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‘Mission: Impossible – Fallout’, l’ultimo stunt di Tom Cruise

A 56 anni l'attore gira ancora tutte le scene d'azione senza controfigura, e il sesto capitolo della serie è un blockbuster perfetto, pieno di esplosioni e con una storia impossibile da seguire

Se l’unica cosa che volete da un film estivo è una trafila di acrobazie folli e impossibili, Mission: Impossible – Fallout è un sogno che diventa realtà, nonostante una trama convoluta lo renda quasi impossibile da guardare. A 56 anni, Tom Cruise è tornato nei panni dell’agente sotto copertura dell’IMF Ethan Hunt, che come al solito è impegnato a correre, saltare, scalare, tuffarsi e fare a botte con tutto quello che gli passa davanti.

Come è già successo negli ultimi film della serie, è Cruise a rischiare il culo, e fa tutte le acrobazie in prima persona; tutti avrete già visto il video su YouTube dove si spezza una gamba mentre scala un palazzo. Ma è questo – effetti speciali costruiti sul set, niente roba computerizzata – a fare la differenza, soprattutto per un pubblico che vuole vedere in azione personaggi veri e non un videogame.

Fallout è il sesto capitolo della serie e il secondo con la regia di Christopher McQuarrie, che ha vinto un Oscar per aver sceneggiato I soliti sospetti. La nostra missione, se dovessimo decidere di accettarla, è smettere di pensare alla trama nel più breve tempo possibile. Come dice Hunt di fronte a una parata di sfide mortali, «troverò un modo per farcela». Ci riesce sempre. Non pensate di avere la stessa fortuna con la sceneggiatura di McQuarrie, però.

La storia a grandi linee: qualcuno ha rubato tre sfere di plutonio e ora il mondo è in grave pericolo, perché, come sempre, potrebbero finire nelle mani sbagliate. Uno psicopatico misterioso – stavolta chiamato John Lark – crede che solo la vera sofferenza potrà salvare il mondo reale. Insieme a lui, alleati per obliterare il globo, ecco l’anarchico Solomon Lane (Sean Harris), il cattivo dell’ultimo film della saga; ora ha la barba, e uno sguardo vacuo che vorrebbe ricordare quello dell’Unabomber. Sia il capo di Hunt (Alec Baldwin) che la CIA vogliono catturare Solomon, ma non ci si può fidare di nessuno. A parte il team al servizio di Hunt, ovviamente: il nerd Benji (il grandioso Simon Pegg) e lo specialista di esplosivi Luther (Ving Rhames, roccioso). Sarà proprio Luther, però, a mettere a rischio l’operazione: costretto a scegliere tra la sua vita e il plutonio, il nostro eroe sceglierà di salvare l’amico. Ecco finalmente un tema: salvare una vita è più importante che salvarne milioni?

Poi, c’è del sangue fresco sul set. Henry Cavill, in incognito dal solito Superman, è sorprendente nel ruolo di Walker, un agente della CIA costretto a seguire tutte le mosse di Ethan. E meglio ancora, c’è Vanessa Kirby, una femme fatale armata di coltello e con una cotta per Ethan. Peccato che lui pensi ancora all’ex moglie (Michelle Monaghan), impegnata con un’epidemia in Kashmir.

Tutto chiaro? Ovviamente no. Non ci sono scuse, davvero, per aver riempito due ore di film con così tante chiacchiere inutili. In qualche modo, però, si finisce per accettarle, perché le scene d’azione sono spettacolari oltre ogni limite. Ecco Cruise, che probabilmente non si è mai divertito così tanto, che si appende ai tetti di Londra, fa a botte con alcuni scagnozzi in un nightclub, pilota elicotteri e salta fuori da un aereo in una tempesta di fulmini. Qualcuno ha detto che Fallout potrebbe essere l’ultimo Mission: Impossible. Se dovesse essere così, allora Cruise ha chiuso la serie in grande stile.

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