Kings of Leon, la recensione di 'When You See Yourself' | Rolling Stone Italia
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Per i Kings of Leon c’è vita oltre il rock da stadio



Cosa succede quando una band abituata alle arene scrive un disco in piena pandemia? La risposta è ‘When You See Yourself’, album sorprendente che porta la band dei Followill in una nuova direzione

Il frontman dei Kings of Leon è un idealista del rock da stadio. Caleb Followill è un fervente sostenitore di chi non ha paura di alzare la posta del rock’n’roll e prendersi dei rischi. “Come in una melodia mainstream / voglio tirarti dentro”, cantava nell’ultimo disco della band, Walls, la giusta rappresentazione di come la musica della band ha conquistato milioni di fan.

E allora che cosa fai quando suonare negli stadi è impossibile? In un certo senso, l’ottavo disco in studio della band del Tennessee porta la musica da stadio a un livello mentale dove canzoni meno spudorate prendono il posto di inni come Sex on Fire e Use Somebody.

Followill, i fratelli Nathan e Jared e il cugino Matthew sono on fire, come sempre. Il singolo di lancio Bandit si alza in volo sollevato da cascate di chitarre e dai riff più sporchi del gruppo, come non succedeva dai tempi dei primi due album Youth & Young Manhood e Aha Shake Heartbreak, quando suonavano come un incrocio fra nuovo rock sudista e garage alla Strokes.

Se siete alla ricerca delle melodie cantabili tipiche dei Kings quest’album potrebbe spiazzarvi. Anche nei pezzi più travolgenti, la musica ha un che di pensieroso, spesso in modo interessante. Piazzata in apertura, When You See Yourself, Are You Far Away ha una tensione che non si scarica mai, con splendidi arpeggi di chitarra e un groove marziale che porta verso l’epifania del testo: “I piaceri di questa vita, mi dicono, a un certo punto ti apriranno in due ”. In 100,000 People, Followill canta d’amore come arma di difesa in questi tempi cupi. È un brano lento, soffuso che fa venire in mente una versione sudista dei Coldplay. Con quella linea di basso avvolgente, Stormy Weather potrebbe trasformarsi da un momento all’altro in un pezzo soul virile e invece si spegne lentamente mentre Followill interpreta la parte dell’innamorato sofferente.

Il produttore Markus Dravs, che ha collaborato anche con Coldplay e Mumford & Sons, tira a lucido il sound del disco sia nei brani soft rock come Claire & Eddie che in quelli più d’atmosfera come Supermarket, con il suo basso goth e il testo che inizia come un invito a rilassarsi e finisce col sogno di ripulirsi e «tornare di nuovo integri».

When You See Yourself è la dimostrazione che i Kings of Leon possono contare anche sull’ambiguità e non solo sull’energia giovanile e virile degli esordi.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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