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Perché è così difficile amare Zayn?

La buona notizia è che l'ex One Direction ha deciso di fare musica che gli somigli, senza fare il piacione. La cattiva è che le canzoni di 'Nobody Is Listening' potrebbero osare di più

Zayn

Foto: Nabil

Nell’epoca in cui tutti insegnano tutto a tutti, meglio se nelle stories, Zayn Malik è una mosca bianca. Ha 38 milioni di follower ma non usa Instagram, giusto qualche post ogni tanto, più che altro per annunciare musica: «Come si possono amalgamare tutte le opinioni e aspettarsi che non si creino problemi per la mente delle persone?», ha dichiarato a VMAN un paio d’anni fa. «Questo è il motivo principale per cui non credo nei social media: credo allevino pecore, non leoni».

Scelta comprensibile, dato che ogni volta che ha aperto bocca si è scatenato il delirio. Lui ci ha messo del suo, eh, con qualche tweet che è rimasto nella storia degli amanti delle shade. Tipo quando, dopo aver lasciato i 1D e firmato con la RCA, scrisse: «Ora è tempo di fare musica vera!». Pensate alla faccia degli altri quattro. E quel tweet non è l’unico. Certo, non dev’essere stato facile essere uno dei One Direction. Ma nemmeno una delle Spice Girls, dei Take That, delle Little Mix. Non è un caso caso infatti se, a una certa, qualcuno molla. La Geri Halliwell dei One Direction è stata proprio Zayn: era il 2015 quando annunciò di aver lasciato la band, spezzando il cuore a migliaia di fan.

«Ora è tempo di fare musica che mi rappresenti»: promessa mantenuta, in cinque anni sono usciti ben tre dischi di Zayn. L’ultimo arriva oggi, dopo Icarus Falls del 2018 e Mind of Mine del 2016. Entrambi accolti positivamente dalla critica, con la differenza che, mentre Mind of Mine era stato un successone, Icarus Falls no. Per niente, aggiungeremmo. Nonostante fosse un buon disco e tutto il resto. Perché? Perché la musica non basta più, soprattutto se sei (o sei stato) un teen idol che non vuol avere niente a che fare col passato. Apice di questa storia raggiunto l’anno scorso, quando Zayn è stato l’unico dei One Direction a non postare nulla sui social riguardo il decimo anniversario della band. Apriti cielo.

Insomma, Zayn ha evitato in tutti i modi di dare ai fan della band quello che volevano, costruendosi negli anni un’immagine un po’ oscura, schiva, di cui si è parlato molto per cose che non sono musica: la sua relazione con Gigi Hadid, la figlia che ha avuto con Gigi Hadid, i commenti su Twitter che dicevamo prima. Ma meno per la sua musica. Pochissimi live, concerti men che meno, interviste idem. Molto più semplice amare Harry Styles, se vogliamo restare in zona: simpatico, socialmente impegnato, fa tour dopo tour, adora i suoi fan e i suoi fan adorano lui. Ma lo adora pure chi non ha mai ascoltato una sua canzone. Posa per i grandi nomi di moda, gira film, elargisce sorrisoni. Con Zayn è più tosta, effettivamente. Bisogna mettercisi di più. Peccato, perché le intenzioni nel nuovo disco, Nobody Is Listening, non sono niente male. Non ci sono tutte le tracce che componevano il disco precedente (27, troppe per tutti), ma 11 brani che partono con Calamity, traccia parlata in cui canta «Can I resist the dark abyss? Leave a mark on this with no start, just exist», e che si chiude ripetendo il titolo del disco come un mantra: «Nobody is listening to me, nobody is listening to me, nobody is listening to me» (riferimento al disco precedente? Chissà).

Dal punto di vista del sound, niente di nuovo all’orizzonte: il disco è una manciata di brani r’n’b costruiti su beat lenti e spaziosi, prodotti in maniera essenziale, in alcuni casi solo su un riff di chitarra. Un buon esempio è il singolo Vibez, tra le più riuscite del disco e di cui potete vedere il video qui sotto:



I grandi temi restano le relazioni, l’amore, i dubbi. Come in Outside, tra le più intime delle 11, in cui Zayn utilizza il suo falsetto migliore e dice: «I’ll let you decide to leave my love outside, or let me in». Ci sono due feat a smuovere un po’ le acque, uno con la cantante americana SYD e l’altro con Deviln, su Windowsill, altro tra i momenti più riusciti del disco. Poi c’è Unfuckwitable, in cui canta di essere «così stanco dei falsi amici e del finto amore. Non c’è tempo per le bugie, ho trovato un modo per andare più in alto»; e Tightrope, in cui campiona un brano del 1960 del cantante indiano Mohammed Rafi per dire alla persona che ama: «Sono pronto a lasciarmi andare, qualcosa mi diceva che eri tu».

Nobody Is Listening è un po’ così: lo metti su, schiacci play e in men che non si dica sei arrivato alla fine. Piacevolmente, ma senza soffermarsi su nessuna traccia in particolare. Proprio ieri, prima dell’uscita, ho chiesto alle mie cugine – molto più giovani e in target di me – cosa pensassero, in generale, delle ultime canzoni dell’ex One Direction. Così, per avere un parere multigenerazionale. Mi hanno risposto entrambe allo stesso modo: belle, ma alcune si assomigliano un po’ troppo. Credo sia tutto lì.

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