’arca perduta – per avere in cambio niente di tutto ciò.

In passato, Red Notice sarebbe stato uno dei titoli caldi della stagione estiva americana, con tanto di tappeto rosso dover far posare i protagonisti alla maniera degli scatti sui muri dei Planet Hollywood: ci avrebbero fatto credere che gli dèi sono ancora tra noi. Ora è soltanto un “contenuto” in più, messo lì tra una satira distopica sudcoreana e la nuova stagione di The Great British Baking Show. Tutti i nomi coinvolti sembrano comprendere bene il fatto che Red Notice – che sta ad indicare la classificazione dell’Interpol riservata ai criminali più ricercati del pianeta – sarà fruito sulla piattaforma che lo ospita. Perciò, ragazzi, scendete in pista e fate solo quello che la gente stravaccata sul divano si aspetta da voi.

Dwayne, sei uno dei più convincenti performer da grande schermo del momento, perciò sentiti libero di… stare semplicemente fermo e piazzare qualche occhiataccia severa. Ryan, alza fino a 100 il livello di cazzonaggine a cui ci hai abituati, e chiudi ogni tua singola battuta con un commentino sagace. Gal, fai qualsiasi cosa che non ti capita di fare – inclinare la testa? fare la ramanzina a quelli che sembrano due ragazzini? – visto che non sei impegnata a deviare pallottole coi tuoi braccialetti da amazzone. Non ti curare dei buchi di sceneggiatura o dei colpi di scena decisamente “state scherzando?”, e non ti chiedere chi sono questi personaggi, cosa fanno e dove vanno. Andate tutti a fare le stelle del cinema in locali esotici – ma senza il divertimento che solitamente si accompagna a scenari come questi.

Siamo dunque costretti a berci tutto quello che ci passa davanti mentre il regista-sceneggiatore Rawson Marshall Thurber aziona la macchina da presa? (Parentesi: si era garantito un pass permanente per l’Olimpo per averci dato Dodgeball, ma questo test nei confronti della nostra tolleranza lascia intendere che sia forse arrivata l’ora di revocarglielo.) C’è qualcosa di incredibilmente modesto in questo progetto, dallo spreco delle preziose risorse impiegate alla sensazione di stare assistendo all’esalazione dell’ultimo respiro da parte di una formula stravecchia. È come stare due ore a fissare un luccicante epitaffio. Forse non potremo più confezionare le stelle del cinema di una volta. Ma di certo potremmo fare film con quelle star anche solo un po’ più decenti di questo.

Perché prendere Una Delle Ultime Vere Movie Star Viventi (Dwayne Johnson), Un Bellissimo Cazzone Che Fa Pure Incassare (Ryan Reynolds) e Un’Icona Globale Che Sa Menare Duro Anche In Abito Da Sera (Gal Gadot) e farli girare come trottole tra Bali, Roma e Il Cairo, sempre impeccabili nelle loro tenute casual e continuamente ammiccanti nei confronti del pubblico? Il fatto che due di loro siano stati consacrati da due franchise dei cinecomic – e il terzo sta per fare il suo ingresso nell’Universo DC, dopo anni di wrestling e un ruolo chiave nella saga di Fast & Furious: Johnson era di fatto già un supereroe – vi dà l’idea di come il sistema funzioni oggi. L’unica cosa da apprezzare è la compostezza dimostrata da Netflix. Poteva andare peggio: la piattaforma avrebbe potuto vendere questo film semplicemente con il claim: “Deadpool e Wonder Woman fanno diventare pazzo Hobbs”.

Da Rolling Stone USA