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‘Onward’ non è all’altezza dei cult Pixar, ma fa comunque la sua magia

Non è 'Toy Story', ma l'ultimo film del colosso dell'animazione su due fratelli elfi alla ricerca di un modo per riabbracciare il padre vale la pena di essere visto

Foto: Disney/Pixar

Anche quando un nuovo film Pixar non è all’altezza degli altri, beh, grazie agli standard degli studios, la magia è ancora parecchia. Vedi Onward, un favola dolce, buffa e un po’ raffazzonata su due elfi dalle orecchie a punta: il timido, introverso adolescente Ian Lightfoot (doppiato in versione originale dall’attuale Spider-Man Tom Holland e in italiano da Alex Polidori) e il fratello maggiore spaccone e maldestro, Barley (con la voce di Chris Pratt e Andrea Mete). Entrambi hanno problemi con il padre che è morto qualche anno prima – e non è una sorpresa, dato che i genitori tendono ad avere un alto tasso di mortalità nell’universo Disney/Pixar. La mamma Laurel (Julia Louis-Dreyfus, Sabrina Ferilli) li ha cresciuti come meglio poteva a New Mushroomtown, una “classica” periferia traboccante di creature fantastiche buone (troll, unicorni, elfi) che si ritrovano in compagnia come eterni adolescenti. E, proprio come noi, vivono in un mondo in cui la tecnologia digitale minaccia di sostituire l’immaginazione. Con Octavia Spencer (in italiano Francesca Guadagno) che dà la voce alla Manticora – uno scorpione sputafuoco ora addomesticato a manager del ristorante in un parco a tema – la triste verità viene a galla: il mondo magico non è più quello di una volta.

È in occasione del 16esimo compleanno di Ian che scopriamo ciò che la madre ha tenuto nascosto ai ragazzi. Il marito ragioniere Wilden (Kyle Bornheimer, Fabio Volo) ha lasciato alla famiglia un bastone magico, una pietra incantata e un incantesimo che avrebbe potuto riportarlo indietro per un solo giorno. Purtroppo Ian non ha esattamente un talento per gli incantesimi ed evoca la metà inferiore del corpo del padre, ma non la parte che può vedere, parlare e abbracciare. Fortunatamente, le gambe di papà possono riferire messaggi grazie al tip tap, e uno di questi può aiutare a trovare un’altra gemma per completare l’incantesimo. E se Ian e Barley vogliono far tornare il padre intero prima che scada il tempo a loro disposizione, dovranno intraprendere un viaggio verso l’ignoto, iniziando la loro ricerca in un furgone malandato che Barley, fanatico di Dungeons and Dragons, chiama Ginevra.

Questa è l’intreccio ideato dal regista Dan Scanlon (Monsters University) a partire da una sceneggiatura che ha scritto con Jason Headley e Keith Bunin, basata su come si sono sentiti Scanlon e il fratello quando hanno perso il padre in tenera età. Quella prospettiva così personale fa parecchio per mantenere l’emotività anche quando Onward vacilla un po’, prendendo in prestito idee che non sono esattamente fresche. Questo non vuol dire che non ci siano distrazioni meravigliose. I fratelli elfi hanno un drago domestico che ha paura della propria ombra. Ci sono folletti in giacca di pelle sulle motociclette, un centauro che interpreta il fidanzato della mamma (Mel Rodriguez e Enzo Avolio) e una poliziotta ciclope (Lena Waithe e Guendalina Ward) che è apertamente lesbica – una prima volta encomiabile per la Pixar. Quando arriva Tracey Ullman (Graziella Polesinanti) nei panni di un prestatore su pegno rettiliano, i cammei stellari iniziano a logorarsi. Più grandiosa è l’intenzione – un cubo gelatinoso che inghiotte tutto ciò che incontra – minore è l’impatto. Ti senti più vicino a Ian e Barley quando attraversano nervosamente un ponte invisibile che li sosterrà solo se ci crederanno.

Alla fine l’affascinante semplicità della dinamica familiare salva il film. Chapeau nella versione inglese alle esibizioni vocali di Holland e Pratt, che aiutano a rivelare che Onward non è una parabola astratta su padre assente, ma un racconto in cui ci si può facilmente identificare sul legame spezzato tra due fratelli che viene riparato da una causa comune. Come i pesi massimi della Pixar (Toy Story, WALL-E, Up, Gli incredibili), questo film funziona meglio quando utilizza il top dell’animazione contemporanea per evocare l’eterna meraviglia dell’essere umano. Riderete. Piangerete. Ma prima dovrete arrivare al cuore della storia.

Da Rolling Stone USA