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Observation – Recensione

Gli scozzesi di No Code ci portano nello spazio, tra i classici della fantascienza e la frustrazione dell’intelligenza artificiale

Considerando le ridotte dimensioni di No Code, il risultato artistico raggiunte è impressionante.

Si racconta che messo per la prima volta davanti a un PC, Pablo Picasso abbia bollato l’invenzione che si trovava a osservare come una novità che non sarebbe durata più di una manciata d’anni. Capita a tutti di sbagliare, anche ai più grandi, soprattutto quando sono chiamati a esprimersi in campi diversi da quello in cui eccellono. Ma un genio resta tale anche nell’errore. Incalzato sul motivo della sua risposta tranciante, pare che Picasso abbia aggiunto: “Questa macchina è in grado di dare tutte le risposte, ma non sa fare domande” *. Ok, interludio: ci torniamo tra poco.

La recitazione vocale è ottima, un po’ meno quella del modello digitale della dott.ssa Fisher.

Ribaltamento di prospettiva

Anno 2046, siamo a poco più di un centinaio di chilometri dalla Terra. Sulla Low Orbit Space Station qualcosa è appena andato storto. La stazione ruota su se stessa e la dottoressa Emma Fisher si è appena risvegliata. Sta cercando con disperazione di rimettersi in contatto sia con i colleghi a bordo che con il controllo missione sulla Terra, ma invano. La sua ultima speranza è l’intelligenza artificiale che controlla la stazione, Systems Administration and Maintenance: SAM. L’operazione di reboot non fila liscia come dovrebbe, ma dopo qualche secondo il software sopito si risveglia e noi entriamo nel gioco. Noi siamo SAM, il protagonista di Observation, nuovo gioco dei creatori di Stories Untold, capeggiati da quel John McKellan responsabile della UI di Alien: Isolation. Pur prendendo spunto da diversi luoghi comuni della fantascienza, dal dialogo tra uomo e macchina al disastro nello spazio, il gioco riesce a sorprendere grazie a un brillante ribaltamento di prospettiva. Come in uno scambio di cervelli, altro classico del racconto di genere, l’umano davanti allo schermo è chiamato a controllare una macchina mentre la macchina guida i passi dell’essere umano dentro lo schermo. Un sovvertimento di aspettative a cui i No Code ci avevano abituato col precedente titolo, ma che qui raggiunge nuove vette. Il merito è di una messa in scena grandiosa. A partire dalla ricostruzione della stazione, frutto di studi approfonditi, e di una narrazione tesa e vibrante. Ma soprattutto, paga la scelta di allestire una rappresentazione cinematografica, che non fa però troppo affidamento sui filmati, lasciando al giocatore la costruzione della scena.

Navigando la stazione dal punto delle sfere si avverte tutta l’assenza di gravita, ma anche una certa dose di nausea.

La fatica di essere una macchina

Lo scorso anno Adelphi ha dato alle stampe “Essere una macchina”, reportage dell’irlandese Mark O’Connell nel mondo del transumanesimo, il movimento di chi vorrebbe fondersi con le macchine. In questo senso, Observation, in cui al giocatore è richiesto di prestare le proprie sinapsi a un’intelligenza artificiale, potrebbe essere il primo gioco transumanista. Ebbene, forse i transumanisti dovrebbero rivedere le loro aspettative, a meno che non intendano spendere la loro esistenza all’insegna della ripetitività. Vivere come un’intelligenza artificiale significa seguire l’umano all’interno della stazione spostando la propria visuale da una telecamera a circuito chiuso all’altra, fino al momento in cui ci viene richiesto di intervenire. Nella prima parte dell’avventura, il nostro intervento si limiterà ad aprire di portelloni o a ristabilire collegamenti con altri componenti della stazione, solitamente attraverso rompicapo mnemonici o meccaniche da punta&clicca. Più tardi, invece, prenderemo il controllo di alcuni droni sferici che potremo usare per spostarci all’interno e all’esterno della stazione, superando il limite visivo del collegamento tramite l’obiettivo delle telecamere. Mentre il gioco volge verso l’horror, i compiti si fanno più complessi. Non perché le nostre mansioni diventino più elaborate, piuttosto perché le soluzioni necessarie a risolverle diventano più astruse di quanto dovrebbero. E l’interfaccia, che fino a quel momento era stata un ingrediente fondamentale per l’atmosfera, mostra tutti i suoi limiti. Ecco dunque che, abbandonati da soli nel freddo vuoto in cerca di quel punto danneggiato indicato dalla dottoressa Emma Fisher, in un dedalo di bracci e pannelli solari in cui nessuno sembra essere quello giusto,  risuonano le parole di Picasso. Quanto ci farebbe comodo chiedere dove sia quel dannato modulo EAS 3 invece di andare a tentativi. E quanto suona ironico che la nostra interfaccia ci consenta solo di rispondere alle domande dell’umano.

Poiché nello spazio non esiste sopra o sotto, orientarsi mentre ci si muove nella stazione può essere complicato.

Dietro il sipario

Questi momenti aprono uno squarcio nel sipario, interrompendo quella coerenza narrativa e funzionale che Observation si impegna a estendere ad ogni suo elemento. Il quei frangenti è come notare un microfono di scena in una bella inquadratura, un dettaglio che fa cadere l’intera impalcatura della finzione. Sono però parentesi, che certo pesano nel bilancio finale, ma non cancellano la potenza di un’avventura solida. Observation ci chiede di ragionare come una macchina, ma con la sua costante tensione oscillante tra thriller e horror va a colpire quelle emozioni che solo un umano può provare.

*Sulla veridicità dell’aneddoto su Picasso non metto la mano sul fuoco: io l’ho sentito da Vecchioni, se è un balla prendetevela con lui.

Produttore: No Code

Distributore: Devolver Digital

Lo puoi giocare su: PS4, PC