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Red Dead Redemption 2, o le conseguenze della libertà

Il videogame più ambizioso di tutti i tempi è arrivato. Ecco la nostra recensione

“Siamo delle cattive persone, signora. Ma non siamo come loro”. A parlare è Arthur Morgan, un fuorilegge, e “loro” sono gli uomini di una gang rivale, gli O’Driscoll, che hanno appena commesso una delle atrocità che nel vecchio West costituivano una faccenda quotidiana.

È solo una delle tante frasi memorabili con cui è possibile iniziare una recensione di Red Dead Redemption 2, uno dei videogame più importanti e attesi di questo autunno che finalmente è arrivato, otto lunghi anni dopo il capitolo precedente. Anche chi non segue con attenzione le uscite dei videogame ormai saprà di questo evento, che come pochi altri ha conquistato spazio anche sui media mainstream.

Per chi era distratto: RDR2 è un videogame open-world, seguito di uno dei titoli più belli, complessi ed emozionanti mai realizzati. Si svolge nel 1899, quindici anni prima dei fatti narrati nel capitolo originale, e ha come protagonista Arthur Morgan, uno dei principali membri della banda di fuorilegge capitanata dal carismatico Dutch Van Der Linde. In fuga dalla Legge dopo un colpo andato parecchio male, Dutch, Morgan e i loro compagni viaggiano verso est attraverso l’America, dietro a un’illusione: quella di resistere a un mondo che cambia, e che inesorabilmente toglie spazio e libertà a persone come loro. Questo orizzonte che si sposta continuamente prende le forme fumose e mitiche del Grande Colpo: quello che sistemerà tutti. Ma un fuorilegge non può cambiare facilmente l’unica vita che è capace di vivere.

Nel corso di questa lenta e cadenzata fuga, la banda – composta da uomini, donne e bambini – sposta il suo accampamento lungo diversi ambienti del territorio americano – montagne innevate, pianure, grand canyon, villaggi di cacciatori, paludi irrespirabili, grandi centri in procinto di diventare città. La trama, così come avveniva anche nel precedente RDR, ha importanti svolte e colpi di scena, su cui ovviamente non anticipiamo nulla. Qualcuno sta già affermando che RDR2 ha la narrazione singola più bella di tutta la Storia del videogame.

Anche non sbilanciandoci così, possiamo comunque abbandonare le reticenze: RDR2 è semplicemente il gioco più complesso, ambizioso e realistico mai realizzato. Che sia il migliore o meno è impossibile da stabilire e sarebbe anche stupido farlo, perché entrano in gioco infinite variabili tra cui il periodo storico in cui un titolo è apparso, la tecnologia di volta in volta disponibile e il gusto personale. È come paragonare Quarto potere a The Departed, giusto per citare due film universalmente considerati capolavori. Ma sulla vastità e sulla perfezione dell’esecuzione di RDR2 c’è poco da discutere. È sfrutto di uno sforzo che non ha paragoni nella storia dei videogame, compiuto da Rockstar Games – lo sviluppatore noto soprattutto per avere creato l’iconica saga di Grand Theft Auto. Il quinto capitolo della serie, uscito nel 2013, grazie alle vendite e a un multiplayer popolarissimo e in costante evoluzione ha fruttato a Rockstar profitti vertiginosi, che hanno potuto così finanziare il progetto di RDR2, un titolo da centinaia di milioni di dollari, diversi anni di sviluppo e migliaia di persone in tutto il mondo coinvolte nel progetto.

Non male per un western, un genere narrativo sulla carta poco cool che negli ultimi anni sembra tornato al centro della scena, tra pellicole come Revenant di Iñarritu e The Hateful Eight di Tarantino e serie tv di culto come Godless e Westworld.

Ed è proprio con Westworld che RDR2 sembra inevitabilmente costituire un binomio, uno di quei nodi culturali che definiscono il senso (o uno dei sensi) di un’epoca. Sarà per il fotorealismo che spesso confonde la barriera tra reale e fittizio – la riproduzione della luce, delle condizioni atmosferiche, dei movimenti, dei suoni e più in generale della complessità della natura in RDR2 non ha eguali in nessun altro videogame. Oppure per l’avanzata intelligenza artificiale dei personaggi non giocabili, capaci di interagire con il comportamento del protagonista, che sia una provocazione o un gesto amichevole, e addirittura di ricordarsi delle azioni da lui compiute. Ma oggi RDR2 e Westworld sembrano andare insieme quasi come testo e metatesto, con la particolarità che in questo caso il metatesto (Westworld) è apparso prima.

Perché, e apparirà chiaro a chiunque si immerga anche solo per poche ore nel suo mondo, RDR2 sembra concepito per lasciare che ognuno porti avanti la propria storia secondo il libero arbitrio. Forse è fin troppo semplice vedere in RDR2 il corrispettivo del parco tematico di Westworld, dove i visitatori/giocatori hanno (anche) la possibilità di praticare violenza sugli androidi senza conseguenze. Ma un mondo così vivo, come quello creato da Rockstar, è quanto di più simile sia disponibile oggi.

Nelle mie scorribande sul territorio di RDR2 mi è capitato di sentirmi in colpa per avere malmenato eccessivamente un debitore, oppure per avere spaventato qualcuno senza volerlo a causa del sangue sui miei vestiti (avevo appena scuoiato un capriolo). Perché? Perché questi personaggi hanno reagito. E mi hanno messo di fronte alle mie azioni. Quando le intelligenze artificiali sono così responsive, capaci per di più di ricordare le proprie esperienze, fanno emergere questioni etiche rispetto al proprio comportamento verso di esse. Non arriveremo a parlare di diritti delle intelligenze artificiali, ma la strada è quella.

Certo, ci sono momenti della trama in cui è necessario ricorrere alle armi, e sarà inevitabile lasciare sul terreno un bel po’ di vittime. Nei videogame, anche nei migliori, gran parte del divertimento è ancora sparare – che sia a umani, alieni, blocchi, mostri o animali, poco importa. In RDR2 capita spesso di dover ricorrere alla legittima difesa, perché il viaggiatore solitario nel West segue la regola che prima si spara, poi si fanno domande. Ma per gran parte del gioco è possibile scegliere se vivere secondo il proprio Onore (in maiuscolo, perché in qui è un valore preciso, che genera conseguenze per il giocatore) o meno.

Insomma: com’è realistico per un’epoca e un luogo in cui il rispetto della Legge era un concetto ancora relativo, in RDR2 chi è in cerca di guai li troverà. Com’è successo al sottoscritto, che già nelle prime ore di gioco, in seguito ad alcune scelte discutibili ma non di per sé particolarmente abiette, si è ritrovato con una taglia di quasi 300 dollari sulla testa. Scoprirete che in RDR2 racimolare onestamente 300 dollari per pagare la propria taglia, ed essere così liberi di circolare liberamente senza essere braccati dai cacciatori di taglie, è un processo lento e difficile. Quindi la tentazione di trovare quei soldi rapinando qualcun altro, rinnovando così il circolo vizioso dell’illegalità, è sempre presente. Anche qui, le analogie con la realtà sono evidenti.

Se una cosa ci insegna il mondo meraviglioso e brutale di Red Dead Redemption 2, è che il Sogno americano – di Arthur Morgan, di una nazione e di tutti noi – era già fallito in partenza. Se non è realismo puro questo.

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