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Moons of Madness: quarantena su Marte

La scoperta di forme di vita su Marte non è sempre è una buona notizia, soprattutto se sono munite di lunghi tentacoli e bramose di sangue umano

Vi è venuto in mente The Martian? Non è un caso che le prime fasi di gioco richiamino da vicino le atmosfere della pellicola con Matt Damon.

Un po’ come successo sul grande schermo con Gravity, dopo Adr1ft anche tra i videogiochi l’ambientazione spaziale con incidente è diventata un genere a se stante e piuttosto abusato. Gli esempi sono numerosi, da Tacoma a Observation, superati per numero e frequenza solo da un altro genere, quello delle avventure con influenze lovecraftiane. Ora, se consideriamo che Moons of Madness è un’avventura ambienta in una base spaziale su Marte con una svolta horror, anticipata già dalla cover, in cui abbondano le creature tentacolari, direi che possiamo considerare il gioco di Rock Pocket Games come l’inevitabile punto di incontro tra le due tendenza.

C’è vita quotidiana su Marte

Al di là della facile ironia, Moons of Madness non fa dell’originalità il suo punto di forza, ma può contare comunque su un impianto di gioco piuttosto solido e un ritmo ben dosato. Dopo l’incipit onirico venato dalle forte tinte horror, in cui i corridoio della base traboccano di tentacoli e sangue, le prime ore di gioco scorrono nella quotidianità di Shane Newhart, astronauta su Marte per conto di una società privata che punta a fare del turismo spaziale un business redditizio. Nonostante l’apparente tranquillità, qualcosa di strano sembra esserci visto che Shane è stato costretto a raccontare ai parenti di essere in missione in Antartide, con tanto di green screen per registrare video fake da inviare a casa. Eppure tutto sembra scorrere secondo una rassicurante routine, guasti inclusi. Tuttavia dopo questa introduzione utile per immedesimarsi nella vita marziana di Shane e dei suoi compagni, che sentiamo solo tramite comunicazioni audio, qualcosa di strano inizia sinistramente a insinuarsi.

La comunicazione con l’ambiente passa attraverso questo terminale, ma anche quella con i colleghi, non sempre simpaticissimi.

I tentacoli della paura

Con l’aumento della tensione, ben gestito anche attraverso i piccoli segnali corporei che si possono cogliere nei movimenti di Shane, il gioco vira dal semplice walking simulator spaziale per assumere i contorni di un’avventura più movimentata grazie ai diversi pericoli che insorgono sulla base costellati da qualche piccolo puzzle ambientale e, per fortuna, pochi QTE. La buona costruzione messa in atto di Rock Pocket Games consente dunque una transizione graduale che riesce davvero a tramutare quella che fino a pochi minuti prima era un’asettica stazione spaziale in un incubo che affonda le sue radici, o forse sarebbe meglio dire i suoi tentacoli, nelle profondità in cui ribolle il male più assoluto. Considerando come l’intervento diretto del giocatore sia tutto sommato limitato, tutto si basa sull’atmosfera lentamente costruita dal gioco. I toni scanzonati degli scambi iniziali coi colleghi vengono via via dimenticati a favore di un’angoscia crescente intervallata da flashback, senza per altro farsi mancare i più classici salti sulla sedia garantiti da rumori strani o apparizioni improvvise.

Ok, i richiami a Chtulhu non sono sempre sottili.

Nello spazio nessuno può… già detto?!

Non potendo contare sull’effetto novità, Moons of Madness decide saggiamente di giocarsela su un altro piano. Il risultato è un titolo che nel complesso sa di già visto, ma che riesce a dire la sua su almeno un paio di aspetti. La trama, ad esempio, riesce a rifuggire buona parte dei luoghi comuni che affollano le avventure in cui viene tirato in causa l’immaginario di Lovecraft per allestire un racconto che coniuga bene il cosmico col personale, dosando gli ingredienti con la giusta misura senza strafare. Colpisce, inoltre, la bontà grafica. Anche in questo caso non si registrano picchi, né slanci di originalità vista l’immancabile quota di piante nello spazio, ma la pulizia generale e la buona ispirazione danno vita a scenari che si lasciano ammirare con piacere. Il buco nella ciambella non è perfetto, si vedano come esempio le fasi di inseguimento in cui il trial&error la fa da padrone, ma nel complesso Moons of Madness si è rivelato un passatempo tutto sommato piacevole per la sua giusta durata, per quanto la passione per il genere “grosso guaio a Spacetown” ammetto posso avere un peso nella valutazione complessiva.

La trasformazione della base, da bianca e asettica a incubo tentacolare e sanguinario, contribuisce alla creazione dell’atmosfera su cui poggia il gioco.

Giocate a Moons of Madness se …

1. Non ne avete mai abbastanza delle stazioni spaziali

2. Non ne avete mai abbastanza di Lovecraft

3. Cercate qualche salto sulla sedia per superare la quarantena

Non giocate a Moons of Madness se…

1. Ne avete abbastanza delle stazioni spaziali

2. ne avete abbastanza di Lovecraft

3. Siete in cerca di qualcosa di originale

 

Produttore: Rock Pocket Games

Distributore: Funcom    

Lo puoi giocare su: PC, Xbox One, PS4