Manuel - Dario Albertini
Recensioni

Manuel
Dario Albertini


Il neorealismo italiano del nuovo millennio ha in sé una forza e una modernità che sorprende. Si va dai Vicari e i Munzi fino ai Cuori puri di De Paolis, e ora Manuel, esordio nel cinema di finzione di Dario Albertini, documentarista indipendente e pasoliniano, gran musicista – sentire la colonna sonora per credere, se non ci si fida del curriculum (è uno degli storici collaboratori dei Tiromancino) -, regista di videoclip.

La sua Civitavecchia è il teatro del viaggio doloroso di un 18enne che deve affrontare la vita solo con la sua faccia da schiaffi e i suoi occhi strafottenti e teneri. Sono quelli di Andrea Lattanzi, talento notevole che incarna Manuel – esiste davvero, il cineasta lo ha incontrato per il suo documentario La Repubblica dei Ragazzi – nel suo viaggio alla ricerca di una libertà dalle regole e da un’esistenza che sembra già segnata.

Appena maggiorenne deve lasciarsi alle spalle gli errori e riscattare anche quelli della madre, tra incontri speciali – che bravi Gorietti, Di Carlo, Scarpa – e la vita che presenta il conto, troppo salato per un ragazzo.

Albertini compone una sinfonia ruvida e bellissima, incastra le immagini in musiche e rumori, gli attori nella realtà di una periferia vera e vivida, la scrittura dentro a un percorso visivo che pesca dal documentario, senza mai perdere il gusto della narrazione e della scelta di campo e di una visione mai ideologica. Il pudore con cui le scene più emotive rimangono lontane è il segno non solo cinematografico di un lavoro di altissimo livello. Rassegnatevi, gli occhi di Manuel non vi si staccheranno di dosso.