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‘Noi siamo Afterhours’ e l’esorcismo personale di Manuel Agnelli

Il racconto di un concerto irripetibile in cui la band sul palco si unisce al pubblico per celebrare trent'anni di carriera

Foto di Massimo Nicolaci

Inizia con una stecca, una nota sbagliata nell’intro di Dentro Marylin, e la faccia di Manuel Agnelli che si raggela cercando un appiglio che non arriverà: «In quel momento sembrava stesse crollando tutto, con una mia cagata proprio sulla prima canzone» racconta il frontman degli Afterhours, presentando il doppio cd e docufilm in uscita oggi, Noi siamo Afterhours, testimonianza del concerto con cui la band ha celebrato i trent’anni di carriera lo scorso aprile al Mediolanum Forum. «Quell’errore è stato un segnale importante, che peggio di così non sarebbe potuto andare, infatti è andata meglio. D’altronde sono invecchiato, non ho più l’energia per rovinarmi un concerto fino alla fine», aggiunge sorridendo.

Nemmeno il tempo di respirare – la batteria di Rondanini è già partita – che la voce torna il rasoio di sempre, per cantare di quel “sovversivo amore” con cui gli After aprivano la loro «liturgia» personale in cui trascinare la platea; amore sovversivo che dal palco sgretolava gli spalti del Forum tanto era profondo e viscerale il legame, simbiotico, con il pubblico di quella sera. E poi il tunnel, l’estasi sonora in cui si perdono gli After, senza pensare, dentro vortici di chitarra fino all'”inferno privato” che chiuderà la serata con Ci sono molti modi, e l’oscurità suonata durante trent’anni esorcizzata nella luce che avvolge il palco mentre Agnelli fa lo stesso con il pubblico – «Le persone che in quella serata hanno affidato la loro vita alla nostra musica».

Il biglietto da visita, che dall’introduzione travolge con la raffica Strategie, Germi, Ossigeno. La catarsi, con Padania, Grande e il ricordo del padre scomparso. E poi Ballata per la mia piccola iena, Pelle, Quello che non c’è, con il fantasma evocato da Agnelli – la foto di pura gioia che lo ritrae da bambino – e il viaggio nel tempo in cui si alternano in scena tutti i musicisti che l’hanno accompagnato dalla fine degli anni Ottanta ad oggi. Il contatto, con Bianca e Non è per sempre suonate in mezzo al pubblico, dal terzo anello del Forum. Immagini di backstage, la voce narrante del frontman e dei suoi ricordi, tutto raccontato dallo sguardo di un maestro come Giorgio Testi, di nuovo al lavoro con la band dopo aver collaborato, in passato, con Blur, Oasis, Rolling Stones, Amy Winehouse, Adele o Elton John.

Noi siamo Afterhours è sì testimonianza di una serata irripetibile ma, allo stesso tempo, ne è solo rappresentazione – come si può ripresentare l’irripetibile? L’impossibile però è almeno intravisto, perché se il suono è stato soltanto pulito senza nuove incisioni per lasciarne intatta l’immediatezza, lo stesso vale per le immagini, con le telecamere che sul palco seguivano i musicisti, dall’esorcista Agnelli al posseduto Iriondo, dal glam di Dell’Era fino alla commozione di tutti. Noi siamo Afterhours è quindi un punto in cui si chiude una testimonianza, non di un concerto, ma di una storia, di un esserci stati e di aver fatto quello che si è fatto. Noi siamo Afterhours è un grido, ripetuto migliaia di volte da Agnelli: la rivendicazione di un’identità che quella sera ha trovato pace in una definizione, il peso di dover compiere qualcosa risolto in un significato da raccontare.

TRACKLIST
CD 1

Dentro Marylin

Strategie

Germi

Ossigeno

Sangue di Giuda

Padania

Non voglio ritrovare il tuo nome

Cetuximab

Grande

Folfiri o Folfox

Ballata per la mia piccola iena

La sottile linea bianca

Il mio popolo si fa

Pelle


CD 2

La vedova bianca

Quello che non c’è

Terrorswing

Male di miele

Rapace

1.9.9.6.

Love on Saturday night

How we divide our souls

Bianca

Non è per sempre 

La verità che ricordavo

Bye bye Bombay

Ci sono molti modi

DVD
Docufilm Noi Siamo Afterhours


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