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‘Persuasione’ è un buon adattamento di Jane Austen? Parliamone

Dakota Johnson è deliziosa, e anche il resto del cast funziona. Ma questa versione by Netflix del celebre romanzo non rende giustizia alla scrittrice inglese. E annoia parecchio

Dakota Johnson è Anne Elliot in ‘Persuasione’

Foto: Netflix

Una delle cose più importanti che accadono in Persuasione, il nuovo adattamento firmato Carrie Carcknell e disponibile su Netflix dell’ultimo romanzo di Jane Austen, è già avvenuta prima dell’inizio del film. Anne Elliot (Dakota Johnson) un tempo è stata innamorata, e nell’invidiabile posizione di poter vivere quell’amore per sempre. Invece ha scelto di non farlo. O meglio: è stata persuasa a rinunciarvi. L’uomo di cui era innamorata, un marinaio di nome Frederick Wentworth (Cosmo Jarvis), apparteneva a una classe inferiore alla sua. La loro unione sarebbe stata inopportuna per gli standard del XIX secolo. Perciò lei lo ha scaricato.

Persuasione è la storia di quello che succede otto anni dopo, quando Wentworth ha ormai ottenuto il grado di capitano e la famiglia di Anne è finita in bancarotta per via delle scelte finanziarie poco oculate del padre. È proprio allora che, ovviamente, i due vecchi amanti si ritrovano. Il dramma provocato da quell’imminente umiliazione è irresistibile, e Persuasione non è certo il tipo di storia che oppone resistenza a tutti questi incroci dettati dal caso. «Non c’è nulla di peggio che pensare che la tua vita sia andata in rovina, e poi accorgersi che in realtà puoi precipitare ancora», dice Anne. E, subito dopo, inciampa per davvero.

Naturalmente, la Anne Elliot del nuovo Persuasione non è il genere di eroina da drammone in costume della BBC. La cifra di questa Anne è l’anacronismo. È intelligente e generosa, inquieta e allergica al paternalismo maschile, ma secondo modalità che sono fedeli a Austen. Ma è anche colei che rompe la quarta parete e si ubriaca di vino come la millennial ormai cresciuta di una dramedy firmata Nancy Meyers. Una donna non sposata, in un romanzo di Austen, è un problema. O, quantomeno, tutti quelli che le stanno attorno sembrano considerare il suo destino come un problema. Anne Elliot, una delle eroine più mature dell’intera opera di Austen, è molto consapevole di tutto questo. E, in questa versione moderna, conduce la sua vita con un misto di arida rassegnazione e noia talvolta anche piacevole; e ci porta nelle dinamiche delle sue giornate sempre uguali attraverso uno stile ammiccante che sembra quello dei tweet o delle didascalie di Instagram. «Una volta mi sono quasi sposata», rivela all’inizio del film ricordando uno dei momenti più belli del suo passato. «Ora sono una single convinta».

In realtà, non lo è. Ed è proprio qui che sta l’ironia. Fin dall’inizio, Persuasione grida forte e chiaro la sua convinzione del fatto che questa particolare eroina di Jane Austen era più avanti del suo tempo, per via della sua ironia e della sua consapevolezza di sé. Ma le eroine di Jane Austen sono sempre state più avanti del loro tempo: modernizzarle in modo così esplicito è una ridondanza inutile. Si continua a farlo perché le relazioni e le dinamiche narrate in quei romanzi ci appaiono senza tempo (e continuano a insegnarci qualcosa). Sono soggetti fatti e rifatti mille volte, un po’ come avviene con l’opera di Shakespeare. I drammi, le tensioni, le gioie ci sono tutti così familiari che potremmo anche fare a meno di citare esplicitamente Jane Austen.

William/Henry Golding e Frederick/Cosmo Jarvis si contendono Anne/Dakota Johnson. Foto: Netflix

Almeno in questo caso, sarebbe stato più saggio. Intitolare questo film Persuasione e spacciarlo per un adattamento fedele del romanzo vuol dire ridurre l’intelligenza e lo spirito di Austen. Il difetto maggiore di questo film è, probabilmente, il suo essere noioso, cosa che Austen non è mai. L’unica cosa che non mi ha fatto abbandonare la visione è stato osservare i meccanismi della trama, che sono però frutto del genio di Jane Austen, e vedere l’eroina in questione «combattere contro le proprie convinzioni», vale a dire: essere costretta a scegliere tra due uomini ugualmente affascinanti e ricchi, ma anche, ciascuno a suo modo, respingenti e ingessati (uno è il già citato Wentworth; l’altro il William Elliot interpretato da Henry Golding). Quanto all’umorismo ficcante di Anne, il film si limita a mostrarci i pur adorabili ammiccamenti che hanno fatto guadagnare a Dakota Johnson la parte.

A suo favore, Persuasione ha la diversity delle scelte di casting, un po’ in stile Bridgerton, e la brillantezza delle performance, da quella di Johnson a quelle dei tanti comprimari (Mia McKenna-Bruce nei panni di Mary, la capricciosa e vanesia sorella di Anne, o Richard E. Grant in quelli dell’effervescente padre). Il cast si sforza il più possibile di rendere Persuasione un vero e proprio racconto e non solo una galleria di personaggi da guardare una volta e dimenticare per sempre. Il resto del lavoro lo fa, come dicevamo, Jane Austen. Ma tutto resta troppo medio, se non mediocre, per renderle giustizia.

Da Rolling Stone US

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