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‘Old Man & the Gun’, Robert Redford rapinaci il cuore

Non importa se questo sarà davvero il suo ultimo inchino, la performance di Robert Redford nei panni del ladro gentiluomo è meravigliosa, il canto del cigno di una grande carriera

Ci sono film, a volte, che appaiono in sala e trovano subito un modo per entrarti nel cuore: Old Man & the Gun è uno di questi film, un regalo inaspettato. Dopo averlo visto capirete che ha radici profonde, e che la sua rievocazione del passato è un modo per parlare dell’incertezza del futuro. In quella che ha definito come “la storia più reale che abbia mai raccontato”, Robert Redford – che a 82 anni è ancora l’incarnazione vivente del magnetismo hollywoodiano – veste i panni di Forrest Tucker, un rapinatore di banche realmente vissuto e che è riuscito (con grande orgoglio) ad evadere di prigione per ben 16 volte. Qualcuno potrebbe chiamarlo “ladro gentiluomo”, perché tratta con estrema gentilezza tutti, soprattutto le vittime delle sue rapine. Diavolo, gira con una pistola scarica. Metterci dentro i proiettili non sarebbe certo educato, non credete?

L’eccezionale regista-sceneggiatore David Lowery (A Ghost Story) aveva già lavorato con Redford nel 2016, per il remake de Il drago invisibile. Ma è in questo film che il regista e l’attore trovano un ritmo che genera puro, irresistibile piacere. Con quegli occhi blu che l’età non può appassire né affievolire, e una presenza scenica piena di carattere e modellata con anni d’esperienza, l’ex Sundance Kid veste il ruolo come se fosse il suo vecchio paio di stivali. Ha detto che questo sarebbe stato il canto del cigno della sua carriera d’attore. Per fortuna ha cambiato idea – non siamo pronti a rinunciare all’idea di vedere Robert Redford mentre dimostra a tutti com’è che si fa a fare l’attore. Non ancora. Forse non lo saremo mai.

Con la sceneggiatura che ha costruito sulla base di un articolo che David Grann scrisse per il New Yorker, Lowery non cerca mai la trovata ad effetto, e gira Old Man come se fosse uno dei vecchi film di Redford degli anni ’70 – I tre giorni del Condor, Il pungiglione -, sempre in perfetto equilibrio tra azione e approfondimento dei personaggi. Incontriamo questo vecchio criminale nel 1981, poco dopo la sua evasione da San Quentin, e Redford mette subito in chiaro che il suo personaggio ama il suo “lavoro” troppo profondamente anche solo per prendere in considerazione la pensione. È fatto di una pasta diversa dai suoi “colleghi”, gli altri membri di una gang, interpretati da Danny Glover e Tom Waits, che sentono il peso degli anni farsi sempre più pesante. Loro soffrono i primi acciacchi, i primi dolori. Tucker invece no. Lui sente solo il brivido dell’inseguimento. Persino John Hunt (Casey Affleck), il poliziotto sulle sue tracce, svilupperà a malincuore un po’ d’ammirazione.

Se a questo punto del film non vi siete ancora innamorati del vecchio bandito, lo farete quando incontrerà la vedova di nome Jewel. Interpretata gloriosamente da Sissy Spacek, che in scena con Redford mostra l’essenza della chimica tra due attori, è una sorta di surrogato del pubblico. Non riesce a credere che Tucker sia l’uomo che dice di essere. E quando lo accetta, decide comunque di restare con lui. Sulla carta, la storia d’amore tra il rapinatore di banche e la vecchia vedova può sembrare la solita minestrina di Hollywood. Ma il flirt tra Redford e Spacek è un’abbuffata di grande recitazione, ed è come se la telecamera scomparisse e non ci fosse più nulla tra la coppia e noi che osserviamo. È magia.

Qualcuno accuserà Old Man & the Gun di rendere affascinanti i criminali. (Hanno mai visto Bonnie & Clyde? Oppure Il Padrino? Breaking Bad, I Soprano…) Ma trovare l’umanità nascosta nelle persone imperfette è la definizione di “approfondimento dei personaggi”. Redford e Lowery, poi, mettono dolorosamente in chiaro quanto le rapine di Tucker lo abbiano privato della sua famiglia e della sua libertà personale. Mentre guida la polizia verso la sua ultima meravigliosa fuga, scopriamo perché la sua ribellione non è senza scopo, anzi è lo scopo stesso. Quello che riesce a fare Robert Redford nel film, e non è cosa da poco, è mostrarci perché un uomo possa mettere la libertà di spirito al di sopra di ogni altra cosa. Non importa se questo sarà davvero il suo ultimo inchino, questa è una performance da virtuoso che sa di commiato. E, per questo, gli rendiamo onore.

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