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‘Men in Black: International’, ma c’era davvero bisogno di un nuovo capitolo?

Chris Hemsworth e Tessa Thompson sono una coppia comica strepitosa in un franchise piattissimo
2.5 / 5

Abbiamo i nostri seri dubbi che gli spettatori volessero pagare per vedere al cinema un altro film di Men in Black. L’originale del 1997 era fighissimo, ma i capitoli 2 e 3 hanno suscitato dei grossi mah. In ogni caso se l’intenzione era di rinnovare la saga senza Will Smith e Tommy Lee Jones impegnati a domare un branco di alieni sulla Terra, arruolare Chris Hemsworth e Tessa Thompson è stata una mossa intelligente. I due hanno acceso Thor: Ragnarok con una genuina scintilla comica e non hanno perso il loro tocco magico. Hemsworth e Thompson sono anche perfetti vestiti come Le Iene e armati di pistole per far esplodere la feccia aliena.

Men in Black: International sposta l’ambientazione a New York City del primo film tra Londra, Marrakech, Napoli e Parigi, scelta magari anche esotica ma senza significato. La trama, faticosamente messa insieme da Marcum Art e Matt Holloway, sembra più debole che mai. E il regista F. Gary Gray (Straight Out of Compton) – che raccoglie il testimone da Barry Sonnenfeld dopo la prima trilogia – si esaurisce nel tentativo di guidare questa nave senza timone.

Hemsworth e Thompson, che hanno la stoffa delle star, fanno tutto il lavoro. E, miracolosamente, riescono a mantenerlo leggero, vivace e guardabile. Memorabile? Questo è chiedere troppo. Hemsworth, visto per l’ultima volta nei panni di Fat Thor in Avengers: Endgame, interpreta l’affascinante, James Bond-style agente H, un allegro burlone senza scrupoli nell’infrangere le regole della compagnia, compreso indulgere nel sesso tra le specie. Ma ha il supporto del pezzo grosso della MiB, High T (Liam Neeson), che ha legato con H sul campo. Al contrario, Tessa Thompson è estrogeno allo stato puro in un universo di testosterone. La incontriamo nei panni di Molly, una ragazza di Brooklyn che sogna di unirsi ai Men in Black sin da quando, bambina, ha avuto un incontro ravvicinato con un piccolo alieno (lo rivedremo più tardi, decisamente cresciuto). È Molly che si mette in difficoltà da sola con l’Agente O (la sempre strepitosa Emma Thompson). “Non iniziare”, dice O ironicamente quando Molly – ora nota come Agente M – chiede: “Perché non ci chiamiamo Men and Women in Black?” in pura ottica Times Up ecc.

M è argutamente inorridita dalle buffonate sessiste di H, ma l’attrazione è sempre la stessa. Non sottovalutate lo sballo di vedere due stelle brillare anche in una sceneggiatura limitata. Ma prima H e M hanno dei problemi da risolvere: c’è una talpa nella MiB – è il viscido Agente C (Rafe Spall)? Parte lo sbadiglio. E che dire dei letali fratelli alieni, interpretati dagli artisti hip-hop francesi e ballerini di Beyoncé Larry e Laurent Bourgeois, noti come i Gemelli? C’è un’arma in grado di provocare l’Apocalisse (non c’è sempre?!) che deve essere trovata e distrutta. La possiede l’ex amante di H, Riza, interpretata da Rebecca Ferguson. E dal momento che è una trafficante d’armi con tante braccia quanto un polipo, è un nemico formidabile.

Nonostante tutti gli accorgimenti, il risultato alla fine è stranamente piatto. Aiuta che gli agenti trovino un alleato nel piccolo alieno Pawny: ha le dimensioni di un pezzo degli scacchi ed è doppiato da un esilarante Kumail Nanjiani. È divertente avere Pawny intorno quando le cose vanno a rilento. I dipartimenti del trucco e degli effetti speciali hanno fatto gli straordinari per farci rimanere a bocca aperta, ma gli alieni non sono mai terrificanti come lo erano una volta. Abbiamo raggiunto il punto di saturazione per questo tipo di creature? Pare di sì. Anche se Men in Black: International manca di originalità e dinamismo, a mantenere vivo il film c’è il frizzante rimpallo tra Hemsworth e Thompson, un duo scoppiettante che vi farà andare giù tutto facile facile.

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